Intervista a Francesco Cheynet e Lucio Schina
DOMANDE DI: Alessandra Boschini
SPAZIO CURATO DA: Ilaria Ambrosi

Buongiorno cari lettori, i graditissimi ospiti del nostro spazio interviste di oggi sono Francesco Cheynet e Lucio Schina con il loro nuovo libro “Un delitto fuori luogo” (Indomitus, 2026) letto e recensito dalla nostra Alessandra.
Lucio Schina, dalla suggestiva provincia di Roma, vive immerso in un mondo di parole, dove la scrittura e la lettura sono il battito del suo quotidiano. Come un vero maestro del giallo, si muove tra trame intricate e omicidi da risolvere, con l’atmosfera noir che lo accompagna come se fosse sempre mezzanotte in punto.
Francesco Cheynet, romano doc, illumina le aule di una scuola primaria con la sua passione per l’insegnamento, mentre nel tempo libero dà vita a intrecci mozzafiato come autore di romanzi e racconti gialli, thriller e noir.
Con un talento innato per le parole, Francesco si destreggia anche come copywriter freelance, creando contenuti accattivanti e originali per siti e portali. Tra le strade di Roma, la sua città natale, trova l’ispirazione per tessere storie che catturano l’immaginazione e lasciano il lettore con il fiato sospeso.
THRILLER LIFE: Dopo 6 anni di collaborazione a quattro mani e 5 indagini di Guerino Manforte, avete sentito il desiderio di passare ad altri personaggi e altre trame, ma il protagonista rimane sempre un investigatore privato. Cosa vi ha spinti a questa scelta?
LUCIO SCHINA: La scelta è nata dalla comune volontà di creare un percorso parallelo a quello di Guerino Manforte, aggiungendo alcuni elementi di novità: innanzitutto, retrodatando il contesto storico a un’era che potremmo definire ancora pre digitale, ci è stato possibile avvicinare il nostro protagonista ai vecchi detective del periodo d’oro del giallo inglese, in cui a prevalere non era la tecnologia, quanto l’arguzia, la capacità di analisi, un metodo deduttivo di indagine e tanta, tanta perseveranza.
Da questo punto di vista, il nostro Daniele Negretti è più vicino a un Ellery Queen che non a un Rocco Schiavone. Poi l’ambientazione: al contrario di Roccabuona, paesino di montagna dove sono ambientate le vicende di Guerino Manforte, Roma è un immenso agglomerato di microcosmi a sé stanti, differenti, dalle potenzialità geografiche e antropiche quasi infinite.
FRANCESCO CHEYNET: In realtà, Daniele Negretti, il protagonista di questa nuova saga, è assai differente da Guerino Manforte. Il primo infatti è un investigatore che si occupa di piccoli casi, pedinamenti e screzi di poco conto, mentre il secondo è un pensionato che ha lavorato prima nell’arma dei carabinieri e poi ha fatto l’investigatore privato. È innegabile, comunque, che il personaggio dell’investigatore privato ci affascina, soprattutto in virtù del fatto che agisce al di fuori dalle regole e dalle convenzioni che indirizzano il lavoro degli inquirenti ufficiali. Qui abbiamo pertanto maggiore possibilità di personalizzare le indagini e caratterizzare il protagonista.
TL: I favolosi e scintillanti anni ‘80 fanno da sfondo a “Un delitto fuori luogo”: i videogiochi per il Commodore VIC20 che tanto piacciono a Viti, le cabine telefoniche a gettoni, le sale giochi con i flipper, il latte col Nesquik bevuto nelle tazze del Mulino Bianco e un’indimenticabile colonna sonora che accompagna la trama. Cosa vi ha spinti ad ambientare “Un delitto fuori luogo” proprio in quel periodo storico?
LUCIO SCHINA: La nostra età! Aver vissuto parte della giovinezza in quegli anni e aver attraversato in maniera spensierata quel magnifico decennio, ci ha aiutato moltissimo sia per quanto riguarda le ricostruzioni storiche, sia per la descrizione dei luoghi, delle mode e, più in generale, del fermento vivido di un’era che stava per aprirsi alla rivoluzione tecnologica, ma che ancora conservava lo spirito di un’epoca più a misura d’uomo.
