“L’isola del passato” di Arwin J. Seaman

L'isola del passato
“L’unica cosa che manca a questa indagine è un movente. E credimi: l’odio è un buon punto di partenza

L’isola del passato

RECENSIONE DI: Laura Crottini

TRAMA:

Da lontano Liten, a Natale, sembra un diorama felice e sospeso. C’è un gran silenzio e la neve copre ogni cosa, ma la realtà è desolante: dopo le inquietanti vicende che hanno funestato l’ultima estate, i turisti non arrivano più e i pochi isolani rimasti sono alle prese con una viabilità quasi del tutto bloccata. L’inverno è inclemente e gli unici che possiedono i mezzi e la forza per spalare le strade sono gli Andersson, vera e propria famiglia/clan che detta legge. Annelie Lindahl, agente nata sulla terraferma e ormai residente sull’isola, sfrutta le festività e una fortunata coincidenza per tornare a un enigma che l’accompagna da anni.

Un caso irrisolto che ha cambiato per sempre il suo destino: l’omicidio di Hedda Sahlin, isolana trovata morta sulle fredde strade di Malmö. È stata la prima indagine di Annelie: ancora oggi la chiusura del caso, frettolosa e maldestra, grida vendetta. Hedda lavorava all’hotel Tidvatten, oggi di proprietà degli Andersson. Annelie e Owe, il capo della polizia, iniziano a rovistare tra gli archivi dell’albergo, scoprendo nuovi indizi su una presunta doppia vita di Hedda. A Liten, come accade sempre, la pace è un’illusione, e dietro la figura sbiadita di una madre modello si profila un’esistenza nascosta, che porta guai.

RECENSIONE:

L’isola del passato quarto volume della serie dedicata all’isola di Liten e nata dalla penna del misterioso Arwin J. Seaman, pseudonimo con il quale scrive un autore di successo italiano dall’identità ancora sconosciuta e di cui sappiamo pochissimi dettagli se non che si rivelerà al mondo con l’uscita del settimo ed ultimo volume di questa serie.

Dopo la narrazione dal punto di vista di Malin Dahberg del secondo volume della serie (da noi recensito ), e un terzo dal punto di vista di Owe Dahlberg (di cui vi abbiamo parlato qui con “L’isola del passatoaffrontiamo la narrazione dalla prospettiva di Annelie Lindhal la giovane agente di polizia di Liten.

Come suggerisce il titolo stesso dell’opera, l’indagine in cui Annelie e Owe si troveranno coinvolti in questo nuovo volume affonda le sue radici nel passato. Dopo l’acquisto dell’hotel Tidvatten da parte della famiglia Andersson, Annelie ottiene finalmente accesso ai registri che, nove anni prima, aveva tanto desiderato consultare durante la sua prima indagine. E quale momento migliore per riaprire un vecchio caso, se non durante le festività natalizie, quando sia lei sia il capo Dahlberg si trovano a fare i conti con la solitudine?

Nessuno, però, immagina che una decisione apparentemente innocua possa finire per scoperchiare un vero vaso di Pandora.

Con Arwin J. Seaman, L’isola del passato ci riporta alle origini dell’arrivo di Annelie sull’isola, svelando finalmente cosa si nascondesse dietro una scelta tanto anticonvenzionale. Annelie è la voce narrante e il fulcro dell’intera storia: un personaggio estremamente complesso e sfaccettato, che cela la propria fragilità dietro una corazza fatta di routine e abitudini quasi maniacali.

Proprio per questa scelta narratologica, il volume è meno legato a Liten e molto più alla “terraferma”. Del resto, Annelie non è originaria dell’isola: ha vissuto per venticinque anni in Svezia, dove ha avuto inizio anche la sua carriera. Questa indagine che in parte servirà a chiudere un cerchio la porterà quindi lontano da Liten stessa.

Per quanto riguarda i punti di forza di “L’isola del passato” una menzione va indubbiamente all’ottima scelta narratologica di Arwin J. Seaman di basare la storia su di un vecchio caso, a livello di credibilità – infatti – non tutti i casi di omicidio possono sempre esser legati ad una comunità così piccola e quella dell’autore è stata un’ottima mossa per continuare la serie senza forzare troppo la mano.

Altro punto di forza risiede della scelta di sviluppare la trama in due archi temporali differenti, ma paralleli: la prima indagine di Annelie del 2016, quella che la portò per la prima volta su Liten; e la riapertura di essa, nel Natale 2025 dopo il ritrovamento dei registri.

Ma la vera maestria di Arwin J. Seaman si vede nell’utilizzo dei personaggi narranti. Il punto di vista scelto è quello attorno al quale ruota tutta la storia e il nostro misterioso autore ha fatto un ottimo lavoro nel far emergere anche i pregiudizi di questi nella narrazione, così che i personaggi secondari varino notevolmente in base a chi ne parla.

Esempio calzante ne sono i membri della famiglia Andersson (centro portante di ogni volume, nonché dell’isola di Liten) che in “L’isola del passato” vengono sempre descritti come guidati da malizia e voglia di potere, mentre nel volume precedente gli stessi personaggi – visti dal punto di vista di Owe – vengono sempre descritti come guidati dal senso di rivalsa e di amore per l’isola.

In conclusione possiamo focalizzare l’attenzione sul meticoloso lavoro compiuto da Arwin J. Seaman nel disseminare, nel corso dei vari volumi, piccoli dettagli che acquistano significato solo proseguendo nella serie. Descrizioni apparentemente insignificanti, come la predilezione di Annelie per i colori rosso, verde scuro e ocra, assumono improvvisamente un nuovo valore: un significato nascosto, ma al tempo stesso sempre sotto gli occhi di tutti.

TRADUZIONE: No

EDITORE: Piemme

PAGINE: 413

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026

BIO AUTORE:

Arwin J. Seaman

Arwin J. Seaman è lo pseudonimo di uno scrittore di successo italiano di cui al momento non sappiamo altro. La sua identità verrà rivelata sono con l’uscita del settimo ed ultimo volume.

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