Intervista agli autori Scocozza Carmen e Pasqua Lorenzo

Buongiorno cari lettori, i graditissimi ospiti del nostro spazio interviste di oggi sono Scocozza Carmen e Pasqua Lorenzo con il loro libro “La voce della verità” letto e recensito dal nostro Domenico (Link ).
TL: Lorenzo, questo libro nasce da una ricerca personale prima ancora che storica. Quando hai deciso che la storia di tuo nonno Angelo meritava di diventare un libro, e non restare un affare di famiglia?
CARMEN E LORENZO: Mio nonno ha rappresentato una presenza centrale nella mia vita, diventando per me una figura cardine sia dal punto di vista personale che emotivo. La sua influenza ha segnato profondamente il mio percorso di crescita, accompagnandomi con i suoi valori e il suo esempio.
Dopo la morte di mio nonno ho sentito il bisogno di conoscere meglio chi fosse e questo mi ha portato a curiosare nei suoi ricordi e oggetti, animato dal desiderio di comprendere il suo vissuto.
Durante questo periodo, mia madre ha iniziato a raccontarmi la storia lavorativa di mio nonno. Questi racconti, così ricchi di dettagli e di passione, hanno acceso in me un interesse profondo verso la sua vita professionale. Da allora, ho iniziato a raccogliere e coltivare questa ricerca, approfondendo ogni aspetto relativo al suo percorso lavorativo.
Nel tempo, questa indagine personale si è arricchita e consolidata, portandomi fino ad oggi. Il punto d’approdo di questo percorso è stato la pubblicazione di un libro dedicato a mio nonno, attraverso cui ho voluto onorare e condividere la sua storia con gli altri.
TL: Quali sono state le fonti principali su cui avete lavorato: archivi, documenti riservati, testimonianze? Ci sono state difficoltà, materiali inaccessibili o testimonianze che non avete potuto includere?
CARMEN E LORENZO: La ricerca sulla figura di mio nonno ha avuto inizio con la lettura e l’analisi approfondita dell’unico libro a lui dedicato: Agli ordini del generale Dalla Chiesa, opera del giornalista e scrittore Pino Nicotri. Questo volume ha rappresentato una base fondamentale, fornendo una panoramica dettagliata e autorevole del suo percorso e dei suoi valori.
Successivamente, abbiamo ampliato il lavoro consultando archivi giornalistici dell’epoca e una serie di documenti storici che ci hanno permesso di contestualizzare meglio la sua attività e il suo ruolo. Queste fonti ci hanno aiutato a ricostruire con precisione gli eventi significativi che hanno caratterizzato la sua vita professionale.
Un contributo particolarmente prezioso è arrivato dalle registrazioni del processo Andreotti, nel quale mio nonno è stato chiamato più volte a deporre come testimone. Tutte queste testimonianze sono state conservate nell’archivio digitale di Radio Radicale, offrendo materiale autentico e diretto sul suo coinvolgimento e sulle sue dichiarazioni.
Nel corso della ricerca, ci siamo trovati di fronte a una vasta gamma di fonti che trattavano la figura di mio nonno e il suo percorso professionale. Tuttavia, la quantità non sempre coincide con la qualità: molte delle fonti disponibili si sono rivelate poco affidabili o non sufficientemente verificate. Al fine di garantire la correttezza del lavoro e la precisione delle informazioni raccolte, abbiamo deciso di escludere quelle fonti che non rispondevano ai necessari criteri di attendibilità. Questa selezione rigorosa si è resa indispensabile per evitare errori nella ricostruzione dei fatti e nella narrazione della sua storia. Solo le fonti ritenute veramente autorevoli e documentate sono state citate e utilizzate per approfondire e condividere il suo vissuto.
TL: Angelo Incandela ha attraversato alcune delle stagioni più oscure della Repubblica — le Brigate Rosse, il caso Moro, il pentitismo, Dalla Chiesa. Quale di questi contesti ha inciso di più sulla vostra interpretazione della sua figura, e perché?
CARMEN E LORENZO: La figura di Incandela si è trovata al centro di eventi storici che hanno profondamente trasformato la storia d’Italia. Tra questi, il pentimento di Peci emerge come uno spartiacque: da quel momento, si apre un nuovo capitolo nella vicenda politica di mio nonno, segnando l’inizio di un percorso che lo vede protagonista delle dinamiche più rilevanti di quegli anni.
Un altro momento decisivo è rappresentato dall’assunzione del ruolo di agente segreto al fianco del generale Dalla Chiesa. Questa scelta si rivela il fattore centrale non solo della carriera professionale di mio nonno, ma anche delle vicende narrate nel loro complesso. Grazie a questo incarico, mio nonno diventa una figura di riferimento, il fulcro attorno al quale ruotano i principali avvenimenti che hanno caratterizzato la sua vita lavorativa e la sua storia personale.
TL: Nel libro la verità non è mai univoca. Qual è stata la parte più difficile da illuminare — quella in cui la complessità dei fatti rischiava di sfuggire a qualsiasi narrazione?
CARMEN E LORENZO: Tra tutte le vicende affrontate, la narrazione del processo Andreotti si è rivelata particolarmente ardua. Nonostante la ricca documentazione disponibile, la comprensione dei vari passaggi degli interrogatori si è dimostrata complessa, sia per la quantità di informazioni che per la natura spesso contraddittoria delle fonti. Le testimonianze raccolte presentavano versioni discordanti, rendendo difficile costruire un racconto lineare e coerente degli eventi.
