Il ragno nella tela

Il ragno nella tela
“La scrittura è il dipinto dell’anima. E ogni tratto, prima o poi, confessa la verità.”

Il ragno nella tela

AUTORE: Nunzia Scalzo

RECENSIONE DI: Chiara Ferrato

TRAMA:

Dopo il successo de La regola dell’ortica, la grafologa forense Nunzia Scalzo torna con la sua formidabile protagonista Bea Navarra per portarci nuovamente nel lato più oscuro della sua Sicilia, sempre in agguato come il ragno nella tela.

“Certe volte, baronessa, la verità non è una linea retta e non è neanche una bella grafia. È uno scarabocchio. Il mio lavoro è leggerlo comunque.”

“Questa famiglia raggiungerà la pace e la serenità solo quando il diavolo sarà schiacciato. Non fidarti di chi ti è più vicino, non è mai quello che sembra.” 

A trovare il sinistro messaggio nascosto dietro un quadro è la baronessa Giacinta Luce Di Gregorio. Nell’isolamento della sua villa immersa tra le colline di Caltagirone, la donna sta cercando di superare una serie di lutti che l’hanno colpita di recente, e adesso ecco queste parole velenose. Chi le ha scritte? Chi è il diavolo da eliminare? E cosa significa la sequenza alfanumerica in greco antico che le accompagna? È una minaccia travestita da maledizione?

Per venirne a capo, la baronessa si rivolge a Bea Navarra, grafologa forense abituata a leggere la verità nelle tracce lasciate dalla scrittura. Ma l’analisi delle lettere e dei numeri dietro il quadro, e dell’inchiostro molto particolare usato per tracciarli, non basta: bisogna ricostruire l’albero genealogico della baronessa partendo proprio dalle scritture dei suoi membri perché “la carta non dimentica”. Giacinta però sembra restia a concedere documenti e informazioni. Insieme all’amico giornalista Domenico Grimaldi, a Erina, l’amica affilata e irresistibile, e grazie a una dritta di suo figlio Teo, studioso di astrofisica e buon conoscitore del deep web, Bea finisce per trovarsi al centro di una rete di menzogne che intreccia passato e presente, sangue e denaro, amore e vendetta. 

Analizzando ogni grafia, ogni firma, ogni carta, Bea cerca di ricostruire una sorta di mappa familiare fatta di testamenti falsi, morti sospette e segreti troppo a lungo custoditi.

RECENSIONE:

Ci sono detective che indagano con la pistola, altri con il microscopio. Bea Navarra, protagonista di Il ragno nella tela di Nunzia Scalzo, indaga con le lampade di Wood, i filtri agli infrarossi e gli ingrandimenti fotografici a 180x. È questa la scommessa vincente del romanzo: mettere al centro di un giallo una figura professionale rara nella narrativa italiana, la grafologa forense e raccontarne il lavoro con una precisione e una passione che diventano, pagina dopo pagina, il vero fulcro del libro.

Il romanzo si apre con una scena magistrale: Bea in tribunale che dimostra come un assegno sia stato falsificato con una penna a inchiostro a scomparsa, ricostruendo l’artificio davanti a una corte ammutolita. È una sequenza che vale da sola l’ingresso nel personaggio: capiamo subito chi è Bea, competente fino alla pedanteria, ironica fino al sarcasmo, allergica ai riti del foro ma innamorata del proprio mestiere.

Ed è proprio la resa del lavoro grafologico l’elemento più interessante di tutto il romanzo. Nunzia Scalzo non si limita ad accennare alla professione: la mostra dall’interno, con un lessico tecnico reale i gesti fuggitivi, lo spazio grafico come percezione di sé, l’analisi degli inchiostri senza mai risultare arida o didascalica. Anzi, la scrittrice ha il merito di far capire al lettore che la grafologia forense è “una cosa seria, un lavoro tecnico importante”, ben lontana dalla chiacchiera da salotto, e questa rivendicazione professionale attraversa tutto il libro con orgoglio.

Il mistero è costruito con intelligenza: un documento nascosto dietro un quadro perturbante, una scrittura che cambia colore e sbiadisce, un codice in greco antico, una firma che sembra una foglia. Nunzia Scalzo dissemina indizi visivi e tecnici che il lettore prova a decifrare insieme a Bea, e l’enigma del dipinto, con la sua figura ambigua, né maschile né femminile, di ispirazione caravaggesca esercita un fascino inquietante che tiene alta la tensione.

Ma Il ragno nella tela è anche, e forse soprattutto, un romanzo profondamente siciliano. L’ambientazione tra Catania e Palermo è resa con amore e precisione: la villa decadente della baronessa, con la sua servitù, i suoi animali, la sua bellezza sbeccata, è un piccolo capolavoro di atmosfera.

E la lingua, l’italiano di Bea intrecciato al dialetto dei personaggi, le battute in siciliano, i proverbi danno al testo un sapore autentico e un ritmo tutto suo. Il rapporto tra Bea e Domenico, il giornalista suo “fido aiutante”, offre poi un contrappunto brillante fatto di battibecchi, cibo e affetto ruvido: sono le pagine più divertenti del libro, e alleggeriscono con eleganza i risvolti più cupi della vicenda.

Non mancano i temi forti: una famiglia decadente segnata da lutti e silenzi, una ragazza fragile lasciata ai margini, un traffico di essere umani sullo sfondo delle strade siciliane che Nunzia Scalzo affronta senza compiacimento, lasciando che siano lo sguardo lucido e il sarcasmo difensivo di Bea a mediare il dolore. È una scelta che funziona: il libro resta un giallo godibile e ritmato senza rinunciare a una sua profondità.

Se si vuole cercare un limite, la ricchezza di divagazioni colte, ironiche, gastronomiche può in qualche punto rallentare la corsa dell’indagine, e il lettore in cerca di puro thriller potrebbe desiderare un passo più serrato. Ma è il prezzo, lieve, di un romanzo che sceglie di essere anche ritratto di carattere e di territorio, e non solo meccanismo poliziesco.

In conclusione, Il ragno nella tela è un giallo intelligente e originale, con una protagonista che si vorrebbe rivedere presto in altre indagini. Nunzia Scalzo firma un romanzo che intrattiene, incuriosisce e caso raro insegna qualcosa, facendoci entrare in un mestiere affascinante e poco raccontato. Da leggere con un cannolo a portata di mano e la voglia di lasciarsi condurre, un tratto di penna alla volta, dentro il mistero.

TRADUZIONE: N/A – opera italiana

TITOLO ORIGINALE: Il ragno nella tela

EDITORE: Feltrinelli

PAGINE: 272

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026

AUTORE:

Nunzia Scalzo è grafologa forense e giornalista. Nata per caso in Germania da genitori siciliani, dopo i primi anni torna in Sicilia, dove vive e lavora. Si laurea in Filosofia all’università di Catania, poi si perfeziona in Filosofia del linguaggio. La sua prima grande passione è quella per il giornalismo e la scrittura: è direttrice editoriale del settimanale regionale “I Vespri” e collaboratrice delle pagine culturali del quotidiano “la Repubblica”, edizione di Palermo.

Contemporaneamente matura l’altra grande passione, quella per la grafologia forense: dal 2003 è iscritta al Tribunale di Catania e ha lavorato a migliaia di casi.

La regola dell’ortica è il suo primo romanzo.

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