Aura oscura di Roberta Bucci con Intervista

Aura oscura
“Alcuni ricordi vengono sepolti per proteggerci. Riportarli a galla ha sempre un prezzo.”

Aura oscura

AUTORE: Roberta Bucci

RECENSIONE DI: Chiara Ferrato

TRAMA:

Alma ha costruito una vita felice a Cruna, caratterizzata da un lavoro appagante come giornalista e da un compagno premuroso. Sotto la superficie di questa apparente normalità, pulsano le ombre di un passato torbido trascorso ad Annosa, il borgo montano dove è cresciuta. Qui, diciannove anni prima, la sua infanzia si è interrotta insieme alla sparizione della sua migliore amica Bea. Quando una telefonata improvvisa riapre quella vecchia ferita, Alma è costretta a tornare tra le montagne che l’hanno vista fuggire e ad affrontare i suoi demoni, tra boschi fitti e segreti inconfessabili. Perché ad Annosa nulla resta sepolto per sempre e la verità risiede nelle fredde acque del suo lago.

RECENSIONE:

Ci sono thriller che corrono e thriller che avvolgono. Aura oscura di Roberta Bucci appartiene alla seconda categoria: un romanzo che lavora per stratificazioni, atmosfere e non detti, in cui la tensione non nasce dall’inseguimento ma dal lento riaffiorare di qualcosa che è stato dimenticato. È un esordio ambizioso, che sceglie la strada più difficile quella psicologica e la percorre con una sicurezza sorprendente.

La struttura è uno dei suoi punti di forza. Roberta Bucci alterna tre piani narrativi segnalati fin dai titoli dei capitoli: l’“Ora” di Alma adulta, che vive a Cruna una vita costruita per proteggersi dal passato; l’“Allora” dell’adolescenza ad Annosa, con l’amicizia luminosa e tossica con Bea; e un presente incalzante che il lettore intuisce fin dal prologo, quando una donna si risveglia drogata e prigioniera in un luogo che sa di muffa e abbandono. Questi tre tempi si rincorrono e si illuminano a vicenda, e la scrittrice sa esattamente quando spezzare una linea per riprendere l’altra, tenendo il lettore sospeso tra ciò che è stato e ciò che sta accadendo.

Il cuore pulsante del romanzo è il rapporto tra Alma e Bea. Roberta Bucci lo costruisce con una delicatezza: Bea è la ragazza dai “capelli di miele”, bellissima, magnetica, spietata e fragile insieme, capace di far sentire Alma amata e inadeguata nello stesso istante. È il ritratto, molto riuscito, di quelle amicizie adolescenziali totalizzanti in cui l’ammirazione sconfina nella dipendenza e l’affetto convive con una sottile prevaricazione. Chiunque abbia avuto un’amica così, di quelle che ti definiscono e ti annullano, riconoscerà ogni sfumatura di questo legame, ed è questo che rende il romanzo emotivamente vero anche nei suoi risvolti più oscuri.

Annosa, poi, è un personaggio a sé. Roberta Bucci costruisce un paese di montagna chiuso, superstizioso, dominato dal bosco e dal lago, in cui la comunità “conosce e crede di conoscere il suo vicino” e i pericoli si immaginano sempre provenire da fuori. La Festa dell’Ancella, con il suo rito arcaico di padroni, schiavi e sacrifici, dà al romanzo una patina inquietante, quasi folk-horror, che amplifica il senso di minaccia.

Molto interessante è anche l’elemento che dà il titolo al libro: l’“aura” di Alma, quella sensibilità particolare, il freddo improvviso, il pizzicore alla nuca che le fa presagire la morte e la disgrazia. Roberta Bucci la usa con misura, senza mai trasformare il romanzo in una storia sovrannaturale, lasciandola piuttosto sospesa tra dono, maledizione e sintomo psicologico. È un’ambiguità ben gestita, che tiene il lettore sul confine tra il razionale e l’inspiegabile.

Il tema centrale del libro, che qui non sveliamo nei suoi sviluppi,  è la memoria: come la mente seppellisce ciò che non può sostenere, come i “falsi ricordi ci proteggono”, e cosa succede quando qualcuno decide di scavare fin sotto quella superficie. Roberta Bucci intreccia questa riflessione con la vicenda thriller in modo organico, e la parte dedicata al percorso terapeutico di Alma diventa la parte emotivo del romanzo, più ancora dell’indagine sulle scomparse.

Se c’è un limite, è che la ricchezza stessa del romanzo può chiedere al lettore una certa pazienza: la scrittura è densa, molto descrittiva, a tratti indugia sulle atmosfere più di quanto un lettore in cerca di ritmo serrato gradirebbe. Ma è una scelta coerente con la natura del libro, che vuole immergere più che trascinare. Chi si lascia andare a quel ritmo ipnotico ne è ampiamente ripagato, soprattutto in un finale che rimette in discussione molto di quanto si credeva di aver capito.

