L’accusa di Cicerone
Recensione di: Alessandra Ghelli
TRAMA:
In una Roma instabile e decadente, destinata a crollare sotto il peso delle ambizioni di politici e militari, Marco Tullio Cicerone, già celebre difensore, veste gli inediti panni dell’accusa. Dovrà dimostrare di sapersi muovere sulla scacchiera di un gioco che non ha più regole.
«La gente stravedeva per gli scontri tra oratori nel foro. Si schierava per l’uno o per l’altro come se ad affrontarsi fossero due gladiatori nell’arena».
70 a. C. Il futuro della Repubblica è in bilico e un’ombra si allunga sull’ex propretore della Sicilia Gaio Licinio Verre, al centro di uno spettacolare processo dall’esito quanto mai incerto. Per scongiurare la minaccia del complotto e assicurarsi che giustizia venga fatta, Cicerone si affida alla propria esperienza e a quella dell’ex centurione Tito Annio Tuscolano. Ma la verità potrebbe costare ai Romani molto più di quanto lui stesso non sia disposto ad accettare.
Negli anni in cui è stato in carica, Gaio Licinio Verre ha messo la Sicilia in ginocchio: estorsioni, peculato, torture, in alcuni casi persino omicidio. In occasione del processo che lo vede imputato per concussione, due famosi oratori si affrontano senza esclusione di colpi: all’accusa, Marco Tullio Cicerone, prossimo a essere eletto edile, e alla difesa Quinto Ortensio Ortalo, suo rivale storico. La vita di Verre, però, è in grave pericolo: l’uomo infatti è l’obiettivo del più letale fra i sicari, un mostro implacabile che farà di tutto per portare a termine la sua missione.
Cicerone è disposto a sfidare chiunque per assicurare Verre alla giustizia e rivelare i mandanti che minacciano l’integrità della Repubblica. Nell’indagine lo affiancheranno l’ex centurione Tito Annio Tuscolano, il veterano Astragalo e l’indecifrabile Lafreno. Tra ex ballerine arriviste, avidi pubblicani, parassiti intriganti e mercanti di schiavi, i tre andranno a caccia nei vicoli oscuri della Suburra, dove la legge non arriva, per scontrarsi con nuovi e antichi nemici.
RECENSIONE:
Stefano De Bellis e Edgardo Fiorillo tornano a scrivere un romanzo a quattro mani: L’accusa di Cicerone dopo “Dove si mangia la nebbia”.
Il romanzo si apre con un prologo brutale intitolato “Abominio”, ambientato in Sicilia, nel giugno del 70 a.C. La scoperta di un cadavere sventrato e mutilato nel tempio di Demetra funge da catalizzatore per un’indagine che intreccia il noir investigativo con il legal thriller. Gaio Licinio Verre, ex propretore della Sicilia, è tornato a Roma carico di tesori rubati e di nemici pronti a tutto pur di vederlo cadere. Contro di lui si erge Marco Tullio Cicerone, un oratore in ascesa che vede nel processo per concussione l’occasione della vita per consolidare la propria carriera politica e ottenere l’edilità.
La narrazione si sviluppa lungo due binari paralleli che finiscono per convergere in un finale esplosivo. Da una parte abbiamo la battaglia legale nel Foro e nella Basilica Emilia, dove Cicerone affronta il suo rivale storico, Quinto Ortensio Ortalo. Dall’altra, si dipana una trama oscura fatta di sicari, spie e complotti sotterranei che si muovono nei vicoli della Suburra e tra le ville del Palatino
Il cuore del romanzo è il processo a Verre, un evento che i romani seguono con la stessa passione riservata ai combattimenti tra gladiatori. Gli autori descrivono con estrema cura le fasi procedurali: dalla recusatio (la selezione della giuria) alla presentazione delle prove.
Il Romanzo ci presenta il personaggio di Cicerone come un tattico brillante ma tormentato da dubbi e problemi fisici, come il suo cronico mal di stomaco. È consapevole di essere un “cerbiatto bianco” in un branco di lupi, costretto a muoversi su una scacchiera dove le regole sono state scritte dai potenti.
