L’ultima cosa che ha visto
TRAMA
Sloane Grayson, reporter specializzata in casi irrisolti, non ha mai smesso di cercare risposte. Trent’anni prima, sua madre svanì nel nulla durante un festival musicale in una remota cittadina montana della Virginia, insieme ad altre tre donne. Il promoter dell’evento fu condannato per i loro omicidi, ma i corpi non furono mai ritrovati. Per Sloane, quel caso è un’ossessione: la verità è ancora nascosta, da qualche parte, in quel luogo dimenticato.
Con lo sceriffo che chiuse il caso ormai morto, Sloane si immerge in un’indagine solitaria, interrogando famiglie distrutte e testimoni restii a rivangare un crimine che ha segnato per sempre la loro città.
Ma ogni domanda riapre vecchie ferite e il killer, ancora dietro le sbarre, giura di essere innocente. E se dicesse la verità?
Tra boschi silenziosi e tombe senza nome, Sloane segue le tracce di un passato che qualcuno vuole tenere sepolto a ogni costo. Più si avvicina alla verità, più il pericolo si stringe intorno a lei: un’ombra letale la osserva, pronta a tutto per fermarla. In un gioco mortale di inganni e rivelazioni, Sloane scoprirà che la chiave del mistero è l’ultima cosa che qualcuno ha visto … e potrebbe essere anche l’ultima che vedrà lei.
RECENSIONE
“L’ultima cosa che ha visto” si apre con i pensieri di Rafe Colton, da trent’anni rinchiuso in prigione per l’omicidio di quattro ragazze scomparse durante un festival di musica. È una scelta narrativa che cattura immediatamente: entrare nella mente di un uomo condannato che continua a professare la propria innocenza è il modo più efficace per seminare il dubbio nel lettore fin dalla prima pagina.
Mary Burton adotta uno stile di scrittura scorrevole e molto immersivo. Il romanzo si struttura su due piani temporali ben distinti: il 1994 e il 2025. Questa divisione, ci permette di seguire il caso da due prospettive diverse: da una parte l’indagine iniziale, con gli indizi freschi, dall’altra un cold case di trent’anni con piste polverose e difficili da seguire.
Nella prima parte seguiamo lo sceriffo CJ Taggart nel 1994, durante il Mountain Music Festival organizzato da Rafe Colton, uomo d’affari carismatico dall’aspetto piuttosto piacevole, e nel corso delle indagini, che lo porteranno ad arrestarlo. Dall’altro troviamo Sloane nel 2025, reporter di casi irrisolti e figlia di una delle donne scomparse durante quel maledetto weekend.
Nel 1994, durante il festival, quattro donne scompaiono nel nulla senza lasciare traccia. Tutte e quattro con la testa sulle spalle, tutte e quattro responsabili. Da questo punto iniziano le indagini dello sceriffo Taggart, ex marine deciso a scoprire a ogni costo quale destino sia capitato alle ragazze. Il ventaglio dei sospettati è volutamente affollato: dal principale indiziato Rafe Colton, a Kevin, l’ex ragazzo di una delle donne scomparse, nonché vigilante dell’evento, fino all’ex compagno di Patty, padre di Sloane. Con così tanti sospettati in gioco, il rischio di perdere il filo del racconto è molto alto, invece Mary Burton riesce a tenere tutto sotto controllo senza mai creare confusione.
Taggart è un personaggio solido, la cui ossessione investigativa si traduce in appostamenti di giorni e ricerche compulsive di indizi nel campo del festival. Il sospetto ricade sempre su Colton, e dopo settimane di lavoro quest’ultimo viene arrestato grazie ad alcune prove trovate dallo stesso Taggart. Ma dei corpi non si troverà mai traccia. È proprio questo vuoto, fisico e simbolico a tenere vivo il caso per trent’anni.
Nel 2025, Sloane riceve i fascicoli del caso direttamente dall’ex sceriffo Taggart, trovato morto suicida qualche anno prima, e decide di lavorarci sopra. Alcune persone presenti al festival sono morte altre si sono trasferite, ma Sloane riesce in qualche modo, e con mezzi non del tutto convenzionali, a parlare e intervistare molte delle persone che lo stesso Taggart aveva interrogato all’epoca. Da queste interviste emergono piano piano indizi sempre più precisi, che la conducono lungo una pista che lo stesso sceriffo aveva percorso decenni prima, senza mai riuscire a portarla a termine.
È facile trovarsi subito in sintonia con Sloane, apprezzare il fatto che non sia la classica protagonista che si lascia travolgere dalle emozioni: è pratica, determinata e affronta il dolore senza lasciarsi paralizzare. Proprio questa sua concretezza spinge il lettore a seguirla con interesse per tutta l’indagine, nella quale viene affiancata dall’ex poliziotto Grant, che le fa un po’ da contrappeso per ciò che riguarda la freddezza e l’emotività, ma senza il bisogno o la “fissa” di volerla cambiare.
Con il procedere della storia, Grant finisce col diventare una presenza costante, tanto da costituire con Sloane una squadra nel senso pieno del termine. La loro dinamica è uno dei punti più interessanti del libro: niente sentimentalismi facili, ma una collaborazione concreta che guida la narrazione verso il suo scioglimento.
Tra i punti di forza di L’ultima cosa che ha visto spicca la gestione della cittadina. Dawson, cittadina montana della Virginia, non è solo presenza scenografica ma diventa quasi un personaggio: i boschi silenziosi, le montagne, i segreti che una comunità piccola trattiene per decenni. Mary Burton, autrice bestseller del New York Times e di USA Today con oltre quaranta romanzi all’attivo e più di un milione di copie vendute nel mondo, sa bene come usare l’ambiente per amplificare la tensione narrativa.
Questo libro è perfetto per chi ama i thriller ad alto tasso di suspense perché troverà una moltitudine di sospettati: più si va avanti nella lettura, più piccole incongruenze vengono portate a galla e segreti mantenuti per trent’anni vengono svelati.
Si può anche pensare di aver capito verso quale direzione stia andando la storia, ma nelle ultime pagine Mary Burton riesce comunque a sorprendere. È uno di quei finali che ti fanno tornare mentalmente ai dettagli disseminati nel romanzo per rivedere cosa ti sei perso.
L’ultima cosa che ha visto è un thriller che sa tenere alta l’attenzione di chi legge grazie a un buon meccanismo narrativo e a personaggi credibili. Se questo è il vostro primo romanzo di Mary Burton, credo sia un ottimo punto da cui cominciare. Per lo meno per me lo è stato!
Traduzione: Marco Zonetti
Editore: Indomitus Publishing
Pagine: 396
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE

Mary Burton è un’autrice bestseller del New York Times e di USA Today con oltre quaranta romanzi thriller e suspense, tradotti in tutto il mondo con più di un milione di copie vendute. Ha ricevuto una nomination all’International Thriller Writer Award nel 2023 e tre nomination al RITA Award. È membro dell’International Thriller Writers, Sisters in Crime e Mystery Writers of America.