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La fine è ignota di Bruno Morchio

la fine è ignota

La fine è ignota

Recensione di Samantha Placucci

Mariolino Migliaccio ha poco più di trent’anni e neanche un soldo.

Grande amante del cinema americano, fa l’investigatore privato e, senza licenza né ufficio, riceve i clienti in un bar dei carruggi.

Da quando sua madre – che faceva la prostituta – è stata uccisa da un cliente, Mariolino ha perso tutto, tranne l’infallibile fiuto. Conosce ogni angolo di Genova e sa rovistare nei posti giusti per svelare i segreti della città.

Non è un caso che Luigi il Vecchio, boss che gestisce una casa di tolleranza travestita da centro benessere, lo abbia assoldato per cercare Liveta, una delle “sue ragazze” sparita chissà dove. Quando Mariolino si renderà conto che non è stato ingaggiato per cercarla ma per risolvere una grana ben più grossa dell’organizzazione criminale, sarà troppo tardi per tirarsi indietro.

Bruno Morchio attraversa i chiaroscuri di Genova, regalandoci un nuovo indimenticabile personaggio.

Tra vite in bilico ed esistenze a perdere, con lo sguardo piantato nell’orizzonte, questo detective degli ultimi non dimentica mai da dove viene.

Recensione

Mariolino Migliaccio è un investigatore privato molto particolare: non ha una licenza, non ha uno studio, non ha i mezzi tecnologici per farlo, eppure si mette a disposizione di coloro che non possono permettersi un vero investigatore per risolvere i loro problemi e riuscire così a mettere qualche spiccio in tasca.

Dietro questa scelta c’è sicuramente la morte della madre Wanda, lucciola per necessità, assassinata anni prima da un cliente mai trovato; la morte di Wanda lascia un vuoto incolmabile nel giovane Mariolino che non si è mai arreso all’idea di non riuscire a dare un nome al colpevole della morte della madre.

Tutto cambia quando gli viene proposto un nuovo lavoro: un lavoro ben pagato che non può assolutamente rifiutare ma che lo porta a non pochi esami di coscienza; deve infatti ritrovare una prostituta che è riuscita a scappare dalle violenze e le sevizie del proprio carceriere e riportarla sotto il suo giogo.

Come se fosse facile salvare l’anima quando sei solo al mondo, lo stomaco è vuoto e non hai un posto dove dormire.

Inizia così per Mariolino non solo una caccia alla donna, ma una vera e propria lotta interiore fra cosa è giusto fare e cosa si è obbligati a fare.

Mariolino è un protagonista diverso dal solito: dall’aspetto e dall’odore sembra un barbone, sin da ragazzino gli è stato affibbiato il soprannome di fottignin scoticozzo (ficcanaso sporcaccione in genovese), non sicuramente un apprezzamento, eppure è proprio con questo nuovo personaggio che Bruno Morchio dà inizio ad una nuova serie di romanzi.

Se Mariolino all’inizio non sembra l’eroe ideale, con il passare del tempo scopriamo un uomo buono che sta lottando con le difficolta della vita e con la mancanza della madre.

Wanda è una presenza molto importante del romanzo e, sebbene lo faccia con la sua assenza, aleggia per tutto il romanzo facendo anche da filo conduttore per i romanzi a seguire.

In questo romanzo – La fine è ignota – Mariolino si trova invischiato nei traffici della criminalità genovese e in particolare con quello della prostituzione; per risolvere il caso, visti anche gli scarsissimi mezzi di cui dispone, Fottignin Scoticozzo si muove per le vie di Genova raccontandocele e facendocele vivere.

In questo modo l’ambientazione non rimane solo uno scenario su cui si muove il protagonista ma diventa un elemento importante di tutto il romanzo.

Anche nello stile del romanzo entra in modo preponderante Genova, infatti il dialetto genovese viene utilizzato in modo assiduo durante tutta la narrazione.

Ho però trovato un po’ fastidiosa questa scelta; infatti, sebbene le frasi fossero immediatamente tradotte, mi sono ritrovata ad interrompere più volte la lettura per saltare in pieno le parti in dialetto e cercare la successiva traduzione, perché tanto non le avrei in nessun modo capite.

Va però ammesso che se da una parte questa scelta stilistica mi ha disturbato, dall’altra denota auna grandissima cura delle scrittore, che oltre al dialetto genovese ha anche riprodotto altre lingue.

Nel complesso ci troviamo davanti un romanzo dalle tinte noir che dà inizio ad una seria con un protagonista davvero tutto da scoprire.

Editore: Rizzoli
Pagine: 224
Anno pubblicazione: 2023

Bruno Morchio

Bruno Morchio – Laureato in Lettere, psicologo e psicoterapeuta. Ha pubblicato articoli su riviste di letteratura, psicologia e psicoanalisi ed è autore di numerosi romanzi (definiti di genere «noir mediterraneo»), che hanno due protagonisti: l’investigatore privato Bacci Pagano (il «detective dei carruggi») e Genova, l’amata città d’origine di Morchio.

Tra gli scritti apparsi in edizione Garzanti ricordiamo: Con la morte non si tratta (2006), Le cose che non ti ho detto (2007), Rossoamaro (2008), Colpi di coda (2010), Il profumo delle bugie (2012, finalista del Premio Bancarella 2013), Lo spaventapasseri (2013, con il quale vince il Premio Lomellina in Giallo del 2014), Un conto aperto con la morte (2014), Il profumo delle bugie (2015), Fragili verità. Il ritorno di Bacci Pagano (2016), Con la morte non si tratta (2018), Uno sporco lavoro (2018) e Le sigarette del manager (2019).

Del 2014 è anche I semi del male (Rizzoli), raccolta di cinque racconti a cura dello stesso Morchio, di Carlo Bonini, Sandrone Dazieri, Giancarlo De Cataldo, Marcello Fois ed Enrico Pandiani. Nel 2015 è uscito, sempre per Rizzoli, Il testamento del Greco, nel 2017 il noir Un piede in due scarpe. Nel 2021 viene pubblicato da Garzanti Nel tempo sbagliato.

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