Il banditore di Joan Samson

Libro del mese "Il banditore"

Il banditore

Recensione di: Federica Salzano, Alessandra Colombo, Emanuela Di Novo, Giulia Capacchietti

TRAMA:

I Moore vivono in una fattoria nella comunità rurale di Harlowe, New Hampshire, dove la tradizione è legge e la corrente elettrica è un lusso. L’erba del pascolo da tagliare, il mais e le patate da coltivare, le vacche da mungere: la vita di John e Mim è scandita dal duro lavoro delle braccia, mentre la piccola Hildie cresce sotto il loro sguardo amorevole e la madre di John, indurita dall’artrite, è ormai incastonata nel divano davanti alla tv. È un’esistenza di semplici abitudini che si ripetono immutate, fino al giorno in cui in paese arriva Perly Dunsmore, un banditore d’asta.

Dicono che abbia girato il mondo, Dunsmore, ma ora si è fermato proprio qui, sistemandosi nella casa più bella del paese, dove per altro è avvenuto l’unico omicidio che Harlowe ricordi. Elegante e suadente nei modi, il banditore – ha fatto sapere – organizzerà aste per raccogliere fondi da destinarsi alla polizia locale. La gente di Harlowe, tutta, è caldamente invitata a offrire anticaglie in disuso, anche cose da poco: in fondo che costa? Le aste si susseguono sempre più frequenti, finché gli abitanti si ritrovano senza più nulla da dare, se non le cose da cui non si separerebbero per nessuna ragione al mondo.

Ma Dunsmore, spalleggiato dalla polizia di giorno in giorno più arrogante, non desiste dal chiedere e non tollera rifiuti. E chi si ribella non per forza sarà salvo. Ne Il banditore l’inquietudine e l’orrore strisciano dentro il quotidiano di una comunità, dove il lato oscuro aspetta solo di manifestarsi.

RECENSIONE:

Esistono storie che non hanno bisogno di urlare per farsi sentire.

Joan Samson, con il suo “Il Banditore”, ci ha regalato una lezione magistrale su come si possa smantellare la serenità di una famiglia senza usare un briciolo di violenza esplicita, almeno all’inizio.

“Il Banditore” è un thriller rurale degli anni Settanta che oggi definiremmo “folk horror”, ma che ha la precisione chirurgica di un dramma psicologico.

La Samson ha scritto il suo capolavoro ed è uscita di scena troppo presto, lasciandoci questo unico, pesantissimo testamento letterario. Non cercate il suo nome tra i giganti del marketing moderno, ma sappiate che senza di lei, probabilmente, non avremmo avuto lo Stephen King che conosciamo (lui stesso ha ammesso quanto il meccanismo malefico di questo libro abbia nutrito il suo Cose Preziose).

Siamo nel New England, tra boschi, silenzi e vicini che si conoscono da generazioni. L’equilibrio si spezza quando arriva lui: il Banditore. Non è un mostro, è un uomo carismatico che inizia a vendere ciò che la gente non usa più. Sembra un gioco, una novità eccitante per scuotere la polvere della provincia. Ma la Samson è diabolica: ci mostra, un’asta alla volta, come il desiderio di possedere e il timore di restare esclusi possano diventare una prigione.

La scrittura non corre mai; procede lentamente sussurrandoti all’orecchio che quell’atmosfera così rassicurante sta marcendo dall’interno. Non aspettatevi l’esplosione immediata, ma una sensazione persistente di disagio che ti segue anche quando spegni la luce. È la cronaca di una comunità che svende la propria anima, un pezzo alla volta, convinta di fare un affare.

La famiglia Moore vive nella quiete della campagna, fuori Harlowe, cittadina rurale che offre una vita semplice, senza sprechi, apprezzando ciò che si ha, dal pane quotidiano ai cari oggetti di famiglia.

L’arrivo improvviso del banditore d’asta, Perly Dunsmore, è come un urlo acuto sotto una montagna dopo una copiosa nevicata: l’esito non può che essere catastrofico.

Dunsmore giunge nella cittadina dopo aver girato mezzo mondo e si stabilisce in una vecchia casa dal passato poco rassicurante (lì ha avuto luogo l’unico omicidio mai visto in città), quasi come il suo passato, fumoso e confuso. Si aggira con l’aria del buon vicino, con fare bonario. Allaccia subito ottimi rapporti con la polizia, ama i bambini, quindi perché non fidarsi? Le sue iniziative hanno lo scopo di portare miglioramenti ad Harlowe, perché secondo lui “le cose stanno peggiorando dappertutto” e il sostegno alla polizia è fondamentale per la sicurezza di tutti.

La prima asta ha il sapore della novità e tutti partecipano con entusiasmo: è facile sbarazzarsi di qualcosa, anche se non superflua ma solo vecchie cianfrusaglie. Ma le aste successive si susseguono con frequenza crescente e il problema diventa più grave quando i cittadini di Harlowe capiscono che offrire non è una possibilità, ma un obbligo.

Le richieste sono sempre più pressanti e la paura si fa palpabile.

Dunsmore spalleggiato dalla polizia obbliga le famiglie a privarsi anche dell’indispensabile, fino a lasciarli senza fonte di sostentamento. Che fare? Come sfuggire? Ma soprattutto come tenere al sicuro le proprie famiglie, i propri figli? Tutto può diventare merce di scambio…perfino le persone.

Uno degli aspetti più riusciti de “Il Banditore” è senza dubbio la costruzione dei personaggi, tutti straordinariamente vivi, concreti e memorabili. Joan Samson riesce a creare un’empatia fortissima: il lettore non si limita a osservare ciò che accade, ma vive la storia insieme a loro, partecipa alle loro paure, alle loro esitazioni, alle loro scelte.

I personaggi non risultano mai stereotipati; al contrario, sono complessi, contraddittori, profondamente umani, e proprio per questo capaci di suscitare reazioni intense.

John, il padre di famiglia, è un personaggio che provoca sentimenti contrastanti: da una parte ci si affeziona profondamente a lui, dall’altra la sua continua sottomissione al Banditore può generare rabbia e frustrazione, perché si desidererebbe vederlo ribellarsi.

Più volte viene voglia di chiudere il libro per l’impazienza di vederlo reagire, ma proprio questa sua esitazione lo rende estremamente realistico.

Mim, invece, con il suo desiderio di arrendersi e fuggire, rappresenta una forma diversa di risposta alla paura: una scelta comprensibile, ma con cui il lettore non sempre riesce a essere d’accordo.

E poi c’è Ma, forse uno dei personaggi più memorabili del romanzo: una nonna coraggiosa e determinata, capace di tenere testa a tutti senza lasciarsi intimidire nemmeno dalle minacce, pur sostenendosi su due bastoni. Caratterizzata da una forte identità morale, fermezza e senso di autorità che esercita nella famiglia e nella comunità, la sua franchezza senza filtri e la sua capacità di dire quello che pensa senza paura emergono in ogni scena.

Accanto ai protagonisti, anche gli antagonisti sono costruiti con grande efficacia.

Perly Dunsmore è una figura inquietante proprio per la sua apparente normalità: non è un villain teatrale o sopra le righe, ma un uomo freddo, calcolatore, capace di insinuarsi nella vita della comunità con un’autorità silenziosa e inesorabile.

“Io non chiedo niente a nessuno. Io compro.”

Il suo potere non si manifesta attraverso la violenza immediata, ma attraverso il controllo, la pressione psicologica e la progressiva erosione della libertà degli abitanti del paese.

I suoi sceriffi, che agiscono come un’estensione della sua volontà, contribuiscono a creare un clima di sorveglianza costante e di minaccia latente, trasformando la cittadina in uno spazio sempre più soffocante. In questo modo Perly diventa quasi una figura simbolica: la rappresentazione di un potere autoritario che si impone lentamente e che prospera soprattutto grazie alla paura e alla passività di chi lo subisce.

“Il Banditore” è sicuramente un libro che fa riflettere, l’aspetto mentale narrato riflette perfettamente la debolezza umana di fronte alla violenza psichica; l’incapacità di potersi o doversi difendere dai soprusi altrui induce nel lettore un senso di ribellione.

I sentimenti di appartenenza alla comunità, il dover donare per poter aiutare e il conseguente risveglio della ragione accompagnano il lettore nelle varie fasi sopradescritte a vivere in una sorta di prima persona le varie vicissitudini.

L’aspetto che più conta in questo libro non sono i fatti ma il crescendo individuale (perché ogni personaggio ci arriva a suo modo) di comprendere la realtà, e questo aspetto coinvolge anche il lettore generando sentimenti contrastanti: riconoscenza, incredulità, paura, rabbia e ribellione.

Sicuramente un libro che fa riflettere soprattutto per la sua feroce verità che non smuove la fantasia del lettore ma lo riporta alla cruda realtà dei fatti.

Traduzione: Christian Pastore

Editore: Neri Pozza

Pagine: 336

Anno di pubblicazione: 2026

AUTORE:

Joan Samson

Joan Samson (1937-1976), nata in Pennsylvania, ha studiato al Wellesley College, si è laureata alla University of Chicago nel 1959 e alla Tufts University nel 1968. Ha insegnato a Chicago, Newton e Londra. Il banditore, pubblicato poche settimane prima della sua morte avvenuta nel 1976, è il suo primo e unico romanzo.

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