“La perfezione dei finali imperfetti” di Kim Andrea Brofeldt

La perfezione dei finali imperfetti
“Per Sarah quei finali perfetti sono un dono, un modo delicato di restituire dignità. Ma forse, sotto sotto, sono anche un rifugio: un modo per non dover mai iniziare davvero la propria storia”.

La perfezione dei finali imperfetti

Recensione di: Beatrice Orrù

Trama: Sarah ha appena compiuto cinquant’anni e vive immersa in una routine di piccoli rituali e gesti di cura, caratterizzata da un’insolita compulsione: i «compimenti». Nella casa di riposo dove lavora, capita di continuo che un anziano muoia prima di finire un puzzle, un lavoro a maglia o un romanzo giallo. Così, con amorevole premura, è Sarah a comporre le tessere rimanenti, a sferruzzare i punti mancanti o a leggere ad alta voce gli ultimi capitoli davanti alla tomba del defunto.

Quei finali sono per lei un atto di generosità, ma forse anche una via di fuga da un passato doloroso, dal rapporto tormentato con il padre, da segreti mai confessati. Come se la necessità di concludere le vite degli altri le servisse a non dare mai inizio alla propria. Eppure, adesso qualcosa sta per cambiare. L’incontro con Mehmet, il fiorista del quartiere, apre un primo spiraglio inatteso: tra il profumo dei fiori, le tazze di tè condivise e strani rituali legati al numero tre, Sarah trova finalmente una connessione umana che non credeva più possibile.

E quando la vicina di casa le affida il figlio Bastian per poter restare accanto all’altra figlia malata, la piccola Alberte, in lei nasce una nuova consapevolezza. A differenza degli anziani, infatti, i bambini hanno davanti a sé un’intera esistenza e la loro storia è tutta da scrivere, non da concludere. Forse per Sarah è arrivato il momento di riprendere in mano anche la sua, di vita. Di fare pace con il passato senza pretendere un finale perfetto e di aprirsi alla promessa di nuove gioie ed emozioni, qualunque cosa il futuro le riservi.

Recensione:

La perfezione dei finali imperfetti di Kim Andrea Btofeldt è un romanzo estremamente toccante, capace di attraversare diverse dimensioni della vita partendo però dal suo punto più profondo: la fine. All’inizio, infatti, il tema dominante è la morte. Sarah, la protagonista, lavora in una casa di riposo ed è costantemente a contatto con essa. Ogni volta che un degente muore, lei effettua uno dei suoi “compimenti”: conclude ciò che l’anziano aveva lasciato incompiuto, che si tratti della lettura di un libro o di un puzzle.

Questo gesto rituale sembra essere l’unica cosa che la tiene a galla. L’incontro con Mehmet, il fiorista del quartiere, e soprattutto con Bastian, cambia ogni cosa. Bastian è un bambino di dieci anni di cui Sarah si prende cura, mentre la sua sorellina, Alberte, si spegne lentamente a causa di una malattia, accudita dalla madre. L’ingenuità e l’amore incondizionato del bambino aprono una crepa nel cuore di Sarah: da quel momento inizia a rivolgersi al passato, e i ricordi affiorano uno dopo l’altro. Emergono così segreti, bugie, amori e dinamiche familiari complesse.

In questo modo Kim Andrea Brofeldt trasforma il romanzo in una profonda analisi psicologica della protagonista e della sua singolare abitudine. Il passato di Sarah è avvolto nell’ombra e il viaggio a ritroso nella sua storia personale diventa uno degli elementi più coinvolgenti del romanzo. Capitolo dopo capitolo, ciò che emerge non solo spiega i suoi comportamenti presenti, ma riesce anche a sorprendere continuamente il lettore, aggiungendo nuovi tasselli a un quadro sempre più complesso e inquietante.

Tra segreti inconfessabili e crimini che affiorano gradualmente, “La perfezione dei finali imperfetti” si trasforma: da racconto inizialmente delicato e sentimentale, quasi intimo, evolve verso tonalità più oscure, sfiorando il genere del giallo e del mistero. Questo cambio di registro non è brusco, ma progressivo, e contribuisce a creare una tensione crescente che tiene il lettore costantemente coinvolto. È proprio questo il punto forte del libro; infatti attraverso questa costruzione stratificata che Kim Andrea Brofeldt riesce a conquistare chi legge: alimentando la curiosità, spingendo a interrogarsi sui personaggi e mantenendo viva l’attenzione fino all’ultima pagina.

L’unico vero punto debole del romanzo riguarda il personaggio di Mehmet, il fiorista, che appare costruito in modo meno convincente rispetto agli altri. La sua caratterizzazione lo rende ambiguo e, per certi aspetti, inquieto: la sua ossessione per il numero tre, che lo porta a ripetere ogni gesto tre volte e a ricondurre tutto a multipli di tre, lo colloca in una dimensione psicologica fragile, quasi disturbata. Questo tratto, pur interessante sulla carta, finisce per creare una certa distanza nel lettore e solleva dubbi sul suo ruolo nella crescita di Sarah.

Più che rappresentare un sostegno, Mehmet sembra riflettere e amplificare le fragilità della protagonista. Proprio per questo, risulta difficile immaginarlo come una figura realmente capace di aiutarla nel suo percorso di “guarigione”, che richiederebbe invece presenze più equilibrate, positive e solide dal punto di vista emotivo. Fortunatamente, nel corso della storia, Sarah entrerà in contatto anche con personaggi di questo tipo, che contribuiranno in modo più concreto alla sua evoluzione.

Nonostante questa debolezza, “La perfezione dei finali imperfetti” resta un romanzo scorrevole e ben scritto. Il registro è semplice, diretto, accessibile, e la narrazione procede con naturalezza. Anche se i dialoghi non sono particolarmente numerosi, il ritmo non ne risente: al contrario, la forte componente introspettiva mantiene viva l’attenzione e rende la lettura coinvolgente, evitando momenti di noia.

Traduzione: Alessandro Storti

Editore: Nord

Pagine: 368

Anno di pubblicazione: 2026

Autore:

Kim Andrea Brofeldt

Kim Andrea Brofeldt è un’autrice danese che per oltre vent’anni si è divisa tra i progetti letterari e l’insegnamento dell’arte a bambini e adolescenti. Dopo aver avuto un ictus nel 2021, ha capito che era giunta l’ora di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. La perfezione dei finali imperfetti è il suo romanzo d’esordio.

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