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Due imperi criminali si spartiscono il controllo del New England. Finché una bellissima Elena di Troia dei giorni nostri non si mette in mezzo tra irlandesi e italiani, scatenando una guerra che li spingerà a uccidersi a vicenda, distruggerà un’alleanza e metterà a ferro e fuoco l’intera città. Se potesse scegliere, Danny Ryan vorrebbe una vita senza crimine e un posto al sole tutto per sé. Ma quando quel sanguinoso conflitto si inasprisce, mettendo i fratelli l’uno contro l’altro, la conta dei morti sale vertiginosamente e lui si ritrova costretto a mettere da parte i suoi desideri e a prendere una decisione che cambierà per sempre la sua esistenza: per salvare gli amici a cui è legato da sempre e la famiglia che ha giurato di proteggere assume il comando, diventa uno stratega spietato, l’eroe di un gioco insidioso in cui chi vince vive e chi perde muore. E forgerà una dinastia che dalle strade polverose di Providence arriverà fino agli studios di Hollywood e agli scintillanti casinò di Las Vegas. Città in fiamme è un’Iliade moderna, contemporanea, una trilogia che abbraccia generazioni e al pari dei classici antichi esplora temi intramontabili come la lealtà, il tradimento, l’onore. Ed è l’ulteriore conferma del genio narrativo di Don Winslow.

RECENSIONE

I grandi incendi, quelli che divampano con violenza fino a incenerire tutto ciò che incontrano, nascono sempre da una scintilla, una particella infinitesimale il cui tenue bagliore può anche perdersi nel caleidoscopio di un’assolata giornata di mezza estate ma che, per quanta sabbia gli si butti a dosso, continua a e bruciare, finché tutti saranno morsi dal suo calore.

È ciò che accade nel nuovo romanzo di Don Winslow, primo di una trilogia che trasporta il lettore nell’America a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, quella che si avvia a gran velocità verso un futuro fatto di cambiamenti, globalizzazione, sperante coltivate e poi ferite dalla realtà. Winslow, fedele anche stavolta al suo tipico canovaccio, racconta una storia in cui la malavita è assoluta protagonista mentre la giustizia, nella migliore delle ipotesi, resta a guardare.

A contendersi il potere due famiglie, due stirpi nate e cresciute sulla base di codici etici simili eppure incapaci di comprendersi, semplicemente perché farlo significherebbe dimostrare debolezza. Da una parte il clan degli italiani, i “mangiaspaghetti”, quelli svezzati dall’America anni ’50 e che hanno proliferato grazie ai tentacoli distesi dalla mafia nelle principali città del Nuovo Continente. Dall’altra gli irlandesi, fedeli alle tradizioni della loro patria, con tanto di genuflessioni della domenica, cappellini verdi il giorno di San Patrizio e un coltello sempre pronto a scattare infilato in una tasca. Nel mezzo le gang emergenti di quelli che all’epoca erano chiamati “neri” e zulù, a loro volta in cerca di un posto al sole dove crescere e arraffare una fetta di potere, possibilmente la più grande e succulenta di tutte.

Ma quella descritta da Winslow non è la solita lotta per la spartizione di un quartiere, una città, un mercato del malaffare. È, come recita la presentazione del libro, un’Iliade in chiave moderna, con tanto di Elena di Troia, la proverbiale scintilla che farà divampare il mondo intero. Perché alla fine, non c’è nulla di più potente per scatenare gli istinti primordiali degli appartenenti ad un clan, di una bella ragazza desiderata e contesa in virtù di una forma d’amore che somiglia tanto (troppo!) al desiderio di possedere.

Eppure anche i desideri carnali, raccontati da Winslow con un linguaggio crudo, capace di infastidire il lettore (e questo potrebbe anche essere un limite per chi non apprezza una certa dose di volgarità) non sono altro che un viatico attraverso cui scatenare una guerra tra clan, l’incendio con il quale modificare gli equilibri di potere e iscrivere nuovi nomi negli annali di chi conta, comanda e si spartisce denaro e affari.

Winslow non ambisce alla radicale trasformazione del genere crime. Anzi, ne segue rigidamente le regole, che il lettore ritrova fin dai primi capitoli, quelli nei quali è chiaro che sta per accadere qualcosa di dirompente, ma prima è necessario presentare i personaggi e offrire per ciascuno di essi una storia, potremmo dire un background che ne definisce il grado di umanità a cui appartengono. In Città in Fiamme ci sono “gli animali” che sparano in faccia e arraffano il grano e ci sono coloro capaci di conservare almeno un briciolo di umanità nonostante tutto. Uomini forse addirittura fragili, che guardano alla possibile, forse illusoria, costruzione di un futuro lontano dalla violenza.

