La mossa del granchio – Sandrone Dazieri

La mossa del granchio
“Il passato non smette mai di reclamare ciò che gli è dovuto.”

La mossa del granchio

Recensione di: Domenico Vacca

TRAMA:

Quando Dante Torre arriva tra le colline del Piemonte per una consulenza ai Servizi, non si aspetta di trovare qualcosa che lo riguarda così da vicino. Dentro una chiesetta, riemersa dai resti di una frana, viene scoperto un cadavere rimasto intrappolato sotto le rocce per decenni. Disegnato sul muro, c’è un loto stilizzato: il segno di un possibile omicidio rituale. Ma la verità è ancora più sconvolgente. Il corpo è di Alba, il primo amore di Dante, la donna che anni prima lo aveva accolto nella comunità Tarayoga, aiutandolo a ricominciare dopo l’orrore del Silo. Prima che possa avvicinarsi alla verità, qualcuno, però, tenta di ucciderlo: un camion lo sperona.

Per lui non ci sono dubbi. C’è un “demone” che vuole fermarlo. Intanto in Francia l’ex vicequestore Colomba Caselli abita con Glenn, che le offre il suo incondizionato amore e una vita ricca e spensierata. Ma se ti sei occupata di criminali e assassini, è difficile lasciarsi il passato alle spalle. Soprattutto se al tuo fianco c’è sempre stato un socio brillante come Dante.

Quando la notizia del suo incidente la raggiunge, Colomba lascia da parte i dubbi e parte al volo per cominciare con l’amico, vivo per un soffio, un’indagine impossibile. Insieme scoprono che la morte di Alba non è un caso isolato. Uno dopo l’altro, gli ex membri della comunità stanno morendo in circostanze sospette. Una scia di sangue riporta Dante nei ricordi più oscuri, e li trascina entrambi in una spirale dove ogni mossa può essere letale.

RECENSIONE:

C’è qualcosa di inevitabile nel modo in cui Sandrone Dazieri riporta Dante Torre e Colomba Caselli al centro della scena. Non è solo fedeltà ai personaggi: è la consapevolezza che certe storie non si esauriscono, che certi traumi continuano a mandare segnali sotterranei finché qualcosa non li riporta in superficie. La mossa del granchio nasce esattamente da quel punto di rottura.

Il corpo di Alba, primo amore di Dante, ex membro della comunità Tarayoga, è il detonatore che mette in moto tutto. Ma Dazieri non usa questo ritrovamento come semplice pretesto poliziesco: lo trasforma in un dispositivo emotivo, un grimaldello che forza le porte di un passato che nessuno dei due protagonisti ha mai davvero metabolizzato. La comunità Tarayoga è l’elemento più riuscito del romanzo sul piano tematico: l’autore non la racconta come una setta grottesca, ma come uno spazio ambiguo in cui la ricerca di significato scivola impercettibilmente verso il controllo. Quella zona grigia tra fede e sudditanza psicologica è resa con una lucidità che fa più paura di qualsiasi mostro esplicito.

Dante Torre resta un personaggio raro nel panorama del thriller italiano. La sua mente, segnata in modo indelebile dagli anni trascorsi nel Silo, la prigione sotterranea in cui fu tenuto segregato da bambino per oltre un decennio, non è semplicemente “danneggiata”: è una mente che ha sviluppato un modo obliquo e acutissimo di percepire la realtà, capace di leggere connessioni invisibili proprio perché ha imparato a sopravvivere nell’invisibile. In questo romanzo, il suo passato non è un peso accessorio ma il motore principale dell’indagine, e Dazieri lo gestisce senza mai cadere nella ripetizione.

Colomba, dal canto suo, non è più solo l’ombra disciplinata di qualcuno: qui Dazieri le concede una tensione tutta sua, quella di chi ha scelto consapevolmente di tornare a fare un mestiere che la consuma, sapendo esattamente il prezzo che dovrà pagare. Il legame tra i due è ancora una volta il vero nucleo del romanzo: non una storia d’amore, non una semplice partnership, ma qualcosa di più difficile da nominare: una dipendenza reciproca fondata su ferite complementari.

La trama è costruita con architettura rigorosa: le morti rituali, il simbolo del loto, la scia che coinvolge gli ex membri della comunità si dispiegano senza mai tradire la logica interna del racconto. Lo stile di Dazieri si conferma riconoscibile — limpido, scorrevole, capace di alternare momenti di tensione compressa a improvvise accelerazioni — ma qui sembra guadagnare qualcosa in densità emotiva rispetto ai capitoli precedenti della serie. La scrittura non indugia nel sensazionalismo eppure riesce a evocare immagini che restano.

Il finale non tradisce e, soprattutto, non consola: chiude i conti aperti con una coerenza emotiva che è la forma più onesta di soddisfazione che un thriller possa offrire. Arrivati a questo punto, dopo il trauma fondativo di Uccidi il padre, le derive oscure de L’angelo e Il re di denari, fino alla furia sociale di Uccidi i ricchi, La mossa del granchio si rivela forse il capitolo in cui Dazieri ha spinto più in profondità, il romanzo in cui la serie smette di raccontare indagini e inizia a fare i conti con ciò che rimane di una persona dopo che ha attraversato l’indicibile.

Un libro che intrattiene con la stessa intensità con cui interroga, e che lascia un’eco lunga, come tutte le storie che toccano qualcosa di vero.

Un’intervista e altre recensioni su Sandrone Dazieri sono presenti sul nostro sito (QUI)

Editore: Rizzoli

Pagine: 448

Anno di pubblicazione: 2026

AUTORE:

Sandrone Dazieri

Sandrone Dazieri, nato a Cremona nel 1964, è uno dei più apprezzati scrittori e sceneggiatori italiani. Ha esordito nel 1999 con Attenti al gorilla, seguito da numerosi altri, tra cui La cura del gorilla (2001) dal quale è stato tratto l’omonimo film con Claudio Bisio. Del 2014 è il successo internazionale di Uccidi il Padre, seguito da L’angelo (2017), Il re di denari (2029) e Uccidi i ricchi (2025). Oltre ai romanzi, ha lavorato come sceneggiatore per cinema e televisione e ha rivestito ruoli editoriali di rilievo nella casa editrice Mondadori.

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