Cose di famiglia
AUTORE: Sara B. Elfgren
RECENSIONE DI: Cantatore Marina
TRAMA:
«Mirjam, sorella adorata. Come sai, presto sarà il mio compleanno. “Nel mezzo di una difficile separazione, Mirjam riceve un messaggio inaspettato da Nia, la sorella che ha inutilmente cercato di cancellare dalla propria vita. È un invito a festeggiare i suoi quarant’anni sull’isola dove hanno trascorso le indimenticabili estati della loro infanzia. Forse si tratta di un ultimo tentativo da parte di Nia di salvare il loro rapporto, ma tornare in quel paradiso perduto significa riaprire vecchie ferite, perché l’isola, un tempo di proprietà della sua famiglia, ora appartiene a Konrad, il marito violento di Nia, l’ultimo dei compagni sbagliati che hanno segnato la vita della sorella.
E Mirjam sa che gli uomini violenti difficilmente cambiano. In quello spazio che ora le sembra molto piccolo, l’atmosfera si fa sempre più tesa, l’aria soffocante, il senso di pericolo incombente. Finché una notte di tempesta non riporta a galla tutta la violenza rimasta a gorgogliare sotto la superficie, e mentre le forze della natura si scontrano con il male degli uomini, sull’isola si consuma un dramma che costringe Mirjam a prendere una decisione dalle conseguenze irreversibili.
In un romanzo ad altissima tensione, Sara B. Elfgren racconta con profonda sensibilità psicologica una storia di amore incondizionato e dipendenza, mostrandoci come la bellezza e il terrore più grandi spesso si annidino nei legami con le persone a noi vicine.
RECENSIONE:
In “Cose di famiglia” Sara B. Elfgren ci introduce, attraverso il rapporto di due sorelle, uno dei problemi attuali che colpisce la nostra società tutti i giorni, quello della violenza di genere e del femminicidio.
Il romanzo si apre con la nostra protagonista Mirjam, insegnante d’arte che mentre si trova in un periodo buio della sua vita, riceve un invito al quarantesimo compleanno della sorella Lavinia, detta NIA, che non sente da anni, da quando i rapporti si erano interrotti a causa del marito di Nia, un uomo violento e crudele, dal quale però la donna non riesce a staccarsi. Non appena Mirjam vede il messaggio decide immediatamente di cogliere l’opportunità di ricongiungersi all’amata sorella e aiutarla finalmente a liberarsi del marito, impresa che si rivelerà difficile da attuare.
Il tema della violenza è centrale in tutto il romanzo e l’autrice riesce amabilmente a descrivere, non solo il meccanismo di manipolazione di questi uomini che riescono ad abbindolare le ragazze nascondendo la loro vera natura e manifestandola solo quando ormai è troppo tardi, ma anche il processo di degradazione del rapporto che parte sempre da qualche schiaffo, dall’isolare la vittima completamente da tutte le persone che le vogliono bene fino ad arrivare al caso più estremo dell’omicidio.
La bravura di Sara B. Elfgren sta anche nel descrivere il processo interiore della vittima, che più passa il tempo con il suo carnefice, più trova difficile distaccarsi, non solo perché le risulta difficile credere che l’uomo che fino a qualche momento prima era gentile si possa essere trasformato in un mostro, ma anche soprattutto per il timore di una possibile ripercussione non solo su di lei ma anche sulle persone che le sono vicine.
L’aspetto più affascinante della storia però è che questo tema viene descritto attraverso il rapporto di amore tra due sorelle, unite da un’infanzia terribile, tanto che Mirjam farà di tutto per aiutare Nia, nonostante rischi delle ripercussioni su sé stessa. Attraverso questo, l’autrice, introduce anche un altro tema interessante, che si riscontra spesso quando ci si trova di fronte a casi di violenza domestica, quello dell’isolamento della vittima causato anche spesso dai parenti o amici che non vogliono credere che un uomo rispettoso e perbene possa essere in realtà un uomo crudele.
Per quanto riguarda i personaggi, l’autrice riesce a delineare molto bene le due protagoniste femminili e il loro attaccamento quasi morboso, in particolare quello di Mirjam, che considera Nia come la persona più importante della sua vita tanto da sentirsi più volte abbandonata dalle molte relazioni della sorella. D’altro canto, Nia viene descritta come una ragazza cosi carente di affetto che ricerca nelle relazioni il rapporto mancato con il padre, e che attribuisce alle relazioni un atteggiamento così totalizzante da trascurare tutto il resto e fare affidamento sulla sorella solo nel momento del bisogno.
Il terzo personaggio che presenta una descrizione accurata è quello del marito di Nia, che viene descritto come completamente diverso da quando si erano conosciuti da universitari, descrivendo un cambiamento radicale da un giovane timido a un adulto strafottente, morboso e violento.
La bravura di Sara B. Elfgren sta anche nella descrizione dei personaggi secondari, con le loro sfumature e peculiarità, come l’amica Emelie, descritta come pettegola fin da ragazzina e che vuole mettersi sempre in mezzo alle discussioni.
Infine molto dettagliata è anche la descrizione dell’ambiente in cui viene descritta in modo accurata l’isola in cui svolge gran parte del romanzo e luogo che le due donne avevano amato fin da ragazzine.
Ultimo elemento da sottolineare è lo stile di scrittura, semplice, facile da leggere, l’unica pecca forse è il continuo salto tra il passato e il presente che a volte non risulta funzionale perché spezza il ritmo e disorienta.
In sostanza Cose di famiglia è un romanzo interessante e molto dettagliato nelle descrizioni delle vicende attuali, espresso tramite un linguaggio semplice, che arriva a tutti.
TRADUZIONE: Laura Cangemi
EDITORE: Marsilio
PAGINE: 304
ANNO DI PUBLICAZIONE: 2026
AUTORE:

Sara B. Elfgren è una celebre autrice svedese, tradotta in trenta lingue. Oltre a numerosi libri per ragazzi, ha scritto graphic novel, testi per il teatro, la televisione, il cinema, la radio e il mondo dei videogiochi. Ha ricevuto numerosi premi letterari ed è stata candidata all’August Prize e al Nordic Council Literature Prize.