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L’onda nera. Un caso siciliano per Libero Russo di Davide Pappalardo

L'onda nera, copertina libro
“Io ho troppo poco tempo a disposizione per rovinarlo in dibattiti di alta teologia e poi non vale la pena perdersi in battaglie inutili. Ma forse è proprio così che so sono perse tutte le battaglie.”

L’onda nera. Un caso siciliano per Libero Russo

Recensione di Sara Petrolini

Quando Libero Russo, ex investigatore privato ormai in pensione, sente squillare il telefono di casa a Bologna, intuisce che la tanto attesa tranquillità sta per finire. I suoi due pronipoti, Nabucco ed Emma, lo supplicano di tornare ad Acireale per aiutarli a recuperare la Venere dell’Etna, un’antica statua trafugata da un’area archeologica della zona.

Nonostante manchi da parecchio tempo, l’accoglienza per il ritorno in “patria” non sarà delle migliori. Tra personaggi ambigui e razzisti, zuffe, depistaggi e scontri aperti con la locale cosca dei Trunzi, Libero si ritroverà in una vicenda ingarbugliata dalle svolte totalmente inaspettate.

A coadiuvarlo nella ricerca della verità, oltre ai due pronipoti, sarà una squadra sui generis, quasi un’Armata Brancaleone siciliana: Biagio Mamma Mia, uomo sbeffeggiato da tutti e con la grande passione per gli Abba; Maria, una vedova dall’eloquio forbito capace di fargli perdere la testa; Paolo, squattrinato rider che si arrabatta tra un lavoretto e l’altro, e Nina, giovane di origine nomade ed esperta di antichità. Riuscirà l’ex investigatore a recuperare la misteriosa statua scomparsa o sarà anche lui travolto dalla dilagante onda nera?

Recensione

A volte, il ritorno nei propri luoghi d’origine non è esattamente una rilassante vacanza.

Davide Pappalardo ci fa vivere questa esperienza, introducendoci a un’indagine che è insieme intrigante e divertente, strampalata e inaspettatamente efficace.

Libero Russo, da ex investigatore privato, ha un modo tutto suo di indagare: raccoglie testimonianze e informazioni nei bar e nelle bettole malfamate.

Fra bevute e scazzottate, porta con sé i due pronipoti, Nab ed Emma: lui è uno studente universitario dal nome sfortunato, archeologo e pacifista convinto, lei è una sedicenne che al teatro alterna lezioni di Krav Maga, e, all’occorrenza, sa picchiare duro.

Questo investigatore quasi ottantenne, a metà strada fra il detective melanconico e l’uomo d’azione troppo attempato, è determinato a risolvere il mistero della scomparsa di una statua di Venere.

Con Nab ed Emma, lavora al caso, attraversando una Sicilia che non vede da trent’anni e che fa fatica a riconoscere.

Acireale, fra manifestazioni di razzisti, brutta gente, e angoli degradati, sembra essere diventata una città immobile, incapace di andare avanti e boccheggiante come un “pesce che si contorce per dare il suo ultimo colpo di coda”.

Con un ritmo dinamico e incalzante e una narrazione in prima persona dai toni accattivanti, Davide Pappalardo conduce i suoi lettori a caccia di un tesoro trafugato.

Nel frattempo, di fronte al protagonista, cinico disilluso e irriverente, sfila una ricca carrellata di personaggi.

Alcuni meschini, fastidiosi, disprezzabili, altri irresistibilmente goffi e inadatti alle dinamiche di un seria investigazione.

Eppure, proprio nella composizione di questi opposti, sta uno degli aspetti meglio riusciti e più belli de L’onda nera, perché, anche se il protagonista ha la posa dell’inflessibile misantropo, bene arriva al lettore la tenerezza di certe figure e il disprezzo nei confronti di altre.

Nonostante nell’aria si fiuti pericolo e corruzione, grazie all’ironia di Russo, i toni non sconfinano mai nel melodrammatico o nel noir più cupo.

L’autore ha la grande dote di saper creare la giusta atmosfera, descrivendone la drammaticità con tocco lieve, ma pungente.

L’onda nera è una storia che, oltre ad avere un protagonista originale e concludere con la risoluzione di un mistero, tocca anche argomenti importanti.

Il lettore, infatti, non può fare a meno di fare le sue considerazioni sul razzismo e sull’assuefazione che le persone hanno riguardo all’ingiustizia e alla discriminazione.

Il tutto è guidato da una scrittura piacevole, che nasconde all’apparenza ma senza soffocarlo, il retrogusto amaro di certe situazioni.

Editore: Pendragon
Pagine: 278
Anno pubblicazione: 2024

Davide Pappalardo è nato nel 1976 alle pendici dell’Etna e oggi vive e lavora a Bologna.

Al suo attivo ha quattro romanzi e diversi racconti. Con Buonasera signorina (Eclissi, 2016) ha vinto il premio Nero Digitale al Garfagnana in Giallo.

Con Che fine ha fatto Sandra Poggi? (Pendragon, 2019) ha vinto il Booktrailer Premium al Festival delle Arti di Cartoceto (finalista anche al Trailers FilmFest a Milano) ed è stato tra i cinque finalisti del premio Giallo Indipendente.

Nel 2022 è stato uno dei tre curatori di Pirati e gregari (Augh!), antologia dedicata al ciclismo.

Un suo racconto in edizione ebook, Doppio inganno (Todaro, 2017), nel 2021 è diventato un audiolibro. Per Pendragon ha pubblicato anche Il verso dell’assiolo (2022) e L’onda nera (2024).

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