Intervista a Raoul Sandro Margarita

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Roul Sandro Margarita con il suo libro d’esordio “Il sacrificatore” letto e recensito dalla nostra Sabrina (Link recensione).
THRILLER LIFE: Il Sacrificatore porta con sé tutti I principali stilemi del thriller psicologico: quanto sei vicino al genere e quali sono le tue reference?
RAOUL SANDRO MARGARITA: Sono molto vicino al thriller psicologico, probabilmente perché è il genere che più amo sia da lettore che da spettatore. Oltre ai romanzi, infatti, sono un grande appassionato di cinema. Opere come The Shining, Prisoners, Se7en e Zodiac mi hanno insegnato che la vera paura non nasce dal mostro, ma dalla mente umana.
Tra gli scrittori che più mi hanno influenzato ci sono Donato Carrisi, Antonio Manzini, Jo Nesbø e Stephen King, autori molto diversi tra loro ma accomunati dalla capacità di entrare nella psicologia dei personaggi.
Quando ho scritto Il Sacrificatore non volevo soltanto raccontare la caccia a un serial killer, ma costruire una storia in cui ogni personaggio combattesse contro i propri demoni interiori. È questo che cerco nel thriller psicologico: non sapere soltanto chi è il colpevole, ma capire perché lo è diventato.
TL: Nella nota in coda al romanzo “Il Sacrificatore” ti sei “paragonato” al Sacrificatore e hai parlato del tuo rapporto con Vallesaccarda: le ambientazioni ti hanno dato lo spunto per creare il tuo romanzo o hai prima pensato alla storia per poi ambientarla nei tuoi luoghi?
RAOUL SANDRO MARGARITA: In questo caso è stata l’ambientazione a generare la storia. Vallesaccarda non è semplicemente il luogo in cui si svolgono gli eventi: è uno dei protagonisti del romanzo.
Fin da bambino sono rimasto affascinato dai suoi silenzi, dalle campagne, dalle vigne, dalle storie raccontate dagli anziani e da quella sensazione che ogni luogo custodisse un segreto. Quando ho iniziato a immaginare Il Sacrificatore, ho capito subito che una storia del genere non avrebbe potuto svolgersi altrove.
Tutti i luoghi descritti nel romanzo esistono davvero. Credo che questo abbia reso l’atmosfera più autentica. Prima ancora di immaginare l’assassino, avevo già davanti agli occhi il paese che avrebbe ospitato la sua follia.
TL: L’Irpinia, come il beneventano, è una terra ricca di rituali e simbologie ancestrali: quanto sei legato a questi elementi e quanto hanno influito sulla realizzazione del tuo romanzo?
RAOUL SANDRO MARGARITA: Moltissimo. Le superstizioni, le leggende popolari e i racconti tramandati di generazione in generazione mi hanno sempre affascinato. Sono cresciuto ascoltando storie che si muovevano continuamente sul confine tra realtà e mito.
Anche la mia infanzia, trascorsa a contatto con la terra, con la campagna e con la vigna, ha avuto un’influenza enorme sulla costruzione dell’immaginario del romanzo. Per questo nel libro ricorrono elementi come il miele, i frutti, i tralci di vite e i rituali simbolici.
Mi interessava raccontare come certe credenze antiche possano continuare a vivere sotto la superficie della modernità. A volte cambiano forma, ma non scompaiono mai davvero.
TL: Lucia Drusi viene immediatamente presentata come miglior investigatrice d’Italia, ma successivamente vengono messe in luce anche le sue fragilità, donando spessore e corpo alla sua figura letteraria. Come sei arrivato a costruire il suo personaggio?
RAOUL SANDRO MARGARITA: In realtà Lucia non è la migliore investigatrice d’Italia. È probabilmente la più famosa.
La sua notorietà nasce dal fatto che, per uno scherzo del destino, si è trovata a far arrestare suo padre, che in quel momento era il criminale più ricercato del Paese. Un evento che l’ha resa celebre ma che l’ha anche segnata profondamente.
Quando ho creato Lucia volevo una protagonista brillante ma profondamente umana. Una donna capace di risolvere enigmi complessi ma incapace, a volte, di trovare pace dentro sé stessa. Le sue fragilità non sono un limite: sono ciò che la rende reale.
Anche il suo nome ha per me un significato speciale: Lucia è il nome di mia nonna materna, originaria proprio di Vallesaccarda. In un certo senso, dentro Lucia Drusi convivono il mio amore per quei luoghi e la mia convinzione che le persone più forti siano spesso quelle che convivono con le ferite più profonde.
TL: Tiberio Riccardi è un’altra figura chiave del romanzo: sarà presente anche nel successivo Il Giostraio?
RAOUL SANDRO MARGARITA: Tiberio è un personaggio fondamentale. Non tanto per il lettore, quanto per Lucia.
Nel corso della storia, infatti, Lucia perde molte delle sue certezze e si ritrova a mettere in discussione persino la propria identità. In questo percorso Tiberio rappresenta qualcosa che non ha mai avuto davvero: una figura paterna positiva.
Per questo il suo ruolo va ben oltre quello del semplice mentore investigativo. È una presenza che aiuta Lucia a restare in piedi quando tutto il resto sembra crollare.
Sul suo ritorno ne Il Giostraio posso dire soltanto che il legame tra lui e Lucia non è affatto concluso. E che alcuni segreti, quando tornano a galla, possono cambiare il destino di un’intera saga.
La redazione di thriller life ringrazia Raoul Sandro Margarita per la disponibilità e gli augura il meglio




