Il labirinto di ghiaccio di Valerio Varesi

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Il labirinto di ghiaccio

L’uomo è solo, ha con sé uno zaino, qualche indumento, pochi viveri. Lasciandosi il bosco alle spalle, salendo metro dopo metro lungo il ghiacciaio, abbandona il mondo così come lo conosciamo. La famiglia, il lavoro, la casa. Niente lo ferma. Ora che il ghiacciaio gli si mostra in tutta la sua imponenza, sa che il confine tra ciò che è stato e ciò che inizierà a essere è tracciato.

Di fronte alla sua scomparsa qualcuno penserà a una disgrazia, altri a una fuga. Ipotesi tutto sommato plausibili, considerato quello che si porta sulla coscienza. Nessuno capirà la sfida primitiva che ha lanciato a se stesso: vivere in assoluta solitudine in un angolo ostile di mondo, facendo perdere le proprie tracce. Mette dimora su quelle montagne dove, durante la guerra, il freddo ha fatto più morti delle granate, e il ghiacciaio che sorveglia la valle diventa il suo fortino. Con l’aiuto di un piccone, ne scava le viscere fino a dare vita a un labirinto di gallerie di cui sentirsi padrone.

Apparentemente immobile e docile, l’immensa distesa bianca sembra essere complice di quell’impresa unica e irripetibile. Finché vaghe tracce sulla neve gli insinuano il dubbio di non essere solo. Quando il ghiaccio gli restituisce tracce del passato, rendendolo testimone di una misteriosa vicenda, la sua determinazione vacilla.

E nel momento in cui abbassa le difese, il mondo a cui si è sottratto è lì per prendersi la sua rivincita.

Fuggire alla maniera dei topi, lungo i muri. Più da se stessi che dal resto del mondo. Fuggire per ritrovarsi, per immergersi, a dirla alla Varesi, come uno speleologo dentro se stessi.

Il labirinto di ghiaccio è questo. Uno stile asciutto, proprio di alcuni giornalisti, accompagna i lettori in un viaggio alla ricerca del niente e del tutto. Solitudine e caos si confrontano, si guardano, si temono e prendono le distanze l’una dall’altra. Non si parla di mero caos cittadino, quello dal quale il protagonista rifugge. È dal caos dell’esistenza che si allontana per ritrovarsi più vivo che mai.

Il romanzo è “assenza”. Non solo di personaggi e luoghi ma è solitudine vera. Il protagonista indiscusso è il ghiacciaio, con i suoi labirinti sotterranei e i suoi segreti. Il sentimento della solitudine è, però, il cardine indiscusso della narrazione.

Sento di amare questo mondo dove tutto è spietatamente netto e autentico.

Come netta e autentica è la scrittura di Valerio Varesi. Pochi orpelli, solo i necessari. Frasi ben costruite e affilate, come affilate sono le cime dei monti di cui narra. Sarebbe potuto essere molto difficile accostarsi a una storia simile dove, ad esempio, i dialoghi sono solo con se stessi. Dove non ci sono incontri e dinamicità. Varesi, che rimane un giornalista dall’ottima penna, è riuscito nell’impresa. Non annoia, piuttosto spinge alla riflessione anche laddove ti saresti aspettato qualcosa di più.

È stato eseguendo uno di questi lavori che ho scoperto un doppio fondo nella mia mente nel quale abita un altro me stesso con cui fare i conti e che spesso l’ha vinta. Un gemello dubbioso che sfugge al raziocinio come un’ombra rifiuta ogni catalogazione geometrica. Mi vedo fuggitivo e inseguitore, preda e carnivoro.

Scritto tutto in prima persona, Il labirinto di ghiaccio, risulta immersivo e per questo non esattamente adatto a tutti. O meglio, chiunque riuscirebbe a leggerlo senza problemi ma non tutti hanno davvero voglia di fare i conti con l’altro sé, con il gemello che abita dentro ognuno di noi e che, spesso, chiede la sua fetta di torta. Varesi forse questo lo sa ma non fa niente per conquistare la fetta di pubblico esclusa. Lui vuole arrivare dritto all’anima del lettore. Vuole ragionare con lui e farlo ragionare.

Sono venuto in questo angolo ostile di mondo per ritrovare la mia umanità e so che solo dalla sofferenza e dalla fatica nascono cose importanti.

Editore: Mondadori
Pagine:
228
Anno pubblicazione:
2023

Giornalista e scrittore classe 1959, Valerio Varesi, è autore di diversi gialli e polizieschi. Dopo la laurea in Filosofia conseguita presso l’Università di Bologna, si dedica al giornalismo. Attualmente lavora nella redazione bolognese de La Repubblica. Tra i suoi scritti ricordiamo il primo romanzo, datato 1998, Ultime notizie di una fuga, in cui compare per la prima volta il commissario Soleri. Figura fortunata che avrà una trasposizione televisiva, Nebbie e delitti, in cui il protagonista viene interpretato da Luca Barbareschi.

Il labirinto di ghiaccio di Valerio Varesi
Concludendo
Il labirinto di ghiaccio è la metafora della vita. È il racconto di una società malata che vive di sola apparenza e solitudine. La storia di un uomo tra gli uomini che per salvarsi, più da se stesso che dalla giustizia, si rifugia tra i monti alla ricerca del nulla. Ciò che trova non è solitudine, è vita vera. È il passato dei soldati morti in guerra, è un mistero da risolvere ma soprattutto è se stesso. Il suo Io più profondo che fino a qual momento aveva fatto fatica a uscire. Vivere a solo contatto con la propria persona non è un esercizio semplice e forse nessuno di noi è davvero preparato a questa evenienza. I monti ricordano che il silenzio dice più di mille parole e che il buio è solo la vigilia della luce. Valerio Varesi ha scritto un romanzo profondo, schietto, sincero e profondamente malinconico.
Pro
Riflessivo.
Scrittura asciutta.
Contro
A tratti lento.
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