L’elemento che conquista il lettore è soprattutto la capacità di Winslow di raccontare le vicende personali di tutti i protagonisti attingendo ad un retaggio riconoscibile, come quello dell’epopea della mala italo-americana che ha imperversato per decenni a Las Vegas, Boston e New York, tanto per citare tre cuori pulsanti (e grondanti sangue) a cui l’autore americano si ispira. La vicenda principale del libro, ambientata nel Rhode Island, si intreccia con le singole storie, con quei ritratti introspettivi (e retrospettivi) che servono alla costruzione di una dimensione letteraria che sa di cronaca, di storia diventata mito, tanto che se all’inizio del romanzo fosse specificato che “ciò che segue è ispirato a fatti realmente accaduti” si tratterebbe di una locuzione ineccepibile.

Naturalmente, essendo una prima parte (al momento sono annunciati altri due volumi) non si può avere la pretesa di conoscere il destino di tutti i personaggi, né come la trama potrà evolversi. Cionondimeno la lettura non ne risente e la storia può anche essere intesa come autoconclusiva. E poi c’è la capacità di Winslow di alternare dialoghi fulminei, scene d’azione estreme e momenti maggiormente ricchi di dettagli, descrizioni e visioni intime dei personaggi, che nel loro insieme contribuiscono a tenere alta l’attenzione.

Alla fine, ciò che resta non è solo la curiosità di sapere cosa accadrà dopo, quali nuovi atti di violenza sono destinati a condizionare la vita dei protagonisti, ma anche una certezza: che nella città che brucia nessuno può trovare un riparo sicuro.

Traduzione: Alfredo Colitto
Editore: HarperCollins
Pagine: 272
Anno pubblicazione: 2022

AUTORE

Don Winslow, ex investigatore privato, uomo di mille mestieri (tra cui il regista, l’attore e la guida nei safari), è autore di molti romanzi che lo hanno consacrato come uno dei nuovi maestri del crime e del noir contemporanei.

Einaudi Stile libero ha pubblicato, tra gli altri, L’inverno di Frankie Machine (2008), diventato un vero e proprio caso letterario, Il potere del cane (2009), La pattuglia dell’alba e La lingua del fuoco (2010), Le belve (2011, stesso anno in cui esce Satori, per Bompiani), da cui Oliver Stone ha tratto l’omonimo film. Nel 2012, sempre per Einaudi Stile libero, è uscito I re del mondo, prequel di Le belve. L’anno successivo esce Morte e vita di Bobby Z, da cui è stato tratto il film Bobby Z – Il signore della droga, diretto da John Herzfeld con protagonisti Paul Walker, Laurence Fishburne e Olivia Wilde.

Un nuovo ciclo, che vede protagonista l’investigatore Franck Decker, è stato inaugurato nel 2014 con Missing. New York (Einaudi Stile Libero). Nel 2015 esce Il cartello (Einaudi); nel 2016, London Underground, il primo romanzo, di una serie di cinque, che ha come protagonista Neal Carey e L’ora dei gentiluomini (Einaudi). Tra le altre pubblicazioni si ricordano: Corruzione e Nevada connection (Einaudi 2017), Lady Las Vegas (Einaudi 2018), Broken (HarperCollins 2020) e Ultima notte a Manhattan (Einaudi 2021), Città in fiamme (Harper Collins 2022).

L’autore ha ricevuto nel 2012 il prestigioso Raymond Chandler Award, il premio letterario istituito da Irene Bignardi nel 1996 in collaborazione con il Raymond Chandler Estate dedicato alla scrittura noir che ogni anno laurea un maestro del genere.

Don Winslow: Città in Fiamme
Concludendo
Una crime story moderna e violenta, una lotta nella quale nessuno è destinato a uscirne davvero vincitore
Pro
Possiede il giusto mix tra l’azione tipica del crime e l’analisi introspettiva dei personaggi di un noir vecchia scuola
Contro
Talvolta il linguaggio è eccessivamente volgare, per quanto coerente con l’impostazione narrativa data dall’autore
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