Non cercate in questo luogo
TRAMA
Quando Ozawa, giovane giornalista di una rivista sull’occulto, svanisce nel nulla, Sesuji, una persona a lui vicina, decide di raccogliere e pubblicare il materiale che stava preparando: un’indagine inquietante su una serie di sparizioni e fenomeni inspiegabili nella regione del Kinki, Giappone occidentale. Tutto sembra ruotare attorno a una diga e a un monte non identificato, teatro di leggende oscure e rituali dimenticati.
Le testimonianze raccolte fanno riferimento a tre strane entità, ognuna collegata a fenomeni paranormali differenti ma unite da un comune e inquietante filo conduttore. Ma più Sesuji approfondisce, più la verità si deforma. I confini tra mito e realtà si dissolvono, e ciò che sembrava solo una raccolta di articoli diventa qualcosa di più. Qualcosa che chiede di essere letto. Qualcosa che non vuole essere dimenticato.
RECENSIONE
L’approccio alla lettura di Non cercate in questo luogo di Sesuji proietta immediatamente il lettore in una dimensione narrativa insolita, che si distacca dai canoni tradizionali del romanzo per abbracciare una struttura documentaristica fittizia estremamente curata. L’intera opera si presenta infatti come una minuziosa raccolta di materiali d’archivio che spaziano dagli anni ottanta fino ai giorni nostri. Ci troviamo di fronte a un mosaico composto da articoli della rivista “XX”, trascrizioni di interviste, post recuperati da forum online e lettere private. Questa scelta stilistica conferisce al lavoro di Sesuji un senso di realismo disturbante, tipico dei filmati ritrovati, capace di catturare l’attenzione fin dalle primissime battute e di far dubitare costantemente della veridicità di quanto riportato.
Dal punto di vista della storia e dei temi trattati, il romanzo si immerge profondamente nelle atmosfere tipiche del genere d’orrore giapponese contemporaneo. L’autore dimostra una grande abilità nel ricostruire il clima di tensione e paranoia che caratterizza le leggende metropolitane nipponiche, inserendo elementi di folclore moderno che risultano familiari eppure terribilmente nuovi. Figure come “Masshiro-san” o l’inquietante “White Man” non sono semplici spauracchi, ma diventano il perno di una maledizione che sembra propagarsi attraverso i diversi media utilizzati nella narrazione. È interessante osservare come l’orrore si evolva passando dalle pagine del settimanale “XX” fino alle discussioni digitali più recenti, suggerendo che la paura sia un’entità capace di adattarsi ai tempi e alle tecnologie.
Uno degli aspetti più riusciti della narrazione è la capacità di Sesuji di rendere ogni frammento documentale autonomo eppure interconnesso. Il lettore è chiamato a svolgere un ruolo attivo, quasi da investigatore, mettendo insieme i pezzi di una verità frammentata che tocca eventi drammatici come le sparizioni a Nara o gli episodi di isteria collettiva durante le gite scolastiche del 2006. Questa stratificazione narrativa offre una riflessione stimolante su come le storie di fantasmi possano trasformarsi in un’ossessione collettiva. La cura per il dettaglio è tale che anche i resoconti brevi, come quello dedicato a un appartamento in affitto o a una fotografia maledetta, contribuiscono a creare un senso di accerchiamento psicologico molto efficace.
Tuttavia, analizzando l’opera con occhio critico, emerge un limite strutturale che potrebbe condizionare l’esperienza di chi cerca un terrore viscerale e costante. Sebbene l’inizio sia folgorante e le atmosfere evocate siano cariche di una suggestione arcaica e opprimente, lo sviluppo della narrazione tende a privilegiare la componente dell’indagine giornalistica a discapito di quella propriamente orrorifica.
La tensione, inizialmente molto alta, sembra stemperarsi gradualmente in un resoconto quasi clinico dei fatti. Pur restando una lettura affascinante, il romanzo fatica a mantenere quel senso di minaccia sovrannaturale immediata, trasformandosi in una ricerca razionale dell’irrazionale. Sesuji dimostra una grande audacia nella forma, ma sembra preferire la curiosità intellettuale al brivido profondo, lasciando che la paura venga filtrata attraverso lenti documentarie che ne attenuano, in parte, l’impatto emotivo.
In conclusione, Non cercate in questo luogo è un esperimento letterario di grande interesse, ideale per chi ama il fascino delle indagini documentarie e la lenta ricostruzione di un mistero attraverso le testimonianze. Sesuji firma un esordio originale che ha il merito di portare il genere della storia di paura in una nuova dimensione che unisce il digitale e il cartaceo, come dimostra il successo ottenuto inizialmente online, dove le sue storie sono diventate virali. È un libro consigliato a chi apprezza il folklore nipponico e le strutture narrative non lineari, capace di regalare una lettura suggestiva e colma di dettagli macabri, pur senza raggiungere le vette di spavento puro dei classici del genere.
TRADUZIONE: Stefano Lo Cigno
EDITORE: Newton Compton Editori
NUMERO PAGINE: 256
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026
AUTORE

Sesuji è considerato una delle voci più originali dell’horror contemporaneo giapponese. Maestro del terrore narrativo, ha rivoluzionato il genere utilizzando la tecnica del mockumentary, abbattendo i confini tra finzione e realtà e immergendo i lettori in un incubo vivido e plausibile. Le sue storie di fantasmi, pubblicate online, hanno superato i 14 milioni di visualizzazioni, diventando virali sui social. Da queste storie è nato il suo romanzo d’esordio, Non cercate in questo luogo, che ha venduto oltre 850.000 copie in Giappone, conquistando il primo posto in classifica e diventando sia un manga che un film campione d’incassi.