In attesa del mio nome – Lorenzo Zucchi

In attesa del mio nome
“Ripenso al fatto che la parte di me che si sentiva invisibile allora, inchiodata tra le aspettative degli adulti e l’inconsistenza di quell’età senza potere, è rimasta di fatto la stessa. Sottosviluppata.”

In attesa del mio nome

Recensione di: Stefania Porro

TRAMA:

Un nome qualunque, Mattia Rossi, un impiego anonimo, una vita spericolata col favore delle tenebre, fra le strade, i palazzi, i cortili di Milano, la città che lo ha accolto. Mattia ha qualcosa di irrisolto, come un’ombra dentro di sé, e affoga l’insoddisfazione non solo nell’alcol, ma anche nel fumo, nelle droghe, nel frastuono della musica heavy metal. E più è pesante – la musica, l’alcol o la droga, persino il cibo spazzatura, poco importa – più facile diventa stordirsi. Disagio oscuro, difficile da indagare il suo, che risale negli anni. Mattia ripercorre la propria vita e ricorda che già da bambino c’era una parte di sé che si sentiva invisibile.

E semina indizi, per chiarire a sé stesso e portare chi legge a capire la ragione del suo malessere. “A casa stasera non mi aspetta nessuno. Né stasera, né mai. Sono troppo strano per tutti”, dice mentre decide di prendere un biglietto per un concerto. “Sono proprio fatto male, per fortuna che l’ho capito pure io, a forza di sentirmelo ripetere”: nuovo indizio. “Convincersi costantemente di stare bene con sé stessi»: ancora un indizio, come le briciole di pane di Pollicino. Non mancano le donne nella sua vita, dalle compagne di classe alle amiche dell’età adulta, e di tutte si innamora o crede di innamorarsi, ma è innamorato del loro essere donne, vorrebbe essere come loro.

E ci confida un desiderio: “Piacerebbe anche a me chiudere una carriera con l’ultimo capolavoro, quello assoluto, quello in cui mi potrei liberare delle maschere che ho sempre indossato”.

RECENSIONE:

“In attesa del mio nome” è un romanzo esistenziale, crudo e contemporaneo.

Il “nome”, nel titolo, non è casuale: rappresenta il bisogno di sentirsi visti, riconosciuti.

Si tratta di una vera e propria immersione nelle zone più oscure della solitudine urbana.

Zucchi riesce a costruire un mondo notturno quasi cinematografico: Milano diventa un luogo alienante, fatto di luci artificiali e solitudini che si incrociano senza mai davvero incontrarsi.

Lo stile è diretto, puntando dritto al cuore delle inquietudini del protagonista. L’autore non cerca di abbellire nulla: la narrazione è sporca, emotiva, volutamente scomoda.

Il tema portante è quello di dell’invisibilità, un senso di estraneità che affonda le radici nei ricordi di infanzia per poi consolidarsi nel presente.

Zucchi non si improvvisa psicologo: non fornisce etichette o spiegazioni preconfezionate, ma si limita a raccogliere le tracce di questo malessere tra le pieghe di dialoghi interrotti e gesti appena accennati. È proprio questa capacità di osservazione senza giudizio che rende il romanzo profondo e intenso.

Il mondo femminile, invece, appare quasi come un riflesso, uno specchio in cui il protagonista ritrova frammenti della propria essenza, agendo come catalizzatore di verità.

Il desiderio è un percorso di auto scoperta trattato con una delicatezza estrema, lontano da ogni intento scandalistico.

In definitiva, “In attesa del mio nome” è un’esperienza di lettura onesta e profondamente rispettosa, un’esplorazione di quei confini invisibili che definiscono chi siamo davvero, lontano dagli sguardi e dalle aspettative degli altri.

Traduzione: /

Editore: Villaggio Maori Edizioni

Pagine: 302

Anno di pubblicazione: 2026

AUTORE:         

Lorenzo Zucchi

Lorenzo Zucchi è nato a Parma nel 1973, vive da anni a Milano. Scrive per passione sul sito Milano Città Stato ed è speaker radiofonico per il format Fizz in the Morning e per la web radio Radio 20158.

Nel 2020 ha esordito pubblicando “Quante bandiere hai?”, raccolta di racconti di viaggio, trasformata in una trilogia con “Bandiere per Tutti”, e “Giochi senza Bandiere”.

Nel giugno del 2023 pubblica con Amazon KDP il romanzo “La stagione dei grandi amori”, scritto a quattro mani con Gaia Valeria Patierno; a settembre dello stesso anno esce “Quel che resta della memoria”, pubblicato da Milano Meravigliosa, che narra la biografia del nonno paterno prima e dopo la sua esperienza da IMI (internato militare italiano) in un campo di lavoro tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nel 2024 pubblica “I film belli li danno solo di notte” e “Un’altra volta sabato”.

A maggio 2025, ormai riconosciuto come una voce della letteratura italiana contemporanea, “Prigionieri del nostro destino” e nel 2026 parte la prevendita con Villaggio Maori Edizioni di “In attesa del mio nome”.

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