Il personaggio di Ortensio soprannominato “Dyonisia” per la sua gestualità teatrale che, rappresenta la vecchia scuola dell’oratoria romana: elegante, sicuro di sé e maestro dei rinvii dilatori. Il culmine del duello giudiziario arriva quando Cicerone, con una mossa senza precedenti, rinuncia alla lunga arringa d’apertura per passare immediatamente all’escussione dei testimoni, lasciando la difesa di Ortensio spiazzata e senza parole
Mentre Cicerone combatte con le parole, la sua sicurezza e l’integrità del processo sono garantite da un trio di personaggi indimenticabili: l’ex centurione e soldato integerrimo Tito Annio Tuscolano, il veterano e spalla emotiva di Tito Astragalo e il diciassettenne Lafreno addestrato dal padre a uccidere e a mimetizzarsi in ogni ambiente dai lupanari alle strade polverose del Foro
Nel romanzo Gaio Licino Verre appare spesso come un uomo patetico, ossessionato dalle antichità greche e terrorizzato dall’idea di perdere i propri privilegi nonostante, sia un predatore che ha messo in ginocchio la Sicilia. La sua ossessione per l’arte lo porta a accumulare tesori rubati anche quando la sua vita è in pericolo, trasformando la sua dimora in un magazzino di refurtiva.
Il romanzo dà grande spazio alle figure femminili che gravitano attorno a Verre. La moglie legittima Letizia Vettia, reclusa nel Palatino, umiliata dai tradimenti del marito ma determinata a proteggere il proprio onore e la posizione della sua famiglia. L’amante ufficiale Terzia che viene descritta come una donna ambiziosa e calcolatrice,capace di manipolare Verre e persino Tito per ottenere la propria libertà e una parte del tesoro accumulato dal governatore.
Gli autori eccellono nella ricostruzione della Roma dell’epoca. La città non è solo marmi e templi, ma anche l’odore nauseabondo della Suburra, il caos dei mercati e la corruzione dei lupanari come il “Priapo allegro” o “Il Fiore della Ninfa”. Dettagli come il cibo (il savillum, l’infuso di alloro, le olive asfittiche di Fulgenzio), i vestiti (le toghe di lino dei Cinci) e le dinamiche sociali (il rapporto tra padroni e schiavi come Tirone o il Punico) rendono il mondo di Cicerone tangibile e vivido
Il romanzo cattura perfettamente il senso di fine imminente. I personaggi sentono che la Repubblica sta cambiando: la Lex Aurelia sui tribunali segna il passaggio di potere dai senatori agli equestri, un cambiamento che molti patrizi come Messalla o Scipione Nasica vedono come un veleno.
Cicerone realizza che per ottenere giustizia deve sporcarsi le mani.
Il tema della violenza come unico linguaggio rimasto in una società corrotta attraversa tutto il libro. Dalla morte di Geminio alla fine brutale di Fabio Glauca, appare chiaro che quando la legge degli uomini fallisce, subentra quella della forza bruta.
La tensione culmina nella notte precedente il processo. Bute, aiutato dal tradimento di alcuni liberti di Verre (come Filaco) e dallo schiavo personale del governatore, il Punico, assalta la dimora sul Palatino. In una scena magistralmente coreografata, Tito, Astragalo e Silone lottano per difendere una vita che non amano. La morte di Astragalo, che spira tra le braccia di Tito consegnandogli l’eredità per il piccolo Lucrezio, rappresenta uno dei momenti più commoventi e tragici del romanzo. Tito riesce infine a uccidere Bute, non per proteggere Verre, ma per vendicare Velia e chiudere finalmente i conti con il proprio passato.
Il romanzo si conclude con un senso di malinconia, “L’accusa di Cicerone” è un’opera che riesce nell’intento non facile di unire rigore storico e intrattenimento di genere. De Bellis e Fiorillo confermano la loro abilità nel dare voce a un Cicerone umano e moderno, circondato da comprimari che restano nel cuore del lettore. È una riflessione potente sulla natura del potere, sul costo dell’ambizione e sulla difficoltà di far prevalere la verità in un mondo dominato dai lupi.
Editore: Einaudi
Pagine: 536
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE:

Edgardo Fiorillo (1973) è biologo e divulgatore scientifico. Per Einaudi ha pubblicato, con Stefano De Bellis, Il diritto del lupi (2021) e La stagione delle Erinni (2023) e L’accusa di Cicerone (2026). Stefano De Bellis (1973) è consulente informatico amministrativo. Per Einaudi ha pubblicato, con Edgardo Fiorillo, Il diritto dei lupi (2021), La stagione delle Erinni (2023) e L’accusa di Cicerone (2026). Sono entrambi appassionati di storia, noir, cinema e fumetti.