Gran galà con delitto
TRAMA:
Quanto può essere misterioso un invito a cena? Se arriva dalla contessa Mazzucco, che detesta profondamente il genere umano, parecchio. Soprattutto quando il destinatario è uno scrittore di poca fama che nulla ha a che fare con la nobiltà. Perché sì, a metà degli anni Sessanta, per qualcuno la classe sociale conta ancora, eccome. Eppure eccolo lì, seduto alla stessa tavola con un principe, un uomo dall’accento latino-americano che trasuda sangue blu da ogni poro e la nipote ribelle della padrona di casa. Gli altri accompagnatori saranno pure meno titolati, ma non per questo più cordiali. Forse si domandano che cosa ci faccia lui tra loro.
In realtà, se lo chiede anche lui. Lo scrittore ha la netta impressione che ciascuno degli ospiti sia lì per chiedere qualcosa alla contessa, e che tra loro corrano legami segreti che nessuno desidera veder affiorare. Di una cosa è certo: è la cena più strana a cui abbia mai partecipato. Prima ancora che arrivi l’hors d’œuvre, il corpo senza vita della contessa viene trovato nel suo studio. Tra gli invitati si nasconde un assassino. E nessuno può andarsene: la villa è isolata dalla neve, il telefono è fuori uso. La polizia non può intervenire, ma la giustizia, a volte, trova altre strade.
RECENSIONE:
C’è un tipo preciso di romanzo che sai già, dalle prime pagine, come ti farà sentire: a proprio agio, come con un vecchio amico che conosce i tuoi gusti. “Gran galà con delitto” di Simone Tempia è esattamente questo: un giallo che non nasconde le sue ambizioni classiche ma le indossa con eleganza e ironia, senza il timore di sembrare fuori moda. Una nuova narrativa di tutto rispetto per un autore che arriva da oltre duecentomila copie vendute con la sua rubrica Vita con Lloyd, i dialoghi con il maggiordomo immaginario pubblicati sul Quotidiano Repubblicano.
L’ambientazione è una dichiarazione d’intenti: novembre 1964, una villa isolata nel Mugello toscano, una nevicata sempre più intensa, una linea telefonica fuori uso. La contessa Mazzucco, donna di un metro e cinquanta ma di peso altissimo, padrona di segreti altrui e di una capacità senza pari di rendere la vita difficile a chiunque le capiti a tiro, ha convocato un gruppo di ospiti apparentemente senza nulla in comune. Un principe, un misterioso straniero con il volto devastato dalle cicatrici, la nipote ribelle, un editore in crisi, una psicologa algida, una segretaria con occhi troppo attenti. E lui: lo scrittore. Quello che non capisce cosa ci faccia lì o perlomeno non subito.
Il protagonista del romanzo non ha un vero nome per buona parte del libro, viene chiamato semplicemente “lo scrittore”, e questo anonimato non è una dimenticanza ma una scelta. Simone Tempia lo costruisce come una figura volutamente in ombra rispetto alla luminosità degli altri ospiti: baffi scuri, fisico corpulento, pipa di gesso in bocca, camicia sbracciata. Non è il detective brillante della tradizione, non ha metodi infallibili né una reputazione da difendere. Ha solo una cosa: sa ascoltare. E sa parlare con Lloyd.
Lloyd è il cuore pulsante del romanzo. Il maggiordomo immaginario che lo scrittore si porta dietro da anni, voce interiore e consigliere invisibile, sposta la narrazione su un piano doppio che è la vera cifra stilistica del libro. I dialoghi tra i due hanno il ritmo di certi film screwball degli anni quaranta: aforismi precisi, osservazioni oblique, battute che dicono sempre qualcosa di più di ciò che sembrano.
Simone Tempia usa Lloyd con maestria, non è solo un espediente comico, è anche uno strumento di analisi dell’umanità che scorre davanti agli occhi del protagonista. E il messaggio che ne emerge è abbastanza nitido: in questa storia, nessuno è ciò che dice di essere.
Perché è questo il tema che attraversa tutto il romanzo: le false identità. Non solo quella dell’assassino, ma quella di tutti. Ogni ospite alla cena porta con sé una maschera, un ruolo, una storia costruita per tenere a distanza ciò che non vuole mostrare. Chi si presenta come servitore non lo è davvero. Chi si mostra come alleato nasconde un secondo fine. Chi sembra fragile si rivela affilato. Simone Tempia gioca con questa stratificazione di inganni con una leggerezza che non sminuisce la tensione, anzi la alimenta: più il lettore scopre che le apparenze non reggono, più la domanda su chi si possa davvero fidare diventa pressante.
Il cast è uno dei punti di forza più evidenti. Violetta Mazzucco, la nipote ribelle della contessa, è il personaggio più originale e memorabile: irriverente, alcolista in recupero, dotata di una lucidità̀ feroce nel vedere attraverso le persone. La scena in cui, durante la cena, smonta pubblicamente uno per uno tutti i presenti è tra le più riuscite del libro; teatro puro, divertente e crudele al tempo stesso. Il commendator Savoldi, editore istrionico sull’orlo del fallimento, porta nel romanzo una comicità involontaria che stempera i momenti di maggiore tensione. Il principe Augusto e il suo assistente Marco costruiscono una relazione tenuta volutamente in ombra, con una discrezione che dice molto di ciò che l’epoca permetteva e non permetteva di dire.
Il ritmo, nella prima parte, è sostenuto e godibile. L’aperitivo, la distribuzione delle buste con il messaggio enigmatico, la scoperta del cadavere: Simone Tempia gestisce l’escalation con controllo. Nella parte centrale, con gli interrogatori notturni nella stanza dello scrittore rinchiuso come principale sospettato, il passo rallenta un poco, non abbastanza da perdere il filo, ma abbastanza da far sentire il peso di alcune ripetizioni strutturali. È il prezzo che certi gialli classici pagano al loro stesso modello: la necessità di accumulare informazioni prima della resa dei conti che può appesantire il centro del romanzo.
Il finale recupera con generosità. La risoluzione del caso ha una sua solidità narrativa e una buona dose di originalità: il titolo del romanzo, Gran galà con delitto, cela un gioco metanarrativo che vale la pena scoprire senza anticipazioni. Simone Tempia riesce a sorprendere il lettore pur avendo disseminato lungo tutto il testo gli indizi necessari, piccoli dettagli che rileggendo acquistano un significato completamente diverso. È la firma di un buon giallo: non barare, ma non farsi trovare nemmeno.
In conclusione, Gran galà con delitto è un esordio convincente. Simone Tempia porta nel romanzo la stessa voce ironica e precisa che i lettori di Lloyd già conoscono, e la adatta con intelligenza alle esigenze della narrativa lunga. Un giallo che non pretende di reinventare il genere ma che lo pratica con cura, stile e il piacere visibile di chi sa scrivere e lo fa volentieri. Lloyd e Martinet meritano di tornare.
Traduzione: N/A – opera italiana
Editore: Garzanti
Pagine: 272
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE:

Simone Tempia è un giornalista e autore italiano. Ha collaborato per Vogue, Wired, GQ e Missoni. Nel 2014 ha lanciato una pagina Facebook che ha rapidamente conquistato oltre centomila lettori e ha ispirato i suoi libri. Tra i suoi titoli: Vita con Lloyd (2016), In viaggio con Lloyd (2017), Un anno con Lloyd (2018), Storie per genitori appena nati (2020), Una nuova vita con Lloyd. Ricostruire in compagnia di un maggiordomo immaginario (2021), Il giardino del tempo. Vita con Lloyd(2024), Gran galà con delitto (Rizzoli, 2026).