Intervista a Diego Quintero per il suo libro d’esordio “Prima che finisca”

Diego Quintero

Intervista a Diego Quintero

Prima che finisca

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Diego Quintero con il suo libro d’esordio Prima che finisca” letto e recensito dalla nostra Emanuela (Link).

Thriller Life: Qual è stato il processo ideativo di questa storia?

DIEGO QUINTERO: Negli ultimi anni ho perso persone molto importanti per me. Malattie senza appello. Da lì è nata una domanda che non riuscivo più a ignorare: cosa farei se sapessi con certezza che il mio tempo sta per finire?

Selena nasce esattamente da questo punto. Non come eroina, ma come essere umano costretto a guardarsi senza più scuse. L’indagine è arrivata dopo: è la struttura, ma anche la metafora. Cercare la verità fuori quando ormai non puoi più evitarla dentro.

Ho lavorato per sottrazione. Volevo una storia essenziale, dove ogni scelta pesa davvero. In fondo, ho scritto il mio modo di reagire a quella domanda.

TL: Per il finale, hai scelto quello che accontenta il lettore o quello che Selena ti ha suggerito?

DIEGO QUINTERO: Selena non è un personaggio con cui puoi negoziare.

Non credo nei finali costruiti per piacere. Credo nei finali inevitabili. E questo lo è. È la conseguenza diretta delle sue scelte, del suo modo di stare nel mondo, del suo rifiuto di scendere a compromessi.

Più che averlo scritto, l’ho seguito.

TL: Come scrittore, qual è il tuo sogno principale?

DIEGO QUINTERO: Scrivere storie che restino anche quando si chiude il libro.

Non mi interessa piacere a tutti. Mi interessa essere vero. I miei personaggi affrontano versioni diverse delle stesse cose che affrontiamo ogni giorno.

Se anche una sola persona, dopo aver letto, si ferma e guarda la propria vita in modo diverso, allora è già abbastanza.

TL: La scelta di ambientare il romanzo a Torino nel 1990, ti ha portato a documentarti sulla città di quegli anni, o eri già in Italia e la storia è frutto dell’esperienza diretta?

DIEGO QUINTERO: Non vivevo ancora stabilmente in Italia, quindi la documentazione è stata fondamentale: il contesto sociale, la tensione industriale, l’atmosfera dei Mondiali.

Ma Torino non è mai stata solo ricostruita. È una città che conosco e che sento. Non mi interessava usarla come sfondo, ma farla entrare nella storia.

Doveva respirare insieme ai personaggi.

TL: Selena è forte ma anche estremamente fragile. Qual è stato l’aspetto più difficile?

DIEGO QUINTERO: Toglierle qualsiasi forma di eroismo.

Il rischio era renderla un simbolo. Io volevo una persona. Contraddittoria, a volte scomoda, anche poco “piacevole”.

La fragilità non doveva essere un elemento narrativo, ma una condizione reale. Tenere insieme lucidità e crollo, senza protezioni, è stato il punto più delicato.

TL: Che tipo di esperienza speri resti al lettore?

DIEGO QUINTERO: Una sensazione di urgenza. Non di paura, ma di consapevolezza.

L’idea che rimandare ciò che conta ha un prezzo. E che spesso ce ne accorgiamo troppo tardi.

Non cerco una risposta nel lettore. Mi interessa che resti una domanda che non si chiude facilmente.

TL: Quanto di te hai lasciato in Selena e nel padre?

DIEGO QUINTERO: In Selena c’è il mio modo di guardare le cose e di metterle in discussione. E anche quella parte che continua a dire “ancora un po’” quando sarebbe più facile fermarsi.

Nel padre c’è qualcosa di più silenzioso: il peso delle scelte e delle conseguenze che restano.

Non sono autoritratti. Ma entrambi portano dentro qualcosa di reale.

La redazione di Thriller Life ringrazia Diego Quintero e gli augura il meglio

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