Intervista a Sara Braghin per il suo libro “Hugging the River”

Sara Braghin

Intervista a Sara Braghin

Hugging the river

Buongiorno cari lettori, la graditissima ospite del nostro spazio interviste di oggi è Sara Braghin con il suo libro Hugging the river” letto e recensito dalla nostra Chira (Link recensione)

TL: Cosa ti ha portata a iniziare a scrivere quando hai capito che raccontare storie sarebbe diventato qualcosa di importante per te?

SARA BRAGHIN: Credo che la causa sia la mia immaginazione, fervida e caparbia, che mi ha sempre spronata a ideare finali e trame differenti. Di film, fumetti, cartoni, videogiochi. Persino di altri libri. Di conseguenza ho capito che questo mio “creare” sarebbe diventato importante nel momento in cui mi ha aiutato a vivere vite alternative, a evadere dalla realtà, a fantasticare, a sognare e a far emozionare le altre persone. Rendendo però al contempo tutto tremendamente tangibile e possibile.

TL: Iroha e Maverick sono personaggi molto intensi, pieni di fragilità, rabbia e dolore: da dove nascono personaggi così tormentati? Ti ispiri più alla realtà, alle emozioni o alla fantasia?

SARA BRAGHIN: Nascono dal mio bisogno di renderli sempre e comunque autentici e perciò pieni di difetti. Proprio come nel quotidiano, proprio come siamo noi stessi. Non temo l’antieroismo, o di parlare di una verità scomoda fatta di egoismo e vigliaccheria. Iroha e Maverick nascono da un mix di emozioni, realtà e fantasia, seppur io tenda a lasciare la parola unicamente a loro. Li immagino, li posiziono in un tempo e in uno spazio, ma quelli che si raccontano rimangono loro. Io prendo solo appunti – ascoltandoli estasiata.

TL: Se dovessi convincere qualcuno a leggere Hugging the River con una sola frase, cosa diresti? E puoi già anticiparci qualcosa sui tuoi progetti futuri?

SARA BRAGHIN: “Questa è una storia fatta di sogni che non chiedono il permesso, di speranza – e di tensione che ti farà dubitare di ogni singolo personaggio, di ogni tua singola emozione” Ho un nuovo romanzo che ha trovato casa e che non vedo l’ora di osservarlo nascere ed esistere. Un romanzo che ha qualcosa a che fare con il contesto di Hugging the River e Death Warrant, che risale a vent’anni prima.

TL: In Death Warrant il dolore sembra attraversare ogni relazione, ma allo stesso tempo amore e musica diventano una forma di resistenza. Quanto è stato importante per te raccontare questa contrapposizione tra distruzione e salvezza?

SARA BRAGHIN: Davvero molto importante. E difficile. Perché ci credevo fortemente, mentre lo scrivevo, perché ho sofferto quanto i miei personaggi. Perché da un lato vorrei che la musica, oggi, fosse così sempre: uno strumento portatore di un messaggio straordinario, capace di scardinare quel dolore antico, quelle ingiustizie che purtroppo continuano a esistere. Inoltre sono un’amante degli ossimori, della classica sonata di violino a contornare una scena macabra. Adoro il contrasto netto, il nero sul bianco che mette in evidenza tutto, che lo rende ancora più vivo.

TL: La band e la musica rock in questo romanzo hanno un ruolo quasi simbolico, oltre che narrativo. La musica per te rappresenta solo un elemento della storia o è anche un linguaggio emotivo attraverso cui i personaggi riescono a dire ciò che non riescono a esprimere a parole?

SARA BRAGHIN: Io amo la musica, non riesco a fare niente senza. Compreso scrivere. In particolare, Hugging the River e Death Warrant si sono plasmati con le canzoni che ascoltavo, con i testi che mi evocavano una data situazione, un dato avvenimento, una data scena. Ho inserito frasi senza doverle citare testualmente, ho avvertito la stessa tensione dei personaggi sul palco e, sì, li ho fatti esprimere attraverso quelle sensazioni e quelle parole. La musica non è solo il filo rosso che collega tutto ma è la base su cui si regge il romanzo.

TL: Tra violenza domestica, tossicodipendenza, razzismo e desiderio di rinascita, Death Warrant affronta temi molto forti. Qual è il messaggio o l’emozione che speri resti nel lettore una volta chiuso il romanzo?

SARA BRAGHIN: Che bisogna imparare ad ascoltarsi, anche nei momenti più confusi. Che bisogna imparare a perdonarsi in quelli più oscuri. E che bisogna imparare ad amarsi sempre e a prescindere da tutto.

La redazione di Thriller Life ringrazia Sara Braghin per la disponibilità e le augura il meglio.

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