Giallo come lo zolfo

Giallo come lo zolfo
“Un giornalista non piange. Un giornalista osserva, capisce, indaga, prende appunti. Guardiamo corpi ma in realtà i nostri occhi si illudevano di avere davanti notizie, non esseri umani. Era stata quella la scuola di Palermo”.

Giallo come lo zolfo

RECENSIONE DI: Alessandra Boschini

TRAMA:

Nel gennaio del 1902, sotto un sole immobile e ostile, un uomo firma un atto che non è solo una vendita: è una resa. Christopher McLoad perde l’isola di Vulcano, la più leggendaria delle Eolie, terra di zolfo e di armi, di sangue e di ricchezze che per trent’anni era stata la sua vita.

Il prezzo è irrisorio, le condizioni poco chiare. Di quella vicenda, in famiglia, non si parlerà mai più. Ottant’anni dopo, mentre Palermo attraversa gli anni più bui della sua storia, il giovane cronista di nera Leo Salinas vuole soltanto una pausa, due settimane lontano dal caos della città, insieme alla fidanzata e a una coppia di amici.

Ma non è il solo ad arrivare a Vulcano in quei giorni. Jamie McLoad, un giovane scozzese, ha appena ritrovato l’atto di vendita dell’isola firmato dal suo bisnonno ed è deciso a fare luce su quella storia rimasta sepolta. Quando lo sguardo di Leo si posa su un corpo senza vita riverso sulle pietre scure di Vulcano, le loro strade si incrociano.

Quella scoperta trascina l’indagine oltre il presente, tra le ombre di un antico fatto di sangue di fine Ottocento, anni in cui l’isola era nelle mani dello scozzese. Due linee temporali si intrecciano: nel presente, Leo cerca di ricomporre un mosaico di indizi e testimonianze sfuggenti; nel passato, intrighi e passioni affiorano da una storia che sembra avvolta da un’antica malia.

RECENSIONE:

Leo Salinas, “Occhi di sonno”, il reporter di nera nato dalla penna di Giuseppe Di Piazza che a Palermo si occupa degli omicidi di mafia, ha bisogno di una pausa da tutto l’orrore che quotidianamente gli viene sbattuto in faccia. Il capoluogo siciliano del 1984 è teatro della mattanza mafiosa, i pentiti come Buscetta hanno iniziato a parlare e la città “continuava a urlare la sua voglia di morte”, lacerata fin nelle fondamenta dell’orrore e la fuga sull’isola di Vulcano con gli amici, serve a Salinas per staccare la spina.

In “Giallo come lo zolfo” il lettore si immerge nell’atmosfera calda e sulfurea dell’isola di Vulcano, la più piccola delle Eolie, un minuscolo pezzo di terra circondato dal mare: è qui che Virgilio colloca le officine del fuoco in cui i Ciclopi forgiavano le armi ed è rimasta disabitata fino al 1700, brulla e inospitale. Vulcano, “un sasso bollente scagliato in mezzo al mare delle sirene” diventa teatro di un omicidio: la vacanza di Salinas si tramuta in una ricerca della verità che lo porta a riesumare una storia antica, un inseguimento di fantasmi , spettri del passato.

L’incontro con Jamie McLoad, un giovane scozzese approdato sull’isola alla ricerca di risposte sul suo passato familiare, si tramuta in giallo investigativo quando il corpo del ragazzo viene trovato sul bordo del vulcano. È stato accoltellato dopo che da giorni girovagava in cerca di testimonianze sul bisnonno: Christopher McLoad, proprietario di Vulcano, arricchitosi con l’estrazione dello zolfo, dell’allume e la produzione di vino, ma che cedette per poche lire nel 1901: cos’era veramente successo sull’isola? Perché la famiglia del ragazzo è sempre stata all’oscuro di tutto? Quel silenzio omertoso era una pesante eredità che aveva spinto Jamie alla ricerca della verità ma anche della morte.

Giuseppe Di Piazza, nel suo quarto capitolo dedicato a Salinas, ha creato una trama dinamica grazie all’uso di diversi punti di vista, in cui passato e presente si sovrappongono e si incrociano dando al lettore la creazione di un mosaico che va componendosi sotto i suoi occhi. Passato e presente si fondono, legati dal sottile filo della vendetta, un sentimento sedimentato per decenni, covato sotto la cenere del Vulcano ma pronto a riemergere e a uccidere.

