Odette
Recensione di: Isabella Bianco
TRAMA:
Delémont, Svizzera, dicembre millenovecentonovantasette. Una piena devastante travolge la città e Odette Aubry scompare nella notte, senza lasciare tracce. Figlia dell’uomo più potente del Canton Giura, destinata a un futuro che non ha scelto, Odette è la ragazza di cui tutti parlano e che nessuno conosce davvero. La sua scomparsa divide un’intera comunità, alimentando ipotesi, sospetti e leggende fino a trasformarsi in uno dei casi più controversi della Svizzera francofona.
Ventidue anni dopo, tutti credono che la vicenda appartenga a un passato ormai cristallizzato, ma alcune storie non accettano di essere archiviate.
Quando il giovane scrittore Cédric Favre decide di esordire con un romanzo-verità sulla vicenda di Odette, una semplice ricerca letteraria si trasforma in qualcosa di molto più pericoloso: ogni testimonianza riapre una ferita, ogni pagina riduce la distanza tra passato e presente, costringendo i custodi di segreti ventennali a fare i conti con qualcosa che credevano fosse ormai dimenticato.
RECENSIONE:
Odette di Salvatore Conaci è uno di quei romanzi da sviscerare piano piano, da cominciare completamente ignari, senza saperne niente, senza nemmeno leggere la quarta di copertina, perché esistono storie che vanno assimilate piano, senza fretta, e che proprio grazie a questo prendono potenza, si caricano di significato.
In Odette, tutto comincia con un manoscritto: il giovane scrittore Cédric Favre consegna ad un celebre editore la bozza di un romanzo-verità. Vuole indagare su quanto accaduto nel 1997 a Odette Aubry, una giovane donna dichiarata morta in circostanze sospette. Per riuscirci Favre torna proprio dove tutto è cominciato, a Delémont, perché è certo che la verità su quanto accaduto a Odette si nasconda proprio in quelle strade.
Odette è una storia di libertà, di gabbie impossibili da aprire, di scelte che ti cambiano la vita. È un romanzo potente, pregno di significato, che attraverso la ragnatela di storie che costruisce arricchisce il lettore, che non può far altro che imparare qualcosa da ognuno dei personaggi che vivono tra le pagine.
InOdette Salvatore Conaci costruisce personaggi intensi, ricchi di significato, le cui storie sembrano accomunate da un unico filo rosso, un manoscritto, eppure finiscono per legarsi più in profondità, per annodarsi indissolubilmente. C’è Céline, l’editor innamorata del suo lavoro e intrappolata in una vita ordinaria e infelice. C’è Jan, l’editore inspiegabilmente dipendente dalla storia raccontata nel manoscritto. E ancora ci sono Cèdric, lo scrittore determinato a conoscere la verità, e Leah, una donna divorata da un passato che non vuole lasciar andare.
Sullo sfondo delle loro vite c’è Odette, che è al contempo protagonista e personaggio-nuvola, un ricordo sbiadito nelle menti di chi la racconta, determinata e piena di vita, e una persona da approfondire, comprende e cercare per chi scrive la sua storia. Tutti i personaggi che calcano le vie di Delemont, una cittadina sospesa nel tempo, lasciano un’impronta vivida nella memoria del lettore, che ne rimane folgorato, che resta intrappolato nel nucleo di una ragnatela in cui ogni filo conduce a qualcosa, ad un elemento portante, ad un dettaglio che cambierà tutto.
Salvatore Conaci scrive una storia di scomparsa, ma disegna le mille sfumature dietro questa parola abusata dai media e da chi racconta. Odette è, prima di tutto, la storia di chi si sente oppresso da catene troppo strette, da un matrimonio infelice, dalla vita che si credeva di desiderare, da una famiglia troppo importante e troppo in vista.
Sono tanti, i temi affrontati in Odette – il peso sociale, il tradimento, l’infelicità, i rapporti umani e sentimentali – ma se dovessimo riassumerli diremmo semplicemente che Odette è il trionfo di chi è pronto a lottare per sentirsi libero. Odette non è solo un thriller sulla scomparsa misteriosa di una giovane donna, la risoluzione di un cold case che turbava una cittadina da anni, è la storia di donne e uomini che troppo a lungo hanno nascosto oppressione e tristezza.
Odette è il romanzo perfetto per chi ha amato Il caso Alaska Sanders di Joël Dicker o La notte in cui lei scomparve di Lisa Jewell, storie di figure femminili intense e controcorrente, pronte a sfidare le convenzioni in nome della propria libertà. Lo amerete anche se vi piacciono le storie che raccontano la verità attraverso la scrittura, come La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker o Notte americana di Marisha Pessl. Date una possibilità a questo romanzo: sarà una folgorazione.
Editore: Vintura
Pagine: 416 pagine
Anno di pubblicazione: 2026
Intervista
Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Salvatore Conaci, con il suo libro “Odette” (Vintura, 2026) letto e recensito dalla nostra Isabella Bianco.

