Caccia all’uomo nero di Sabino Napolitano

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Caccia all’uomo nero

In una gelida sera di febbraio, il quartiere della città vecchia di Bari è scosso da una misteriosa scomparsa.

Il commissario Sterlicchio ha promesso di scoprire la verità.

Ma vale la pena ostinarsi a cercare la verità, anche quando sembra che ormai nessuno voglia conoscerla?

Winston Churchill diceva: «A volte l’uomo inciampa nella verità, ma, nella maggior parte dei casi, si rialza e continua per la sua strada, come se nulla fosse».

L’amicizia fraterna, il dolore di un padre e la vergogna possono opprimere a tal punto da spingere a non voler guardare negli occhi una verità, che sembra aberrante e che può apparire come il fallimento di una vita?

In ogni caso, scoprire completamente la verità può essere doloroso e, per farlo, se ne paga sempre un prezzo.

Alla memoria di Elisa Claps e di tutte le vittime cui è negata la verità

Così recita la dedica che troviamo in apertura dell’ultimo libro di Sabino Napolitano, proiettandoci all’istante in una vicenda che, ispirata al caso celeberrimo della scomparsa della giovane potentina, ne riprende alcuni degli aspetti più peculiari e salienti.

Non siamo in Basilicata, ma in Puglia, come possiamo dedurre sin dalle prime righe del primo capitolo, ambientate “in un’abitazione della Bari vecchia”, nella quale Onofrio Carullo, proprietario di un banco di pesce nella zona del porto, legge le notizie sportive sul giornale.

Non è il 1993 (anno della scomparsa della sedicenne Elisa Claps), ma il 2014, l’anno in cui Arisa vince il Festival di Sanremo con il brano “Controvento”: è questa la canzone che intona la signora Rachele, mentre fa le pulizie in una normalissima sera di febbraio.

Come Elisa Claps, però, anche Marilù, la figlia quindicenne di Onofrio e Rachele, quella sera non fa ritorno a casa, gettando nella disperazione più cupa i due poveri genitori.

Marilù era per loro una specie di fiore all’occhiello, una rivincita sulla vita; era tutto ciò che loro non avevano potuto o saputo essere

Dopo aver ben descritto l’angoscia che cala all’improvviso su questa famiglia, la narrazione si sposta al commissariato, dove Onofrio denuncia la scomparsa della figlia e dove, a coordinare le indagini, ritrova un suo vecchio compagno di scuola, il commissario Sterlicchio.

Da questo momento in poi, è proprio lui a prendere in mano la situazione e a diventare il protagonista del libro. Anche se le ricerche non danno i frutti sperati, la sua dedizione alla causa della verità è ammirevole.

Lo vediamo dunque indagare a più riprese in tante direzioni, tra i compagni di scuola e i professori di Marilù, tra gli amici, ma anche tra i giovani ospiti della Comunità Migrantes, presso la quale la giovane lavora come volontaria.

E quando una testimone, nelle prime ore dopo la scomparsa, rivela di aver visto la ragazza con “un uomo nero”, scatta subito la caccia, che però assume una piega abbastanza inaspettata.

È troppo facile, infatti, puntare il dito contro Amadou, un emigrato senegalese che vive nella Comunità di Don Nicola; ben presto, si scopre che anche altre figure, a volte insospettabili, possono ricoprire il ruolo del mostro vestito di nero.

Bastano poche ricerche per far affiorare un sottobosco di bugie e menzogne, che coinvolge più di uno dei personaggi, eppure questo non è sufficiente a chiarire la faccenda.

Come il caso di Elisa, anche quello di Marilù, infatti, non si risolve nell’immediato, ma solo a distanza di anni, quando il suo corpo viene ritrovato nella cripta della parrocchia di quartiere.

Benché in questo libro non ci sia un colpevole alla “Danilo Restivo”, il commissario, nel corso del tempo, si scontra con un muro insormontabile di omertà e di segreti inconfessabili, che coinvolge uomini di legge e uomini di Chiesa, proprio come è accaduto nella realtà della vicenda Claps.

Pur intuendo la verità, Sterlicchi non possiede le prove per dimostrarla e renderla pubblica, poiché altri, più o meno potenti, prima di lui, avevano voluto ignorarla e non condividerla.

Casa editrice: Pav Edizioni
Anno di pubblicazione: 2023
Pagine: 222

Ingegnere, esperto di sistemi informativi e di sistemi di gestione per la qualità, Sabino Napolitano è stato dirigente di organizzazioni aziendali private e dal 2000 ha operato in numerose istituzioni scolastiche come docente e valutatore PON.

Dal 2013 ha fatto parte dei Nuclei di Valutazione Esterna delle Scuole e dei Nuclei di Valutazione dei Dirigenti Scolastici nell’ambito del Sistema Nazionale di Valutazione.

Nel 2022 ha pubblicato Il destino del calamaro per Pav edizioni.

Caccia all’uomo nero di Sabino Napolitano
Concludendo
Un libro che si ispira ad un noto fatto di cronaca nera, rivisitandolo con alcuni elementi di fantasia, ma sempre verosimili. Una riflessione amara sulla giustizia -o l’ingiustizia- degli uomini.
Pro
La scorrevolezza dello stile
Il tentativo di approfondire sotto diversi punti di vista ogni personaggio, anche se secondario.
Contro
L'eccessiva semplificazione di alcuni snodi della vicenda
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