Trappola nella nebbia
Recensione di Giulia Magnanini
TRAMA
Una sera di novembre, una figura incappucciata sbuca dall’androne di un palazzo signorile di Milano e aggredisce, prima con l’acido e poi a coltellate, l’ambiziosa pm Mimma Arrigoni. Quasi per caso, nell’inchiesta si ritrova coinvolta anche Libera Cairati, la fioraia detective del Giambellino, che con la vittima ha un rapporto burrascoso perché sospetta sia troppo interessata al suo compagno, il commissario Gabriele. E se la polizia arranca sulle tracce della criminalità organizzata, Libera si imbatte fin da subito nei molti segreti personali della Arrigoni.
È solo un caso che l’agguato sia scattato alla vigilia del suo compleanno? E chi poteva volerla morta? Una moglie tradita, un amante deluso o uno dei delinquenti su cui la donna stava indagando – gente senza scrupoli, disposta a ingannare persone fragili con finte promesse d’amore? Tra appostamenti, bugie e false piste, la Miss Marple del Giambellino scoprirà la verità solo grazie all’aiuto dell’affiatatissima squadra di sempre: l’eccentrica madre Iole, la giornalista Irene, il burbero capocronista Cagnaccio, il fotografo Piè Veloce e Diego Capistrano, ex latitante con contatti tra gli ambienti più sordidi della città.
Per Libera, il caso si intreccia con quello – più privato – della scomparsa di un uomo che potrebbe essere suo padre, mentre il cuore continua a battere indeciso mettendo in pericolo la relazione con il commissario. E nella nebbia di Milano, ogni passo falso può diventare una trappola.
RECENSIONE:
In Trappola nella nebbia, Rosa Teruzzi apre il primo capitolo con un evento che colpisce come uno schiaffo: l’aggressione alla PM Mimma Arrigoni. Una figura incappucciata emerge dalla nebbia e la attacca con l’acido, per poi colpirla con una serie di coltellate che sembrano non lasciarle scampo. È un inizio duro, violento, che destabilizza subito il lettore e chiarisce il tono del romanzo: qui non c’è spazio per esitazioni, la minaccia è reale e si muove nell’ombra.
La Arrigoni, già personaggio controverso e spesso irritante — perché noi, inevitabilmente, tifiamo per Libera — diventa suo malgrado la vittima di un attacco che apre l’indagine in più direzioni. Il fatto che la PM sembri essersi invaghita di Gabriele aggiunge un ulteriore livello di tensione emotiva, soprattutto per Libera, che non ha mai nascosto la sua diffidenza nei confronti della donna. Una diffidenza reciproca, che rende il loro rapporto ancora più complesso.
Dentro questo scenario cupo come solo la nebbia di Milano sa essere, Libera emerge con la sua consueta combinazione di leggerezza e profondità. Rimane la migliore non perché sia un’eroina infallibile, ma perché è profondamente umana: osserva, ascolta, si mette in gioco, si preoccupa degli altri anche quando avrebbe tutto il diritto di pensare solo a sé stessa. In questo romanzo, però, qualcosa cambia.
Dopo anni passati a trattenere emozioni e desideri, Libera sembra finalmente pronta ad aprirsi. Il suo rapporto con Gabriele non è più un equilibrio fragile fatto di passi avanti e indietro: qui si intravede un movimento autentico, lento ma reale, verso la possibilità di costruire qualcosa di stabile. Non è un gesto plateale, non è romanticismo dichiarato: è un processo intimo, credibile proprio perché misurato.
Accanto a questo percorso più personale, la squadra del casello funziona come sempre: un gruppo affiatato e variegato, in cui ognuno porta un contributo unico. Irene con la sua lucidità
giornalistica, Cagnaccio con il sarcasmo ruvido, Piè Veloce con l’occhio rapido del fotografo — capace di sparire nel nulla non appena arriva la polizia — e Diego Capistrano con i suoi contatti negli ambienti più sordidi della città. Ma stavolta è Iole a brillare più di tutti. Con i suoi travestimenti improbabili, i tentativi di apparire in programmi televisivi molto conosciuti e la sua energia incontenibile, regala i momenti più divertenti e sorprendenti del romanzo. È una figura fuori dagli schemi, buffa e profonda allo stesso tempo, una di quelle che tutti avremmo voluto avere accanto: imprevedibile, affettuosa, coraggiosa e con uno stile assolutamente personale.
Il romanzo intreccia un caso pubblico e uno privato, ma solo temporaneamente. L’indagine sull’aggressione alla Arrigoni è il motore narrativo principale, mentre la ricerca dell’uomo che potrebbe essere il padre di Libera rimane sullo sfondo, come una linea emotiva che si prepara a emergere nei volumi successivi. È una scelta narrativa intelligente: la Teruzzi non forza la mano, non chiude tutto in un unico libro, ma lascia una porta socchiusa che incuriosisce e promette sviluppi futuri.
Il finale è dolceamaro, come spesso accade nella serie. Non cerca il colpo di scena a tutti i costi, anche se colpevole e movente risultano interessanti, ma offre una conclusione coerente e soddisfacente, che lascia il lettore con la sensazione di aver percorso un tratto importante della strada insieme ai personaggi. Trappola nella nebbia è un romanzo leggero nel ritmo ma mai superficiale nella scrittura: Rosa Teruzzi dosa con cura tensione, ironia e umanità, mantenendo sempre un equilibrio preciso.
Editore: Sonzogno
Pagine: 160
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE:

Rosa Teruzzi (1965) vive e lavora a Milano. Esperta di cronaca nera, è caporedattore della trasmissione televisiva Quarto grado (Retequattro). Oltre ai libri della serie I delitti del casello, editi da Sonzogno, ha pubblicato diversi racconti e tre romanzi. Per scrivere si ritira sul lago di Como, in un vecchio casello ferroviario dove colleziona libri gialli. Della stessa autrice abbiamo già recensito La Giostra delle Spie , La Ballata dei Padri Infedeli e Il Valzer dei Traditori.