Il giallo del titolo assume così diverse funzioni: il genere letterario dell’omicidio e della conseguente indagine e il giallo dello zolfo di Vulcano che attraverso la simbologia del fuoco assume la forma della della cattiveria umana e della vendetta. Attraverso il personaggio di Sallinas, Giuseppe Di Piazza dipinge un’identità rimasta immutata per secoli, fatta di parrini e sgarri lavati nel sangue “la Sicilia era un mondo a sé, un regno isolato dove i codici secolari erano quelli non detti, non scritti ma depositati al sicuro, da sempre, nella coscienza di Palermo e di ogni altra città dell’isola”.

Colpe e vendette che in “Giallo come lo zolfo” producono conseguenze come uno tsunami, il desiderio di vendetta attraversa le generazioni perché il passato può continuare a uccidere nel presente. Giuseppe di Piazza ha creato un personaggio  come Salinas la cui curiosità diventa strumento d’indagine, lasua inquietudine, l’impulsività e la determinazione lo rendono umano, ancor prima di capire i delitti ha bisogno di comprendere le persone, è un osservatore acuto che si cala nei fatti, è attento ai dettagli ed è siciliano doc.

Imprescindibile dalla trama e dal mistero in sé, l’isola di Vulcano si percepisce come entità fisica, avvolta in un’aura di mistero e dall’odore di zolfo, la sua atmosfera bollente rispecchia la sua gente, pronta ad infiammarsi, sanguigna e determinata, che sa essere accogliente ma anche ostile e si esprime nel suo linguaggio colorito e musicale

La trama di “Giallo come lo zolfo” è un tuffo nel passato, nella Trinacria della Belle Epoque, per poi riemergere negli anni ’80 scoprendo che nulla è mutato: il male non cambia, ha solo mutato forma.

TRADUZIONE: N/A

TITOLO ORIGINALE: Giallo come lo zolfo

EDITORE: Harper Collins collana Black

PAGINE: 240

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026

AUTORE:

Giuseppe Di Piazza Ha cominciato la carriera nel 1979 al quotidiano L’Ora di Palermo. Nel 1985 partecipa alla nascita del quotidiano Reporter e nel 1986 passa a “Il Messaggero”, dove resta per quindici anni. Nel quotidiano romano è prima capocronista, poi caporedattore di Interni e Giudiziaria, editorialista, ed infine caporedattore centrale.

Nel 2000 si trasferisce a Milano, come vicedirettore della multimedialità di Rcs MediaGroup, diviene poi direttore dei contenuti di Hdpnet, la società multimediale del gruppo. Nel 2002 gli viene affidata la direzione di AGR, l’agenzia di stampa radiofonica e digitale di Rcs.

Nel 2003 diventa direttore del mensile Max. Dal 27 settembre 2007 fino all’8 marzo 2012 ha diretto il settimanale Corriere della Sera Magazine, poi ritornato al suo nome originario di Sette il 26 novembre 2009. Dal marzo 2012 è al Corriere della Sera come articolista e responsabile delle nuove iniziative. Da settembre 2013 a giugno 2017 è responsabile editoriale del sistema “Corriere Innovazione” del Corriere della Sera.

Dal primo luglio 2017 al 30 giugno 2024 è stato responsabile dell’edizione romana del Corriere della Sera. Da luglio 2024 è articolista per il Corriere della Sera. Sul sito web corriere.it è stato titolare delle rubriche video “La Confessione” e “Controluce”. Ha insegnato per 14 anni al Master in giornalismo presso la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM. Nel gennaio 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo “I quattro canti di Palermo” (Bompiani), a cui sono seguiti, nell’aprile 2013, “Un uomo molto cattivo” (Bompiani), e nel settembre 2013 l’e-book “Fango – Doppia morte di un uomo perbene” (I Corsivi del Corriere della Sera).

Nel gennaio 2018 è uscito “Malanottata”, romanzo edito in Italia e Francia da HarperCollins. “Malanottata” ha vinto il Premio Cortina 2018. Nel marzo 2019 è uscito il romanzo “Il movente della vittima” edito da HarperCollins. Nel 2020 è stato pubblicato il suo romanzo “I cinque canti di Palermo (HarpreCollins). Nel 2021 il suo saggio “L’arte di non amare” (HarperCollins).

Nel 2022 pubblica il romanzo “O tu o lui” (HarperCollins), sequel di “Un uomo molto cattivo “. I suoi libri sono stati tradotti negli Stati Uniti, in Francia e in Serbia.

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