Di fronte a queste difficoltà, si è deciso di concentrarsi su determinate situazioni, privilegiando quelle che risultavano più chiare e ben documentate. Questa selezione è stata guidata dalla volontà di evitare errori di interpretazione che avrebbero potuto influenzare negativamente la percezione del lettore. In questo modo, è stato possibile ricostruire una narrazione più solida e affidabile, limitando il rischio di fornire un quadro distorto o incompleto dei fatti.
TL: Lorenzo, il tuo ruolo nel libro non è solo quello del ricercatore: sei anche il nipote che fa i conti con un’eredità scomoda. In che momento hai capito che questa ricerca stava cambiando te, prima ancora del libro?
CARMEN E LORENZO: Scrivere un libro dedicato a mio nonno si è rivelato un’impresa tutt’altro che semplice. In quanto nipote, ho portato con me un bagaglio di ricordi preziosi, ma questi non sarebbero mai stati sufficienti, da soli, per la realizzazione completa del romanzo. L’esperienza personale si è intrecciata inevitabilmente con la necessità di approfondire e ricostruire le vicende, andando oltre la memoria familiare.
Solo dopo la pubblicazione dell’opera ho potuto comprendere pienamente l’entità del lavoro svolto. Ogni fase del processo creativo, ogni scelta narrativa e ogni dettaglio ricercato hanno contribuito a plasmare un racconto che oggi riconosco come fonte di profonda trasformazione personale.
Oggi posso affermare con convinzione che questo libro sta influenzando positivamente la mia vita. Nonostante la mia giovane età, ventidue anni, il romanzo mi sta regalando emozioni intense e situazioni di crescita personale che mi rendono una persona migliore. Il viaggio nella memoria e nella narrazione si è tradotto in un percorso di maturazione, dandomi la possibilità di scoprire nuove parti di me stesso e di acquisire una maggiore consapevolezza.
TL: Come ha reagito il resto della famiglia alla decisione di rendere pubblica questa storia? Ci sono stati momenti di resistenza, di dolore, o al contrario di sollievo?
CARMEN E LORENZO: La mia famiglia ha accolto con grande orgoglio la mia scelta di dedicarmi alla stesura di un libro su mio nonno. Pur essendo consapevoli delle difficoltà che avrei potuto incontrare, non hanno mai smesso di sostenermi, anche quando era evidente che non possedevo né le competenze specifiche né un percorso scolastico adeguato ad affrontare un’impresa così complessa. Il loro appoggio è stato fondamentale e ha rappresentato per me una fonte costante di motivazione.
Va sottolineato quanto sia stato essenziale il supporto di Carmen in tutto il processo. Senza la sua competenza, il suo aiuto prezioso e la sua guida, non sarei mai riuscito a portare a termine il progetto. La collaborazione con Carmen ha compensato le mie lacune e ha permesso di trasformare un’idea in un’opera compiuta, dimostrando che il lavoro di squadra può superare anche gli ostacoli più impegnativi.
TL: Il libro si colloca in uno spazio ibrido tra biografia, inchiesta storica e memoir. È stata una scelta di forma consapevole fin dall’inizio, o è emersa durante la scrittura come l’unico modo possibile per raccontare questa storia?
CARMEN E LORENZO: La scelta stilistica adottata per il romanzo è stata il risultato di una collaborazione stretta tra entrambi gli autori. Sin dall’inizio, eravamo pienamente consapevoli che la scrittura di un’opera di tale portata avrebbe comportato numerose difficoltà, sia dal punto di vista della narrazione che dell’organizzazione dei contenuti. Proprio per questo motivo, abbiamo valutato attentamente le varie opzioni, confrontandoci e analizzando quale potesse essere la strada migliore per dare voce alle vicende e ai sentimenti che animano la storia.
La decisione presa, frutto di riflessione e di condivisione, si è rivelata la più adatta a sostenere la complessità del racconto e a valorizzare il percorso che ci ha portati a realizzare il romanzo. Possiamo affermare con convinzione che la scelta stilistica fatta ha permesso di affrontare al meglio le difficoltà incontrate e di creare un’opera autentica, capace di trasmettere a pieno la profondità e la ricchezza delle esperienze narrate.
TL: Carmen, come avete gestito la co-scrittura su una materia così personale per Lorenzo? Qual è stato il tuo ruolo: di voce esterna, di contrappeso, di filtro narrativo?
CARMEN E LORENZO: Il percorso che ho intrapreso in qualità di autrice si è rivelato fondamentale, ma al tempo stesso spesso controverso. Ho dovuto affrontare il delicato compito di mantenere una posizione di neutralità, evitando di esprimere apertamente le mie opinioni personali. Questa scelta si è resa necessaria per non alterare né le fonti ufficiali né i racconti e i ricordi di Lorenzo, che costituiscono il cuore pulsante dell’opera.
Non è stato semplice rinunciare al desiderio di intervenire direttamente con il mio punto di vista, ma ho ritenuto che la mia responsabilità primaria fosse quella di rispettare la verità delle testimonianze raccolte e di non confondere il lettore con interpretazioni soggettive. Attraverso questa neutralità, credo di essere riuscita a realizzare un’opera che lascia spazio alla riflessione personale di chi legge.
Così, il lettore è invitato a interrogarsi sui fatti narrati e a trarre autonomamente le proprie conclusioni, senza essere guidato o influenzato da giudizi preconfezionati. Questo approccio, seppur impegnativo, si è rivelato essenziale per offrire un racconto autentico, capace di stimolare una partecipazione attiva e consapevole da parte di chi si avvicina alla storia.
La redazione di thriller Life ringrazia Carmen Scocozza e Lorenzo Pasqua per la disponibilità e gli augura il meglio per il loro libro.