In conclusione, Aura oscura è un esordio di notevole maturità: un thriller psicologico atmosferico e stratificato, con una protagonista sfaccettata, un’antagonista indimenticabile e un’ambientazione che non si dimentica facilmente. Roberta Bucci dimostra di saper gestire la tensione e i temi difficili con eleganza. Un romanzo da leggere lentamente, lasciandosi avvolgere dalla sua ombra.

TRADUZIONE: N/A – opera italiana

TITOLO ORIGINALE: Aura oscura

EDITORE: bookabook

PAGINE: 463

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026

Intervista

Buongiorno cari lettori, la graditissima ospite del nostro spazio interviste di oggi è Roberta Bucci, con il suo libro “Aura Oscura” (Bookabook Editore, 2026) letto e recensito dalla nostra Chiara Ferrato.

THRILLER LIFE: Il romanzo è costruito su tre piani temporali che si alternano: l’“Ora” di Alma adulta, l’“Allora” dell’adolescenza ad Annosa, e un presente che il lettore intuisce fin dal prologo. È una struttura complessa che richiede un controllo narrativo notevole. Come hai lavorato all’incastro dei tre piani temporali? Avevi la struttura ben definita fin dall’inizio, oppure l’equilibrio tra i tempi è emerso durante la scrittura e la revisione?

Roberta Bucci: C’era nel cuore del progetto l’idea di alternare, mescolare e con-fondere tre linee temporali diverse: un’idea ambiziosa, ma necessaria all’efficacia di quel corto circuito che alterna l’osservatore in spettatore, coinvolgendolo. In questo modo, il lettore è sempre chiamato in causa; non gli si richiede solamente di seguire la linea narrativa, ma di partecipare ad un “gioco” nel quale ha il ruolo di districare i nodi narrativi, scoprire la verità prima che venga svelata, su più universi paralleli.

Detto questo, sebbene una certa struttura di base fosse necessaria per mantenere coerenza e lucidità, gran parte delle scelte sono venute fuori man mano che il romanzo ha preso consistenza. In un certo senso sono stati i personaggi stessi, con le loro personalità complesse, a definire ad un certo punto i ritmi, scegliendo una strada piuttosto che un’altra e definendo inevitabilmente così i vari piani degli universi narrativi.

THRILLER LIFE: Il rapporto tra Alma e Bea, l’amica dai “capelli di miele”, magnetica e spietata, è il cuore emotivo del romanzo: un’amicizia adolescenziale totalizzante in cui l’ammirazione sconfina nella dipendenza.

Bea è un personaggio magnetico e disturbante insieme. Ti sei ispirata a un’amicizia reale, o è nata interamente dalla tua immaginazione? E ti è mai dispiaciuto, come autrice, per come alcuni personaggi la giudicano?

Roberta Bucci: nessun personaggio corrisponde nettamente ad una persona realmente esistita, ma è inevitabile aver ricevuto ispirazione ed averli contaminati con le mie esperienze di vita. Del resto, la commistione tra ammirazione che sconfina nella dipendenza e sentimento profondo di amicizia appartiene ad una fase di passaggio tipica della fase adolescenziale, in cui tutto viene vissuto ed amplificato al massimo.

Ho a cuore tutti i miei personaggi, per tutti ho provato sentimenti contrastanti in uno spettro che varia dalla rabbia alla compassione.

Bea è un personaggio magnetico ed affascinante, ma anche carico di ombre; è certamente enigmatica, manipolatrice, dalla morale altamente discutibile. Ma è prima di tutto una vittima; inadeguata, insicura, ossessiva. Fragile.

Non esistono nel romanzo personaggi di sola luce. Sono tutti fallibili, soprattutto quando pronti a giudicare.

Non lo siamo forse tutti?

THRILLER LIFE:  Annosa: con il bosco, il lago e la Festa dell’Ancella, il suo rito arcaico di padroni, schiavi e sacrifici; è un’ambientazione quasi folk-horror che dà al romanzo una patina inquietante e opprimente.

La Festa dell’Ancella è un’invenzione potente. Ti sei ispirata a riti o tradizioni reali di qualche comunità di montagna? E quanto è stato importante, per la storia, ambientarla in un paese piccolo e chiuso piuttosto che in una città?

Roberta Bucci: Sono molto affascinata dalle feste pagane e di folklore, soprattutto quelle del nord Europa. In particolare, l’ispirazione è arrivata da due eventi: dai Krampus, figure demoniache che animano una festa dalle origini antichissime che si svolge anche nel Nord Italia e dalla festa di Midsummer che si svolge in Svezia. Vidi entrambi questi riti folkloristici grazie a due film – il cinema, altra mia altra grande passione – e ne rimasi totalmente affascinata. La mia morbosa curiosità ha poi fatto il resto, spingendomi ad approfondire e capirne i meccanismi, rigenerandoli nella mia storia.