THRILLER LIFE: Nel romanzo, Odette è quello che si dice un «personaggio-nuvola», una personalità che vive nel ricordo e nei racconti, che è al contempo presenza e assenza. Nonostante questo, il lettore riesce ad affezionarsi moltissimo a lei. A colpirmi è stato soprattutto il modo in cui Odette viene descritta. Non è facile, quando si scrive una storia come questa, non sfociare nell’eroismo della vittima, non descriverla come un essere perfetto e intoccabile. Eppure tu rompi questo immaginario e descrivi Odette come una persona vera, nei suoi pregi e nei suoi errori. È stato difficile, per te, non sfociare in quello stereotipo?
Salvatore Conaci: No, in realtà mi viene abbastanza naturale ritrarre le persone per ciò che sono: esseri umani. Esseri fragili, finiti, a tratti struggenti per il loro essere così in bilico; custodi di potenziali vette di bellezza elevatissime, eppure lì lì per andare in pezzi. Non esistono eroi, nella mia concezione dell’Uomo e della Donna. O meglio, ho imparato a vedere l’eroico nel comune, nel quotidiano, nelle microscopiche battaglie che ci fiaccano e ci provano ogni giorno. Odette è così perché così siamo noi, straordinari mortali.
TL: Una delle prerogative più interessanti del romanzo è proprio il modo in cui le storie dei personaggi riescano a intrecciarsi tra loro, a partire dal manoscritto – che è un po’ il nucleo propulsivo del romanzo – fino ai piccoli fili che piano piano rivelano legami e collegamenti tra loro. Come ti sei approcciato alla scrittura di uno schema così complesso e intricato?
Salvatore Conaci: Io sono un «plotter». Uno «scrittore architetto», direbbe George R.R. Martin. Prima di passare alla stesura ho bisogno di pianificare ogni cosa, dal principio alla conclusione. Così, per Odette come per i miei romanzi del passato, ho prima pianificato il plot – e contemporaneamente costruivo fascicoli personali sui personaggi principali – e solo dopo aver costruito una struttura solida capitolo per capitolo ho riempito con la narrazione. Io funziono solo così. Parto da un’idea, sviluppo tutta la trama dandole un senso, e solo quando si giunge a quel senso le do la parola. È estenuante ma anche soddisfacente.
TL: Se dovessi individuare dei romanzi che si avvicinino a Odette da consigliare ai tuoi lettori – dopo, ovviamente, averlo terminato – quali sarebbero?
Salvatore Conaci: Tutto ciò che ha scritto Agatha Christie – con una predilezione per “Assassinio sull’Orient Express” – “I delitti della Gazza ladra” di Horowitz, forse. Sono sempre un disastro nel consigliare libri. La scelta di un romanzo è qualcosa di scandalosamente intimo. Mi suscita quasi un vago pudore.
TL: Il sistema dei personaggi che delinei è, all’apparenza, molto netto: ci sono i buoni – Favre, Jan, Cèline – e i cattivi, tra cui spicca Rène. Eppure, proseguendo con la lettura, il lettore apprende una consapevolezza importante: nessuno è mai solo buono o solo cattivo. I tuoi personaggi commettono errori, inciampano, e compiono azioni discutibili. Credi in questo principio? Che essere umani significhi non poter essere solo buoni o cattivi?
Salvatore Conaci: Poche cose mi convincono quanto questo principio: tutti custodiamo dentro luce e ombra. La sfida di ogni giorno è cercare di restare nella luce – come scrisse J.K. Rowling, o come ci suggeriscono addirittura gli zoroastriani già seicento anni prima che nascesse Cristo. È un concetto millenario e straordinariamente riscontrabile nella vita di ogni giorno. Come detto, però, restare nella luce è una sfida. E le sfide si vincono certe volte, e si perdono certe altre.
TL: Un elemento della storia forse marginale ma che mi ha colpita moltissimo è l’ambientazione, perché mi sono resa conto di non conoscere per niente la Svizzera, un territorio così vicino eppure, al contempo così sfaccettato, a metà tra più culture. Hai scelto però di scrivere questo romanzo in italiano e dunque di rivolgerlo a un pubblico italiano. Qual è il motivo di questa scelta? Sognavi che giovani italiani ignari come me conoscessero questi luoghi?
Salvatore Conaci: Questa scelta è un omaggio a una nazione che considero straordinaria. La sua multiculturalità, le sue mille istanze che rispondono comunque a un unico solco identitario. Conosco la Svizzera da tanto tempo, e ho avuto modo di vedere che non è solo la macchina perfetta dedita al lavoro, al costo di perdere l’anima. È una terra piena di sorprese. Un attimo prima ti mostra l’efficienza tecnica; quello dopo ti seduce col suo lato oscuro. Volevo mostrare – a chi ancora non la conosce – entrambi i volti della terra elvetica. Volti che la rendono unica al mondo.
AUTORE:
Salvatore Conaci è nato a Catanzaro nel 1990. Vincitore e finalista di diversi premi letterari nazionali e internazionali, scrive storie di suspence. Criminologo, è esperto di Criminal profiling e grafologia. Cosa accadde davvero a Evie Benson (2021) è rimasto nella classifica dei bestseller di Amazon per mesi. Docente di discipline letterarie, vive e insegna tra l’Italia e la Svizzera.
La redazione di Thriller Life ringrazia Salvatore Conaci per la disponibilità.