Fuoco
Recensione di: Michelangela Barba
TRAMA:
A Venezia, tra calli silenziose e superfici che sembrano cancellare ogni ombra, Lara insegna lingua e cultura cinese alla Ca’ Foscari e cerca nel rituale del tè un ordine capace di proteggerla dalle inquietudini. La sua relazione con Adrian, iniziata da pochi mesi e vissuta con l’intensità di un incendio, si spezza quando l’uomo scompare senza lasciare spiegazioni.
Al mistero della sparizione si aggiunge la morte di Tessa, giovane donna il cui presunto suicidio appare inspiegabile e forse collegato proprio ad Adrian. Sullo sfondo emerge il Sanctuary Relais, resort ricavato da un antico monastero su un’isola della laguna, progetto ambizioso di Adrian e del socio Marco. Mentre l’ispettore Trevisan conduce le indagini ufficiali, Lara decide di cercare la verità da sola, sostenuta dall’amica Irene e condizionata da una madre ingombrante, imprevedibile e capace di scelte estreme.
Tra false identità, doppie vite, segreti familiari e colpi di scena, Lara scopre che Adrian non era l’uomo che diceva di essere. Fuoco è un thriller psicologico in cui i rapporti personali diventano un labirinto e ogni certezza rischia di bruciare.
RECENSIONE:
“Fuoco” di Livia Sambrotta è un thriller psicologico che sceglie Venezia come ambientazione. La città, con il suo susseguirsi di calli e palazzi, monumenti e zone d’ombra, diventa un organismo vivo e ambiguo, seducente e ostile, il luogo ideale per una storia in cui nulla è davvero stabile: né l’amore né la memoria né l’identità.
Al centro del romanzo c’è Lara, insegnante veneziana, fragile ma ostinata, segnata da ferite interiori, rapporti familiari soffocanti e da una relazione sentimentale tanto intensa quanto inquietante. Adrian Faure, l’uomo che frequenta da cinque mesi, è affascinante, sfuggente, misterioso. Quando scompare improvvisamente, lasciando dietro di sé più domande che tracce, Lara viene trascinata in una spirale di sospetti, bugie e rivelazioni.
Un suicidio con molti lati oscuri, l’ombra di un ambiguo resort legato proprio ad Adrian, i debiti, i ricatti e le tensioni familiari compongono progressivamente un mosaico cupo, dove ogni tessera sembra confermare che la verità sia molto più disturbante di quanto possa apparire.
Ma Lara non cerca soltanto di capire che fine abbia fatto Adrian o quale sia il legame tra la sua scomparsa e altri eventi violenti. Cerca anche di decifrare le proprie paure, la dipendenza emotiva, il senso di colpa, la difficoltà di distinguere l’intuizione dalla paranoia.
“Fuoco” è un thriller dell’ambiguità: il pericolo non arriva solo dall’esterno ma anche dalla percezione alterata, dalla memoria traumatica, dalle manipolazioni subite e forse mai davvero comprese.
Il fuoco del titolo è una chiave narrativa e psicologica: un elemento concreto di minaccia fisica, di distruzione che pure contiene pulsioni, desiderio. Brucia i luoghi e insieme illumina ciò che i personaggi vorrebbero tenere sepolto.
La struttura appare ricca, forse volutamente labirintica, con molti personaggi e molte piste per una trama densa, adatta a chi ama i gialli pieni di sospetti e atmosfere torbide.
Non siamo tuttavia davanti a un giallo classico fondato soltanto sulla razionalità dell’enigma. “Fuoco” appartiene piuttosto alla famiglia del thriller psicologico e sentimentale nero, dove l’investigazione procede insieme alla discesa nei rapporti tossici e nella paura.
Lara è una protagonista imperfetta, vulnerabile, a tratti confusa ma proprio per questo credibile. La sua forza non consiste nell’essere invincibile bensì nel continuare a cercare la verità anche quando quella verità rischia di travolgerla.
Livia Sambrotta costruisce così un romanzo di ombre, fumo e cenere, in cui Venezia riflette lo smarrimento dei personaggi e il fuoco consuma, purifica e -infine – rivela. Un libro adatto a chi cerca un giallo inquieto.
Editore: SEM
Pagine: 352
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE:

Livia Sambrotta opera da anni nel settore cinematografico e lavora per il gruppo UCI Cinemas come Distributor Sales Manager. Per SEM ha pubblicato Non salvarmi (2021), vincitore del Premio Selezione Bancarella, Cristallo (2024), vincitore del Premio Giorgione Sezione Noir, e Fuoco (2026).