Il cielo degli invisibili di François Morlupi

Il cielo degli invisibili
“Perché l’essere umano è l’unico animale che prova piacere nell’infondere dolore agli altri…”

Il cielo degli invisibili

Recensione di: Roberto Frazzetta

TRAMA:

A Roma di più sacro del Vaticano c’è solo il paninaro, anche detto lo “zozzone”: l’ultimo baluardo contro l’ipoglicemia e la solitudine, il titolare del chiosco che smercia salsiccia, wurstel, cotolette o hamburger, accompagnati da robusti condimenti ad alto apporto calorico. Il paninaro frigge, unge e sfama facendo le domande giuste. Ma la regola dello zozzone non vale solo a Roma: è un comandamento universale.

Otello De Bartolo è un paninaro diverso dagli altri, è un patito della narrativa al punto da aver dedicato il suo menu ai grandi capolavori della letteratura. Ai “Panini parlanti” si addentano prelibatezze che portano nomi unici – “Guerra e pace”, “Madame Bovary”, “Delitto e Castigo” – innaffiate da salse altrettanto uniche: “Edmond Dantès”, “Smaug”, “Padron ’Ntoni”.

Il chiosco è un vecchio autobus Fiat anni cinquanta, parcheggiato davanti al Policlinico Umberto I: carrozzeria blu, interni rossi, lavagna luminosa, una piccola biblioteca alle spalle della piastra e un pappagallo cenerino, Virgilio, che urla i prezzi meglio di qualsiasi registratore di cassa. Di notte, tra zanzare e clienti affamati, diventa un avamposto di umanità in una metropoli che corre senza guardare. Poi, un giorno, De Bartolo si accorge che un cliente abituale, Joseph Koné, specializzando ventisettenne presso il Policlinico, non si fa vedere da un po’. E infatti è scomparso nel nulla. A complicare il tutto si aggiungono le morti di alcuni clochard della zona. Ce n’è abbastanza per cominciare a indagare.

Ad affiancare Otello nella ricerca della verità ci sono Alice Penna, la giovane aiutante che ha un talento per i social, la Marchesa Margherita, transessuale elegante e fatale, e Giuseppe, senzatetto gentile, tifosissimo del Milan. Il gruppo di detective per caso si ritroverà nei guai e finirà per scontrarsi con il maresciallo dei carabinieri Manlio Buzzini, uomo di cultura raffinata, dottore in filosofia, diverso in tutto da De Bartolo ma al tempo stesso molto simile, che rimarrà affascinato da quegli indagatori fragili e solidali.

Il cielo degli invisibili è un romanzo nero e luminoso insieme, una commedia dal retrogusto amaro sulla condizione umana, la storia di una città che divora i propri figli e di chi resiste ai margini.


RECENSIONE:

Il cielo degli invisibili di François Morlupi è un romanzo che si muove con intelligenza tra i territori del noir e della narrativa sociale, riuscendo a trasformare un’indagine in qualcosa di molto più profondo: uno sguardo necessario su chi, ogni giorno, resta ai margini.

Al centro della storia troviamo Otello De Bartolo, un protagonista lontano da qualsiasi stereotipo del genere. Non è un investigatore, non è un eroe, ma un uomo comune che osserva il mondo da una posizione periferica, fisica e simbolica. Ed è proprio questa prospettiva “bassa” a rendere il racconto così potente: Morlupi sceglie di raccontare la realtà partendo da chi solitamente non ha voce, costruendo una narrazione che restituisce dignità e presenza agli invisibili.

La Roma che emerge dalle pagine non è quella monumentale e patinata, ma una città viva, contraddittoria, attraversata da disuguaglianze profonde. Tra strade assolate e luoghi liminali come i sotterranei del Policlinico, si muovono personaggi che portano con sé fragilità, ironia e una sorprendente capacità di resistenza. In questo contesto, l’indagine sugli omicidi diventa quasi un pretesto narrativo per accendere i riflettori su una realtà spesso ignorata: quella di chi vive ai margini e paga il prezzo più alto dell’indifferenza collettiva.

Uno degli elementi più riusciti de “Il Cielo degli Invisibili” è proprio l’equilibrio tra leggerezza e gravità. Morlupi adotta uno stile scorrevole, a tratti ironico, che rende la lettura accessibile senza mai svuotare il peso dei temi trattati. Anzi, è proprio questa apparente leggerezza a colpire: il sorriso che affiora in alcune pagine lascia presto spazio a una consapevolezza più amara, quella di una società che troppo spesso sceglie di non vedere.

Accanto a Otello, il gruppo di personaggi che lo affianca, variegato, imperfetto, autentico, incarna un’idea di comunità alternativa, fondata non su ruoli o gerarchie, ma sulla solidarietà. È qui che il romanzo trova una delle sue chiavi più forti: nella convinzione che, anche in un sistema disattento o spietato, siano i legami umani a fare la differenza.

Il cielo degli invisibili è quindi un’opera che va oltre il genere, capace di coinvolgere e allo stesso tempo di interrogare il lettore. Non offre risposte facili, ma invita a cambiare sguardo, a riconoscere il valore delle esistenze che scorrono ai margini e a comprendere quanto queste siano, in realtà, centrali per definire la nostra umanità.

Un romanzo che lascia il segno proprio perché ci ricorda, con lucidità e sensibilità, che gli invisibili non sono assenze: sono presenze che aspettano solo di essere riconosciute.


Editore: Feltrinelli

Pagine: 240

Anno di pubblicazione: 2025

AUTORE:

François Morlupi

François Morlupi (1983), italo-francese, lavora in ambito informatico in una scuola francese di Roma. Con Come delfini tra pescecani (2021) ha inaugurato la serie dei Cinque di Monteverde, proseguita con Nel nero degli abissi, Formule mortali e Il gioco degli opposti, tutti pubblicati da Salani. Con i primi due ha vinto il Premio Scerbanenco assegnato dai lettori. Della serie sono stati venduti i diritti per la realizzazione di una graphic novel e di una serie tv. È tradotto in Spagna.

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