Il lago della creazione di Rachel Kushner

Il lago della creazione
È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo

Il lago della creazione

Recensione di: Giulia Magnanini

TRAMA: «Sadie Smith», la protagonista di questo libro, non si chiama veramente Sadie Smith. Il suo vero nome non lo sapremo mai, ma quel che sappiamo è che Sadie è una giovane spia, un’ex agente dell’Fbi incaricata da non meglio precisati «contatti» di indagare su un gruppo di anarchici, i Moulinard, insediati in una comune agricola nel sudovest della Francia.

I Moulinard, in lotta contro il progetto di un gigantesco bacino idrico agroindustriale che rischia di dissestare l’ecosistema della valle e spazzare via i contadini locali, si ispirano agli insegnamenti di Bruno Lacombe, un eccentrico “maître à penser” postsituazionista, ex sodale di Guy Debord, che si è ritirato a vivere in assoluto isolamento nelle grotte della regione, da cui esce solo per inviare ai suoi accoliti e-mail in cui espone una visione del mondo radicalmente anticapitalista e antimoderna.

Come sarebbero andate le cose, si domanda Lacombe, se ad avere la meglio nella lotta evolutiva per la sopravvivenza non fosse stato l'”Homo sapiens”, «il bullo interglaciale che ha plasmato il mondo in cui siamo intrappolati», ma l’uomo di Neanderthal, ben piú capace di contemplare le stelle e di sognare, ovvero di «rendere visibile l’invisibile»? La missione di Sadie è dimostrare che i Moulinard sono responsabili di atti di sabotaggio e azioni violente, o se necessario spingerli in quella direzione infiltrandosi tra loro, il che non è un problema per la cinica e scafata spia statunitense, che disprezza quello che considera l’ingenuo idealismo dei gauchiste, coglie impietosamente le loro contraddizioni ed è disgustata dalla scarsa virilità del mellifluo Lucien.

Piú difficile per lei è restare indifferente al fascino sovversivo di Bruno Lacombe, con cui condivide la fiera durezza di carattere e una profonda solitudine esistenziale. Sadie finirà cosí per imparare da Lacombe a scrutare nel buio, e a «salutare e guardare scomparire» i fardelli che per tutta la vita si è portata dietro. Ispirato ad alcune vicende reali di infiltrazione poliziesca e persecuzione giudiziaria contro l’attivismo ecologista, l’ultimo romanzo di Rachel Kushner, da sempre interessata alla storia della controcultura e dell’antagonismo politico, ci regala una prospettiva inedita da cui contemplare i conflitti del nostro tempo: lo sguardo algido e malinconico, alienato eppure struggente, di una nemica, e ci spinge a domandarci: e se fosse il nostro stesso sguardo?

RECENSIONE:

Il lago della creazione di Rachel Kushner è un romanzo che richiede un approccio paziente. Non e’ un thriller e non ricade nemmeno nel generico noir che ci aspetteremmo di leggere.  Rachel Kushner  sceglie una narrazione lenta, molto descrittiva, spesso introspettiva. Non punta sull’azione né su una trama ricca di eventi. La componente politica è presente, ma rimane sullo sfondo. Non diventa mai un vero motore narrativo. Serve piuttosto a definire l’ambiente in cui i personaggi si muovono e il modo in cui guardano il mondo.

La struttura del libro è frammentata. Rachel Kushner  alterna presente e passato attraverso continui salti temporali, con digressioni a volte lunghe e talvolta non necessarie. Questo crea un ritmo spezzato, che può rendere la lettura meno fluida. L’autrice dedica molto spazio alle lettere di Bruno, il  maître à penserpost situazionista.  Questi passaggi permettono di conoscere meglio il personaggio, ma sono molto lunghi e contribuiscono alla sensazione di lentezza. Le lettere non fanno avanzare la storia. Servono più a mostrare il suo modo di pensare, spesso confuso e ripetitivo.

Il centro del romanzo è il rapporto tra Sadie, Bruno e i Moulinard. Sadie è il personaggio più complesso. Kushner la costruisce come una figura moralmente ambigua. Non è guidata da ideali forti e non si interroga troppo sulle conseguenze delle sue azioni. Fa il suo lavoro con distacco, anche quando questo significa manipolare o spingere altri verso comportamenti discutibili e illegali. La sua freddezza non è cattiveria. È un modo per mantenere il controllo e non lasciarsi coinvolgere.

Bruno è invece la voce più presente, anche se non è il protagonista. Le sue lunghe lettere mostrano un bisogno continuo di essere ascoltato. Sadie lo legge, ma senza partecipazione emotiva. Il loro legame è intellettuale, non affettivo. Bruno parla, Sadie legge. Questa dinamica crea un rapporto asimmetrico, che diventa uno dei temi principali del romanzo.

Tra i punti di forza del libro c’è la capacità dell’autrice di costruire personaggi complessi. Rachel Kushner lavora molto sui dettagli psicologici. Mostra le contraddizioni, le incertezze e le zone grigie dei protagonisti. Allo stesso tempo, questi elementi rappresentano anche i limiti del libro. Il ritmo è molto lento. Le descrizioni sono numerose e spesso lunghe. La struttura frammentata richiede attenzione. Le lettere di Bruno, pur interessanti, appesantiscono la lettura. Chi cerca una storia dinamica o una trama lineare potrebbe trovare il romanzo faticoso. Kushner privilegia la riflessione alla narrazione. Questo rende il libro adatto a un lettore che apprezza l’introspezione più dell’azione.

Il finale segue la stessa linea del resto del romanzo. Non offre soluzioni nette né risposte chiare. Rimane fedele all’ambiguità dei personaggi e alla natura sospesa della storia. Kushner non chiude i fili narrativi in modo tradizionale. Lascia spazio all’interpretazione, senza guidare il lettore verso una conclusione precisa.

In sintesi, Il lago della creazione è un romanzo che punta sulla complessità interiore più che sugli eventi. È un libro che richiede tempo e attenzione. La scrittura di Rachel Kushner è ricca e accurata, ma anche lenta e spesso prolissa. I personaggi sono ben costruiti, soprattutto nelle loro contraddizioni. La mancanza di azione e la struttura frammentata possono essere un limite, ma fanno parte dell’identità del romanzo. È un’opera che non cerca di intrattenere, ma di osservare da vicino le sfumature dell’animo umano. Una scelta precisa, che può risultare affascinante per alcuni lettori e impegnativa per altri.

Traduzione: Silvia Pareschi

Editore: Giulio Einaudi Editore

Pagine: 408

Anno di pubblicazione: 2026

AUTORE:

Rachel Kushner

Rachel Kushner ha lavorato nelle redazioni delle più importanti riviste letterarie americane.  Il suo primo romanzo – Telex da Cuba – è stato finalista al National Book Award nel 2008.

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