“Le streghe di Smirne” di Mara Meimaridi

Le streghe di Smirne
“Le cose che so e quelle che sai le mettiamo sul piatto.”

Le streghe di Smirne

Recensione di: Chiara Ferrato

TRAMA:

Un divertentissimo catalogo di cattiverie, astuzie e sapienze femminili per conquistare e sottomettere i maschi, sbaragliare la concorrenza e difendersi dall’emarginazione. A Smirne, città cosmopolita sulle coste della Turchia, a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, un gruppo di donne tesse trame diaboliche, intrighi e inganni in un mondo duro di subalternità femminile, fame e conflitti tra etnie. La strega turca Attarte è la “madre”, colei che “vede”, decide e cambia i destini.

Sotto la sua guida le greche Eftalía e la figlia Katina faranno un’ascesa sociale strepitosa, sollevandosi dalla miseria per arrivare al controllo della città attraverso i successivi matrimoni di Katina con magnati del cotone e del tabacco, armatori e pascà. Dopo un avvio nella normalità dell’oggi, il romanzo ci porta in un mondo affascinante dove domina l’esperienza magica e sessuale delle donne. Grazie al calibrato alternarsi d’ironia e ricostruzione storica, Le streghe di Smirne è stato un grande successo editoriale in Grecia.

RECENSIONE:

C’è una scatola di zinco arrugginita con quattro pietruzze azzurre agli angoli e le parole “Dillo a me” incise sopra. C’è un bauletto rosso granato sigillato con ceralacca, tirato fuori da un ripostiglio pieno di naftalina. E c’è una donna, Maria, che apre quei quaderni in pelle scura e comincia a sentirsi dettare storie da qualcuno che non c’è più.

È da qui che comincia “Le streghe di Smirne” di Mara Meimaridi, romanzo pubblicato originariamente in Grecia nel 2001 e arrivato in Italia grazie a Edizioni E/O con la traduzione di Luigina Giammatteo. Un libro difficile da catalogare: non è un thriller puro, non è un romanzo storico nel senso convenzionale, non è un’opera esoterica nel senso superficiale del termine. È tutte queste cose insieme, e forse proprio per questo non è un libro per tutti.

La struttura narrativa è volutamente irregolare, quasi labirintica. Al centro c’è Katina, donna nata in Cappadocia intorno al 1878, che con la madre Eftalía arriva bambina a Smirne nel 1887 e da lì costruisce con intelligenza, audacia, magia e qualche crimine, una vita straordinaria. La sua storia viene “dettata” a Maria, la narratrice contemporanea che scopre i quaderni della prozia e diventa suo tramite involontario verso il mondo dei vivi. Il terzo livello narrativo è quello di Elenítza, bambina muta con poteri mistici raccolta per strada da Katina nei quartieri ebrei di Smirne, che riappare vecchissima nella Atene degli anni Ottanta portando con sé le chiavi di decifrazione degli scritti di sua madre.

La Smirne che Mara Meimaridi restituisce è il punto di forza più evidente del romanzo. La città ottomana di fine Ottocento è descritta con precisione e sensorialità notevoli: i quartieri greci, turchi, armeni ed ebrei che si sfiorano senza mai davvero mescolarsi; i caffè del Quai con le orchestre di mandolini italiani; i vicoli odorosi di sardine e spezie orientali; le sartorie di via Europa e le profumerie con le acque di lavanda. È una civiltà che la Grande Catastrofe del 1922 spazzerà via completamente. Meimaridi costruisce questo mondo con la consapevolezza di chi descrive qualcosa che non esiste più, conferendo alla narrazione una nostalgia dolorosa che non ha nulla di sentimentale.

Il tema che più colpisce, e che costituisce il cuore pulsante del libro, è quello del matriarcato come trasmissione del sapere femminile. La catena che unisce nonna Eléni, Attarte, Eftalía, Katina, Elenítza e infine Maria, non è soltanto una genealogia di streghe: è una linea di conoscenza pratica, di sopravvivenza, di potere conquistato in un mondo che lo nega sistematicamente alle donne.

Le ricette di bellezza si mescolano agli scongiuri turco-cappadoci, le formule magiche alle strategie commerciali per vendere marmellate in Inghilterra e sigarette profumate all’esercito ottomano. Ogni donna di questa stirpe impara a usare ciò che ha, il corpo, la mente, i profumi, i filtri, le carte, per sopravvivere e, quando possibile, prosperare. È un messaggio forte e coerente, espresso senza retorica, attraverso azioni concrete e scelte spesso moralmente ambigue.

Katina è un personaggio memorabile proprio perché non è simpatica nel senso tradizionale del termine. È ambiziosa, manipolatrice, capace di distruggere il matrimonio di un’altra donna con freddezza calcolata, di abbandonare Elenítza per proteggere il figlio e, in un momento di gelosia cieca, di uccidere. Mara Meimaridi non la assolve né la condanna: la mostra, e lascia al lettore il compito di giudicare. Questa scelta narrativa è coraggiosa e conferisce al personaggio una tridimensionalità che raramente si trova in figure simili.

Se i punti di forza sono la Smirne storica, la figura di Katina e il tema del matriarcato, i punti di debolezza sono altrettanto evidenti. Il romanzo soffre di una struttura che a tratti diventa disorientante, non per complessità voluta, ma per mancanza di ritmo. Alcune sezioni, in particolare le lunghe digressioni sui commerci di tabacco e fichi rallentano la lettura senza aggiungere abbastanza alla caratterizzazione dei personaggi. La cornice contemporanea di Maria risulta spesso meno riuscita rispetto alla parte storica: la sua voce è ironicamente moderna, quasi eccessivamente disinvolta rispetto alla densità di ciò che racconta.

Anche la figura di Attarte, divinità femminile arcaica che attraversa i secoli invariata, rimane volutamente nebulosa. Chi cerca spiegazioni razionali non le troverà. Chi accetta il patto narrativo di un realismo magico che non sente il bisogno di giustificarsi troverà nell’epilogo uno dei momenti più belli del libro: il testamento di Attarte alle sue figlie, una profezia poetica sulla fine dei tempi che chiude il romanzo con tono da mito fondativo.

Le streghe di Smirne è un romanzo imperfetto ma genuino. Non è un thriller nel senso stretto e chi si aspetta suspense classica potrebbe rimanere deluso. È piuttosto un libro da affrontare con pazienza, lasciandosi trasportare dall’accumulo di voci, epoche e profumi, accettando che non tutto quadri e non tutto si spieghi. Per chi ama la narrativa storica al femminile con venature magiche, è una lettura che lascia il segno.

Traduzione: Luigina Giammatteo

Editore: Edizioni e/o

Pagine: 512

Anno di pubblicazione: 2026 (nuova edizione; originale greco 2001)

AUTORE:

Mara Meimaridi

Mara Meimaridi è nata a Kastella, ad Atene. Antropologa con studi di filosofia, archeologia e biologia, ha preso parte a scavi archeologici presso le tombe micenee. La pubblicazione del suo primo romanzo, Le streghe di Smirne, tradotto in molte lingue, è diventata un caso editoriale in Grecia.

Condividi questo articolo:

Potrebbero interessarti anche: