La vittimologa
Recensione di: Isabella Bianco
TRAMA:
Per Gloria, professoressa in un liceo delle scienze umane di Firenze, è arrivato il momento di rispondere alla fatidica domanda: che cos’è la vittimologia? I suoi studenti, non appena ha detto loro di essere una psicologa specializzata in vittimologia investigativa, si sono incuriositi. Dopo i crimini violenti, tutta l’attenzione si concentra sul carnefice. Polizia e giornali parlano di movente, arma del delitto, psicologia dell’assassino. Della vittima, invece, non resta niente.
Eppure, anche se non può più parlare, quella voce deve essere ascoltata. La vittimologia fa proprio questo: interroga la vittima, nella speranza che possa ancora dare una risposta. Al suono della campanella, intenerita dall’attenzione degli studenti, Gloria si chiede quando finalmente potrà mettere in pratica quello che, per anni, ha letto solo sui libri. L’occasione si presenta quasi per caso una sera di ottobre. Una ragazza viene trovata morta in un casolare abbandonato alle porte di San Casciano.
Accanto a lei, sul pavimento polveroso, giacciono una siringa e un laccio emostatico. Poco dopo, sull’autostrada tra Firenze e Siena, un’auto supera il guardrail e precipita nel vuoto. La donna alla guida muore sul colpo. Due casi senza legami apparenti. Se non fosse che le vittime si conoscevano molto bene. A notte fonda, davanti allo schermo del pc, sommersa di post-it e con un pacchetto di biscotti ormai mezzo vuoto sulla scrivania, Gloria scopre che qualcuno ha saputo del suo metodo e che quella sarà la sua prima indagine.
RECENSIONE:
La vittimologa di Carmen Garofalo, psicologa forense e criminologa, è un romanzo giallo anticonvenzionale che si distingue all’interno del moderno panorama di gialli e thriller italiani per essere una sorte di «giallo al contrario», in cui il fulcro non è tanto l’indagine in sé, ciò che porta alla condanna del colpevole, ma la ricostruzione della vita della vittime, il puzzle di azioni, relazioni, momenti che raccontano la storia di chi ha perso la vita. In La vittimologa abbiamo due donne, Elena e Anna, madre e figlia, morte a poche ore di distanza: la prima, giovanissima e un po’ ribelle, perde la vita a causa di un’overdose all’interno di un casale conosciuto come luogo di spaccio mentre la seconda, disperata, muore in un terribile incidente stradale, probabilmente a seguito di un contatto con la figlia. Agli occhi degli inquirenti i due casi appaiono lampanti ma il signor Vannini – avvocato, marito e padre della vittima – è determinato a scoprire la verità. È in questo quadro complesso che interviene la protagonista di La vittimologa, Gloria Farina, professoressa di psicologia e vittimologa, pronta a mettere da parte ciò che sembra evidente e a concentrarsi sulle vittime, a studiarne le vite e i segreti, per scoprire cosa davvero sia accaduto.
Con La vittimologa, la dottoressa Carmen Garofalo impone all’interno del giallo italiano qualcosa che il lettore è forse abituato a sentire solo nei polizieschi americani: la vittimologia. Per la protagonista Gloria Farina, infatti, Elena è molto più di un caso da risolvere, funge anche da spartiacque nella sua vita: insegnante quasi per ripiego, Gloria cerca un’occasione di riscatto, qualcosa che le permetta di fare ciò che ama e di concentrarsi davvero sulle persone. Nel romanzo questo suo interesse per le vite altrui appare portato allo stremo: per amore di quel lavoro che la rende una persona migliore, Gloria sembra quasi perdere di vista l’equilibrio della sua vita.
Il punto di vista assunto da Carmen Garofalo in La vittimologa – quello che mira a riportare al centro la vittima -appare molto innovativo all’interno della narrativa d’indagine italiana tanto che cercare di paragonarlo appare quasi impossibile.
La vicenda di Gloria e il tema della vittimologia si legano indissolubilmente all’esperienza accademica e lavorativa di Carmen Garofalo: ciò si percepisce non solo nell’estrema accuratezza del linguaggio scelto, ma anche nell’attenzione autentica per la vittima di questa storia. La vittimologanon è solo un romanzo giallo, ma anche una piccola grande denuncia ad un sistema d’indagine ancora troppo concentrato su chi commette il fatto, troppo spinto all’oggettivazione, troppo, forse, poco empatico. Uno dei passaggi più interessanti di La vittimologa è quello in cui la protagonista, Gloria, sottolinea l’importanza di non cadere nell’ovvietà dell’indagine: la vittima, Elena, era una tossicodipendente, per questo le indagini imputano alla dipendenza la causa della morte. È però troppo semplice – ed è questo che Carmen Garofalo insegna con il suo romanzo – senza conoscere la vittima nel profondo, senza analizzarne rapporti e abitudini, non è possibile risolvere un caso.
La vittimologa si inserisce perfettamente all’interno di un modernissimo quadro letterario di critica alla spettacolarizzazione del crimine: scrivendo una storia in cui il fulcro è la vittima – e in cui chi la mette da parte viene mal considerato – Carmen Garofalo si allontana dallo spettacolo che tende ad elogiare i criminali perché considerati più interessanti e coinvolgenti per chi osserva.
Editore: Piemme
Pagine: 416 pagine
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE:

Carmen Garofalo è nata nel 1985. Cresciuta a Cassano Ionio, oggi vive e lavora a Firenze. È psicologa forense e criminologa, svolge attività di consulenza tecnica di parte e psicodiagnostica in ambito giuridico. Si dedica alla scrittura come metodo di trascrizione delle esperienze.