La radura, Alessandra Castellazzi

La radura
“Non tutte le strade riportano indietro. Alcune conducono alla radura, dove sta a te decidere se rispondere.”

La radura

Recensione di: Emanuela Di Novo

TRAMA:

È l’inizio dell’estate in un paese in pianura in cui non piove da mesi. Gli abitanti aspettano la fine della siccità con impazienza e timore, perché l’ultima pioggia risale all’anno precedente e ha causato una piena spaventosa: una tragedia collettiva ma anche privata, che ha portato alla scomparsa una ragazza, Greta. Sua sorella minore, Viola, è la protagonista: ha appena terminato la seconda media e non ha elaborato la scomparsa della sorella. Il tempo vuoto e torrido dell’estate è il palcoscenico in cui Viola vive un’avventura misteriosa, che la inebria e la illude.

La scoperta di una radura nascosta e rigogliosa potrebbe essere la chiave per ritrovare la sorella e riportare la pioggia nel villaggio. Nel corso di questa ricerca, Viola dovrà anche fare i conti con i passi fondamentali della sua vita di giovane donna: l’amore, l’amicizia, l’indipendenza.

RECENSIONE:

La radura di Alessandra Castellazzi si inserisce in quella zona di confine tra reale e perturbante, dove il quotidiano inizia lentamente a incrinarsi e ciò che appare familiare si carica di un’inquietudine sottile. Fin dalle prime pagine, il romanzo costruisce un’atmosfera sospesa, immobile, attraversata da una tensione che non esplode mai del tutto, ma si insinua sottopelle.

È un’estate senza pioggia quella in cui si muove la storia . Una pianura segnata dalla siccità, attraversata dall’Adda, in cui l’acqua ristagna e imputridisce. Ma l’angoscia che attraversa la comunità non è solo ambientale, il timore della piena: è anche intima, personale. Viola, la protagonista, non riesce ad accettare la scomparsa della sorella maggiore, avvenuta mesi prima. Nella sua mente, le due assenze si sovrappongono fino a diventare una cosa sola: quando tornerà la pioggia, tornerà anche sua sorella.

Alessandra Castellazzi intreccia con grande sensibilità il tema del lutto con quello della crescita, inserendoli in un contesto che sfiora il new weird e la climate fiction. Il risultato è un racconto che si muove tra il visibile e l’invisibile, tra ciò che è razionale e ciò che sfugge a ogni spiegazione.

Viola è una protagonista potentissima. Ha tredici anni, un’età di passaggio in cui non si è più bambini ma non si è ancora adulti. È sospesa, proprio come l’estate che la circonda. Il suo è un dolore che non si lascia contenere, che si espande e cerca risposte dove gli altri hanno

smesso di cercare. Intorno a lei, infatti, il paese sembra aver accettato l’assenza: altre ragazze sono scomparse prima di sua sorella, ma il tempo ha cancellato tutto. Le famiglie se ne sono andate, il ricordo si è dissolto, e ciò che resta è un equilibrio apparente che funziona fin troppo bene.

È proprio in questa perfezione disturbante che si annida l’inquietudine. I piccoli dettagli, le crepe impercettibili, segnalano che qualcosa non torna. E Viola, a differenza degli altri, continua a cercare.

Nel suo percorso incontra Rachele, figura marginale e liminale, che vive ai confini del paese in una roulotte. Considerata folle dalla comunità, è in realtà l’unica a non aver dimenticato. È lei a dare voce a una verità più profonda, a porre Viola davanti a una scelta che non riguarda solo la sorella, ma sé stessa:

“Tua sorella ha scelto la sua strada. La radura adesso sta chiamando te, non puoi fare finta di niente. Puoi risponderle – e su quello io non dirò niente, perché la scelta riguarda solo te: puoi restare, capire se hai il coraggio di abbracciarla fino in fondo. O puoi andartene con i tuoi genitori. Sono scelte.”

Accanto a questa tensione narrativa, Alessandra Castellazzi costruisce un’indagine profonda sullo sguardo degli altri e sul peso del dolore non elaborato. Viola si muove in un mondo in cui è continuamente osservata, giudicata, compatita. Solo nella folla riesce a trovare una tregua:

“Nella folla è a suo agio. Non si sente né sola né impacciata, può evitare gli sguardi pietosi, amalgamarsi al flusso restando padrona di andarsene quando vuole. E abbassare la guardia, finalmente. Smettere di cercare segni.”

La scrittura di Alessandra Castellazzi è precisa, evocativa, capace di restituire con grande efficacia sia la dimensione interiore dei personaggi sia quella ambientale. La natura non è semplice sfondo, ma parte attiva del racconto: la siccità, il fiume che ristagna, il paesaggio che si trasforma diventano metafora concreta del dolore che si accumula e non trova sfogo.

Nel cuore del romanzo si apre la radura, luogo simbolico e profondamente ambiguo. È uno spazio intimo, quasi sacro, in cui sembra possibile trovare una forma di pace. Ma è anche un luogo che chiede qualcosa in cambio, che costringe a confrontarsi con ciò che si è pronti, o non si è pronti, a perdere.

La radura di Alessandra Castellazzi è un esordio che colpisce per maturità e coerenza. Un romanzo che parla di perdita, di trasformazione e di scelte, costruendo un equilibrio delicato tra dimensione emotiva e perturbante. Una storia che non offre risposte semplici, ma lascia il lettore con una domanda aperta, sospesa, difficile da ignorare.

Traduzione: X

Editore: edizioni e/o

Pagine: 160

Anno di pubblicazione: 2026

AUTORE:

Alessandra Castellazzi è traduttrice e editor. Ha tradotto, tra gli altri, Maggie Nelson, Mark O’Connell, Lidia Yuknavitch e Olivia Laing. È stata caporedattrice del Tascabile di Treccani. Dal 2022 è editor della collana Not di NERO Editions.

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