Conta fino a due
TRAMA
Da questo romanzo la nuova stagione firmata Netflix di L’uomo delle castagne. È un nevoso giorno di San Valentino quando Silje Thomsen, quarantun anni, separata, scompare nel nulla. Un’indagine a prima vista ordinaria per l’investigatrice Naia Thulin, che dopo lo sconvolgente caso dell’Uomo delle castagne ha scelto per sé un ruolo più tranquillo, ai Crimini informatici della polizia di Copenaghen.
L’analisi dei dati del telefono della donna non fa però presagire nulla di buono: pare che uno stalker abbia inscenato con lei, via messaggio, una specie di gioco a nascondino, progressivamente più sinistro e pericoloso. E non si tratta di un episodio isolato: una studentessa che aveva ricevuto messaggi analoghi è già stata uccisa. Naia si trova così costretta a collaborare con l’ultimo compagno che avrebbe voluto rivedere, il detective Mark Hess, con il quale, dopo l’ultimo caso affrontato insieme, aveva interrotto i rapporti.
E quando viene rinvenuto il cadavere di un uomo, mutilato, apparentemente collegato al caso Thomsen, Naia e Mark si troveranno invischiati in una gara contro il tempo che li rimbalzerà all’indietro, a un maggio di tanti anni prima, a dei ragazzini in gita scolastica coinvolti in un macabro gioco a nascondino tra le paludi boscose del lago di Gundsømagle.
RECENSIONE
C’è qualcosa di spietato nella precisione con cui Søren Sveistrup costruisce i suoi thriller. Non la spietatezza che si esaurisce in una sequenza di colpi di scena, ma qualcosa di più lento, più premeditato, quasi chirurgico. Conta fino a due lo conferma pagina dopo pagina, con la stessa sicurezza con cui un meccanismo ad orologeria mette in moto i suoi ingranaggi, e non li ferma più.
L’autore danese, già noto al grande pubblico per L’uomo delle castagne – il romanzo da cui è nata la serie Netflix che ha conquistato mezzo mondo – torna con un romanzo più ampio, più cupo, più stratificato. Non un seguito in senso stretto, ma un approfondimento: stessi investigatori, stesso universo morale fragile, stessa Copenaghen che sembra sempre sul punto di cedere sotto il peso di ciò che nasconde. Stavolta l’innesco è una scomparsa: Silje Thomsen, quarantun anni,sparita nel nulla in un nevoso giorno di San Valentino, e poi il silenzio. Ma il silenzio, in Sveistrup, non è mai vuoto: è pieno di messaggi, di giochi, di tracce lasciate da qualcuno che sa esattamente quello che sta facendo.
Naia Thulin è tornata ai Crimini informatici dopo il trauma del caso precedente, cercando distanza, normalità, una routine che tenga le cose terribili al loro posto. E naturalmente non ci riesce – nessuno, in un thriller di questa levatura, ci riesce davvero. La reincontriamo cambiata, ma non guarita, e questa differenza è tutto. Sveistrup sa che i personaggi più credibili non sono quelli che superano le proprie ferite, ma quelli che ci convivono, le portano addosso come si porta un cappotto troppo pesante. Stessa cosa per Mark Hess, che ritorna con la sua malinconia irrisolta, i suoi silenzi, la sua capacità di stare accanto a Thulin senza che tra loro ci sia mai niente di semplice. La loro dinamica – diffidenza, attrito, improvvisa e quasi involontaria sintonia – è uno dei meccanismi più riusciti del romanzo: non è una partnership, è una sopravvivenza condivisa.
Ma è nella struttura che Conta fino a due rivela la sua natura più autentica. Capitoli brevi, calibrati come respiri trattenuti. Cliffhanger che non cercano la sorpresa a buon mercato ma costruiscono una tensione cumulativa, strato dopo strato. E poi il salto all’indietro, a un maggio di anni fa, a dei ragazzini in gita scolastica, a un gioco macabro tra le paludi del lago di Gundsømagle, che cambia la prospettiva dell’intera storia. È lì che il romanzo acquista il suo spessore più inquietante: il passato non è mai davvero passato, è solo sepolto, e aspetta con una pazienza che il presente non può permettersi.
C’è un’immagine che percorre il romanzo come un filo teso nell’oscurità: quella del gioco. Non il gioco innocente dell’infanzia, ma la sua versione corrotta, la conta che scandisce il tempo, che stringe il respiro, che trasforma un rituale antico in strumento di terrore. Da una parte chi conta, con la pazienza di chi conosce già il finale. Dall’altra la vittima, disorientata, convinta forse che si tratti ancora di un gioco, fino a quando non lo è più. Sveistrup sfrutta questa asimmetria con intelligenza: il terrore più autentico, suggerisce il romanzo, non nasce dall’ignoto, ma dal sapere che qualcuno ti sta guardando, e sta contando.
La tensione cresce senza cedimenti, i falsi indizi si moltiplicano con una generosità calcolata, il finale sorprende rispettando la logica interna della storia, che è la firma di un autore che sa dove sta andando fin dalla prima riga. Leggere Conta fino a due è un’esperienza che non lascia fiato: si avanza con quella sensazione fisica propria dei migliori thriller, quando smettere non è più un’opzione e si continua non per dovere ma per una specie di necessità.
Søren Sveistrup è una delle voci più solide e riconoscibili del noir nordico contemporaneo. E Conta fino a due ne è la conferma più convincente.
Traduzione: Eva Kampmann
Editore: Rizzoli
Pagine: 592
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE:

Søren Sveistrup è uno sceneggiatore e scrittore danese, nato a Copenaghen nel 1968. Adottato quando era ancora molto piccolo, ha trascorso l’infanzia sull’isola remota di Thurø, a sud della Danimarca. Ha scelto la strada della sceneggiatura perché “puoi usare tutto quello che sei, che ti porti dietro, tutti i sentimenti, e farci qualcosa. Capirlo è stata una grande liberazione”. L’uomo delle castagne (Rizzoli 2020) è stato il suo primo romanzo: un grande successo in patria tradotto in più di 25 paesi. Da questa intricata, drammatica e misteriosa storia è stata tratta una serie tv Netflix.