A volte ritornano
TRAMA:
Nei miei racconti incontrerete esseri notturni di ogni genere: vampiri, amanti dei demoni, una cosa che vive nell’armadio, ogni sorta di altri terrori. Nessuno di essi è reale. L’essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia.” L’intento di Stephen King in questi venti racconti è chiaro: parlare di paura, di come si arriva all’orlo della follia e forse al di là del baratro.
RECENSIONE:
Se non avete mai letto Stephen King, “A volte ritornano” è probabilmente il miglior punto di partenza. Non è un romanzo lungo e impegnativo, ma una raccolta di racconti che offre un panorama perfetto del suo mondo, dei suoi temi e del suo modo di raccontare. Pubblicata in Italia nel 1988, raccoglie storie scritte tra il 1970 e il 1975, alcune già pubblicate su riviste dell’epoca, altre completamente inedite. Tra queste ultime c’è Jerusalem’s Lot, forse uno dei racconti più riusciti: poche pagine, ma che condensano tutta la bravura di King nel costruire tensione, inquietudine e personaggi credibili.
Quello che colpisce subito leggendo questa raccolta è la varietà: King passa con disinvoltura dall’horror psicologico al soprannaturale più classico, mostrando quanto sappia trasformare la quotidianità in qualcosa di spaventoso: situazioni normali che lentamente si piegano verso l’inquietante, fino a un finale che ti lascia un brivido e una riflessione insieme. È proprio questa capacità di giocare con la realtà e il terrore a rendere la lettura così avvincente.
Leggendo questi racconti si nota anche come lo stile di King agli inizi fosse già molto definito: ritmo serrato, dialoghi realistici, descrizioni essenziali ma efficaci. In poche pagine riesce a creare ambientazioni vivide e personaggi che rimangono impressi, senza bisogno di tante parole. È affascinante vedere come certe tematiche come la paura, la vendetta, il soprannaturale e la fragilità umana, siano presenti già qui, e poi tornino amplificate nei suoi romanzi più famosi.
I racconti affrontano temi diversi, ma tutti hanno un filo comune: l’attenzione all’essere umano, alle sue paure e alle sue fragilità. Si va dalle storie di fantasmi a quelle di vendetta, dalle situazioni surreali a quelle quotidiane che nascondono il lato oscuro della vita. Jerusalem’s Lot è più gotico e tradizionale, mentre racconti come Camion, che poi diventerà l’adattamento cinematografico della Macchina infernale, sorprendono per originalità e tensione. La varietà dei toni rende la raccolta stimolante, mai monotona, e perfetta per capire chi è King e cosa racconta.
Un altro punto a favore è la leggibilità: King scrive in modo diretto e scorrevole, ma riesce comunque a creare immagini forti e scene memorabili. Ogni racconto, breve o brevissimo, colpisce in modo diverso. Alcuni fanno paura, altri inquietano silenziosamente, altri ancora lasciano una sensazione strana, tra ironia e inquietudine.
Questa raccolta è perfetta per chi non ha mai letto King perché è un ottimo “assaggio” della sua narrativa: permette di capire come costruisce le sue storie, come crea suspense e personaggi credibili, e quali sono i temi che ricorrono in tutta la sua produzione. Non serve partire subito dai romanzi più lunghi come il magnifico romanzo IT: qui ogni racconto è un piccolo laboratorio di tensione e paura, e allo stesso tempo un modo per conoscere lo scrittore.
In sintesi, A volte ritornano non è solo una raccolta di racconti horror, ma un libro che affascina chi ama la buona narrativa, indipendentemente dal genere. Racconti brevi, intensi, ben scritti, alcuni spaventosi, altri malinconici, ma tutti capaci di coinvolgere.
Traduzione: Hilia Brinis
Editore: Bompiani
Pagine: 408
Anno di pubblicazione: 2025 nuova edizione
AUTORE:

Stephen Edwin King (Portland, 21 settembre 1947) è uno scrittore e sceneggiatore statunitense, uno dei più celebri autori di letteratura fantastica, in particolare horror, del XX e XXI secolo.
Scrittore molto prolifico, nel corso della sua carriera iniziata nel 1974 con Carrie, ha pubblicato circa novanta opere, anche con lo pseudonimo di Richard Bachman, fra romanzi e antologie di racconti, entrate spesso nella classifica dei best seller e vendendo oltre 500 milioni di copie.
Molti suoi racconti hanno avuto trasposizioni cinematografiche o televisive; pochi autori letterari, a parte Shakespeare, Agatha Christie o Arthur Conan Doyle, hanno ottenuto un numero paragonabile di adattamenti delle proprie opere.
Grazie al suo enorme successo popolare e per la capacità di raccontare l’infanzia nei propri romanzi è stato paragonato a Charles Dickens, paragone che lui stesso, nella prefazione a Il miglio verde, pubblicato a puntate nello stile di Dickens, ha sostenuto essere più adeguato per autori come John Irving o Salman Rushdie. È soprannominato “il Re del terrore” e “il Maestro del terrore”. Fa parte del gruppo musicale, composto unicamente da scrittori, chiamato Rock Bottom Remainders.