L’ambientazione è stata fortemente studiata e voluta: Annosa è un luogo piccolo, in cui i pericoli sembrano arrivare da fuori, in cui l’identità si cristallizza con il soprannome che si guadagna dalla comunità. È un luogo pulsante, la cui anima supera quelle individuali e diventa collettivistica. Protettivo quanto pericoloso. Un luogo, come tutte le piccole comunità,  in cui ci si sente al sicuro, finché non si scopre che nessuno conosce  mai davvero nessuno.

THRILLER LIFE:  L’“aura” di Alma: il freddo improvviso, il pizzicore alla nuca che le fa presentire la morte, resta volutamente sospesa tra dono sovrannaturale, maledizione e sintomo psicologico, senza mai sciogliersi del tutto in una direzione.

Hai scelto di lasciare ambigua la natura dell’aura di Alma: presagio reale o proiezione della sua mente? È stata una decisione presa fin dall’inizio, e temevi che i lettori volessero una risposta più netta?

Roberta Bucci: quello che più amo del thriller psicologico, è la con-fusione dei confini. Mentre in un giallo, in un poliziesco, il lettore ha a disposizione tanti pezzi e cerca di metterli insieme prima che venga svelato l’assassino, nel thriller di matrice psicologica, il patto tacito con il lettore è quello di lasciare briciole e instillare dubbi su dove si trovi effettivamente la verità. Il viaggio che si conduce è attraverso la manipolazione, costringendo il lettore a rimescolare continuamente tutto, persino le verità che presumeva di aver capito.

In questa sadica danza, lasciare aperta la possibilità di avere a che fare con una dimensione che si fonde tra psicologica e sovrannaturale, è semplicemente il richiamo alla nostra finitezza e fallibilità come esseri umani. Ci sono cose che fatichiamo a capire e le risposte sono spesso poco definite, alternando scienza e coscienza. Ho volutamente negato risposte nette, perché secondo me, nella vita, più che le risposte, è importante farsi le domande giuste.

THRILLER LIFE: Il tema centrale del romanzo è la memoria: come la mente seppellisce ciò che non può sostenere, e l’idea che “i falsi ricordi ci proteggono”. Il percorso terapeutico di Alma diventa la parte emotiva del libro.

Il romanzo si documenta con cura sul tema della memoria e delle sue distorsioni. Come ti sei avvicinata a questi argomenti? C’è stata una lettura, un incontro o un’esperienza che ha fatto scattare l’idea del libro?

Roberta Bucci: Ho un legame emotivo profondo con il tema della memoria, da sempre. Una ricerca, quando si parla di temi così delicati e profondi, secondo me non basta. Ho provato in prima persona le esperienze terapeutiche che cito, in particolare l’ipnoterapia.

Ovviamente ho riadattato e romanzato il tutto alle necessità del romanzo, ai traumi di Alma e al suo percorso. Ma non ho inventato niente, né ho applicato solo la teoria. La potenza che emerge da queste pratiche appartiene alla verità.

THRILLER LIFE:  Aura oscura è pubblicato da bookabook, la casa editrice che seleziona i libri attraverso il sostegno dei lettori: prima la valutazione degli editor, poi il pre-ordine di chi ne diventa in un certo senso “editore morale”.

Che esperienza è stata pubblicare attraverso un percorso in cui sono i lettori stessi a decretare la nascita del libro? Ha cambiato in qualche modo il tuo rapporto con il pubblico, sapere che qualcuno ha “scommesso” su di te prima ancora di leggere il romanzo finito?

Roberta Bucci: è stata un’esperienza intensa, impegnativa e formativa, che mi ha costretta ad uscire dalle mie zone di confort e mettermi in gioco, esponendomi con fatica, in prima persona. Ho riscontrato moltissimo affetto e sostegno, tanto che sono arrivata all’obiettivo del crowdfunding con estrema serenità, proprio perché il mio obiettivo era l’esperienza in sé e non avevo aspettative sul risultato.

Molte situazioni hanno comunque superato le aspettative, ho ricevuto stima e riconoscimento da persone che neanche conosco, da vecchie conoscenze che non vedevo e sentivo da moltissimi anni, e ovviamente, dagli affetti vicini.

Ha funzionato potentemente il passaparola, poiché la bozza grezza del mio manoscritto era a disposizione dei sostenitori, e molti, che lo avevano iniziato per curiosità, lo hanno poi finito in fretta e suggerito ad altri. Si è diffuso a macchia d’olio, così come l’affetto che ho percepito. Tutta l’esperienza mi ha rigenerato, togliendomi di dosso parecchio del cinismo che mi si era appiccicato dopo un difficile periodo della mia vita precedente a questa esperienza.

AUTORE:

Roberta Bucci nasce nel 1983 e cresce a Canino (VT). Sin da bambina è un’assidua lettrice e appassionata di scrittura creativa. Affascinata dalle diverse forme di comunicazione, nel 2009 consegue una laurea magistrale con lode in Teorie della comunicazione e Tecniche dei linguaggi persuasivi presso l’università di Siena. “Aura oscura” è il suo romanzo d’esordio.

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