FRANCESCO CHEYNET: Probabilmente un moto di nostalgia. Abbiamo vissuto quegli anni da bambini e abbiamo impressa nei nostri ricordi la vita di allora, prima che l’avvento della rete giungesse come uno schiacciasassi a stravolgere i rapporti personali e ad accelerare tutto.
TL: Il Paese porta ancora i segni della ferocia con cui le BR hanno segnato il destino dell’Italia, facendo fallire l’ideale del compromesso storico. Nella trama avete sottolineato questo passaggio inserendo il personaggio del professor Trivisonno, ambiguo futuro parlamentare che coinvolge nei suoi loschi traffici l’ignaro collega Portanuova. È stata una scelta che intende sottolineare l’epoca storica?
LUCIO SCHINA: Certamente! Gli anni ‘80 si sono portati dietro le tensioni del decennio precedente e l’aspetto politico della vita del Paese non poteva essere sottaciuto; accanto a momenti spensierati e ironici, che ci piace ricordare, si viveva nel timore che i fondamenti democratici del paese potessero ancora essere messi in discussione. Nell’anno in cui si svolgono le vicende di “Un delitto fuori luogo”, il 1981, non si erano spenti del tutto gli echi del mancato golpe militare del 1970, mentre forti rimanevano le tensioni sociali e la presenza di gruppi armati di estrazione extra parlamentare.
FRANCESCO CHEYNET: È una scelta che ci aiuta a caratterizzare quell’epoca, fatta di tante cose belle, ma anche di un certo tipo di violenza, di criminalità, di malaffare. Roma era anche quella, e al suo interno si muovevano personaggi con finalità distruttive, mossi da ideologie deliranti.
TL: Roma è la protagonista indiscussa di “Un delitto fuori luogo”, magica nei suoi colori e profumi, unica e affascinante nelle sue mille sfaccettature e contraddizioni. Il quartiere dell’Olgiata contrapposto a Centocelle, Roma sembra convivere da sempre con un dualismo che non la rende meno incantevole ma anzi, sembra quasi esaltarne la bellezza e la rende così il luogo ideale per ambientazioni noir e improbabili crimini. Qual è il peso dato all’ambientazione nei vostri romanzi, che importanza rivestono luoghi e paesaggi?
LUCIO SCHINA: Nel romanzo e, più in generale, nella saga, Roma assume i contorni di un vero e proprio personaggio. Una città caotica, a volte sonnacchiosa, pigra, ma anche dalla forte connotazione progressista. Ogni quartiere rappresenta un organismo a sé stante, mentre i contrasti e le differenze spesso marcate ne fanno quasi un unicum tra le città italiane. In un romanzo che abbiamo volutamente fondato sui contrasti, scopriremo quanto potessero essere differenti i quartieri periferici come Centocelle o il Tuscolano rispetto al lussuoso e aristocratico comprensorio dell’Olgiata, all’epoca più di oggi, rifugio quasi atemporale dell’alta borghesia romana.
FRANCESCO CHEYNET: L’ambientazione non può che avere un aspetto preponderante all’interno di un giallo che non è solo indagini e indizi, ma che presenta una realtà all’interno della quale si instaurano rapporti, si progetta, si tira a campare, si scherza e si fa sul serio… In due parole, si vive. Roma era ed è la città delle contraddizioni e forse questo aspetto è rimasto immutato anche se negli ultimi tempi, purtroppo, i tentacoli del degrado si sono fatti più arditi e hanno conquistato zone che un tempo potevano ritenersi signorili.
TL: Luigi Mariani, il portiere assassinato, si scopre avere un torbido passato ma non certo per colpa sua, era “un uomo onesto che si era fidato delle persone sbagliate” cadendo inevitabilmente in un vortice che l’ha costretto a comportamenti illeciti che l’hanno portato alla rovina. Oggi come allora, da questo punto di vista, nulla sembra essere cambiato… Come nascono le vostre storie, dove attingete per la creazione dei vostri personaggi?
LUCIO SCHINA: Prima di iniziare con la stesura di un nuovo romanzo, ci concentriamo soprattutto sulla vittima, l’assassino e il movente, creandogli successivamente un contorno fatto di luoghi, personaggi secondari, depistaggi e tutto l’apparato classico del giallo deduttivo, dal posizionamento degli indizi al filo che lega eventi apparentemente slegati tra di loro. Nella fase della creazione dei personaggi stiamo attenti a che siano i più credibili possibili, mentre per gli spunti occorre soprattutto un grande spirito di osservazione della realtà che ci circonda e una profonda curiosità verso vicende di cronaca raccontate dai media o vissute in prima persona; il tutto, ovviamente, condito da tanta immaginazione e amore per gli enigmi e i misteri.
FRANCESCO CHEYNET: È il classico dilemma fra il bene e il male che nasce con l’uomo e con l’uomo morirà. Quanto si è responsabili delle proprie azioni, se queste sono state dettate dalla necessità, dall’ovvio desiderio di restare a galla e non soccombere? Mariani è un uomo semplice, dedito alla casa, al lavoro e alla famiglia, ma qualcuno lo ha ucciso, ed ecco che si comincia a scavare nella vita di quest’uomo per scoprire che la facciata nasconde qualcosa di profondamente diverso. È la storia di molti, né più né meno, ed è una storia che abbiamo cercato di raccontare coinvolgendo il lettore.
TL: Con “Delitto fuori luogo” avete dato vita a Luca Viti e Daniele Negretti, due personaggi che sono destinati a lasciare un segno nel genere “giallo soft” o, come viene definito oggigiorno “cozy mistery”. Questo duo così eclettico e sfaccettato porta in sé grandi potenzialità e i lettori sperano in un appuntamento regolare che li veda protagonisti, a breve, di una saga. Potete rivelare qualcosa ai lettori?
LUCIO SCHINA: Possiamo solo anticipare che la struttura della seconda indagine di Daniele Negretti è stata praticamente portata a termine. Con “Un delitto fuori luogo” abbiamo presentato i personaggi principali e quelli che riteniamo possano diventare ricorrenti. Nel secondo vogliamo dare molto più spazio all’indagine, che sarà ambientata nel mondo dell’arte e, in particolare, nel quartiere di Trastevere.
FRANCESCO CHEYNET: Non possiamo fare anticipazioni di alcun tipo, ma possiamo confermare che è nostra intenzione proporre ai lettori altri romanzi con protagonisti Luca Viti e Daniele Negretti per farne una saga, come quella di Guerino Manforte.
TL: Che tipo di lettori siete? Avete autori a cui vi ispirate e che hanno lasciato un segno?
LUCIO SCHINA: Ogni autore deve essere prima di tutto un lettore, e non solo del genere che predilige. La bravura sta nel sapersi confrontare con stili di scrittura differenti e metodi di costruzione della storia alternativi. Mi piace considerare la lettura non solo un piacere, ma anche fonte di crescita personale.
La lista degli autori che amo è molto lunga, per cui preferisco evitare di fare nomi. Ma per quanto mi aiutino a migliorare, penso che ognuno debba sviluppare un proprio stile che sia suo e soltanto suo e non cercare di replicare quello di qualcun altro.
FRANCESCO CHEYNET: Personalmente leggo vari generi: thriller, gialli, romanzi di formazione, libri e romanzi storici, no fiction. Mi piace spaziare e non fossilizzarmi. Ci sono comunque dei generi che non riesco a leggere, e il romance primo fra tutti. Difficile dire a chi mi sia ispirato. Diciamo che ho preso da ognuno qualcosa, e la maggior parte delle volte senza nemmeno rendermene conto.
TL: Prima di salutarci e ringraziarvi per il tempo che ci avete dedicato, c’è qualche consiglio che vorreste dare ai lettori di Thriller Life?
LUCIO SCHINA: Più che un consiglio, un augurio: che si preferisca sempre parlare di cultura piuttosto che di guerra, e che si allarghino sempre di più le reti condivise in cui scambiare le proprie esperienze letterarie e sentirsi parte di un gruppo solidale.
FRANCESCO CHEYNET: Se seguite una pagina che parla di libri (in questo caso di thriller e simili) vuol dire che avete già capito qual è uno dei piaceri più soddisfacenti della vita: leggersi un bel libro, rilassarsi fantasticare e lasciare per un po’ il mondo fuori. Grazie a voi e a presto.
La redazione di Thriller Life ringrazia Lucio Schina e Francesco Cheynet per la collaborazione.




