La voce della verità. La vera storia di Angelo Incandela di Carmen Scocozza e Lorenzo Pasqua

La voce della verità
La verità non è un punto d’arrivo, ma un viaggio a ritroso, un ritorno alle radici.

La voce della verità

RECENSIONE DI: Domenico Vacca

TRAMA:

Tra le mura dei penitenziari italiani degli anni Ottanta e Novanta pulsa la storia di un uomo che ha fatto dello Stato la propria casa e del dovere la propria lingua. Incandela Angelo, maresciallo di Cuneo, attraversa trasferimenti, indagini e notti senza sonno, in equilibrio tra missioni riservate e scelte impossibili. Dalle prime ombre del soprannome “Boia di Volterra” agli incarichi accanto al generale Dalla Chiesa, dalle fratture intime alla grande Storia, il romanzo intreccia documenti, testimonianze e invenzione narrativa per restituire una voce netta e umana.

Capitolo dopo capitolo, si aprono porte segrete: l’incontro con i Servizi, il pentimento del brigatista Peci, l’amore con Maria Teresa, le memorie dei colleghi, fino alle aule del processo Andreotti, dove Incandela compare come testimone. La verità non è mai semplice, però illumina. Questo libro la insegue, la ascolta e la consegna al lettore.

RECENSIONE

C’è un momento, nella lettura di La voce della verità. La vera storia di Angelo Incandela, in cui si capisce che questo non è un libro sulla storia d’Italia, ma un libro sulla distanza — quella che separa un uomo da ciò che è stato, e un nipote dal nonno che non ha mai davvero conosciuto. Carmen Scocozza e Lorenzo Pasqua costruiscono un racconto che si muove su due piani paralleli e convergenti: da un lato la Storia, con la S maiuscola, fatta di terrorismo, stragi, segreti di Stato; dall’altro la storia minuscola e irriducibile di una famiglia, di un nome ingombrante, di una verità tenuta in custodia troppo a lungo.

Angelo Incandela è stato maresciallo di Polizia Penitenziaria, in servizio nelle carceri italiane negli anni più tesi della Repubblica. Originario di Sulmona (L’Aquila), si arruolò nella polizia e fece una lunga gavetta come agente di custodia nelle carceri di Mamone in Sardegna, successivamente a Varese, Volterra, Fossano e Mondovì, per poi assumere il comando della casa circondariale di Cuneo (dal 1978 al 1992). Un percorso che lo ha portato a incrociare alcune delle pagine più oscure del Paese — il terrorismo delle Brigate Rosse, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, la stagione del pentitismo mafioso, il processo ad Andreotti, la vicenda del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Non come protagonista dei grandi eventi, ma come testimone interno, come uomo dello Stato che quei momenti li ha vissuti dentro le istituzioni, nei corridoi silenziosi in cui la Storia si consuma anonimamente, senza clamori. Su questo sfondo, Incandela porta anche un peso specifico: il soprannome “Boia di Volterra”, appiccicatogli da una semplificazione giornalistica che poco aveva a che fare con i fatti, e molto con il bisogno collettivo di trovare un volto alle brutalità del sistema carcerario di quegli anni.

Scocozza e Pasqua si impegnano a decostruire quell’etichetta con rigore documentale, restituendo la complessità e l’integrità di un uomo che ha conosciuto il peso del dovere e il costo delle scelte in tempi in cui scegliere aveva conseguenze reali.

Ma il libro sarebbe diverso — più convenzionale, meno necessario — senza Lorenzo Pasqua. Nipote di Angelo per parte materna, Lorenzo non è solo coautore: è il motore narrativo dell’intera indagine, la voce che trasforma una ricerca storica in un viaggio personale. È lui a cercare il nonno tra documenti, testimonianze e silenzi di famiglia; è lui a fare i conti con ciò che significa portare un cognome che qualcuno ha trasformato in accusa. Questo livello del racconto — il più intimo e il più rischioso — è anche il più riuscito. Scocozza e Pasqua costruiscono così qualcosa di raro: un romanzo di formazione adulto, in cui la genealogia diventa strumento di identità.

Lorenzo non cerca soltanto di riabilitare Angelo: cerca se stesso, il proprio posto in una storia che lo precede e lo contiene. La verità sul nonno diventa, pagina dopo pagina, una verità su di lui. E il libro suggerisce con forza che non si può trovare il proprio posto nel mondo senza riconciliarsi con le proprie radici, soprattutto quando quelle radici affondano in terreni scomodi.

La scrittura alterna registri diversi con padronanza: il documento, la testimonianza diretta, la narrazione più intima. Questo ibrido — che potrebbe risultare rischioso — funziona perché gli autori mantengono un equilibrio costante tra precisione storica e partecipazione emotiva. Alcuni passaggi, densi di riferimenti e date, richiedono attenzione, ma è un impegno che il lettore accetta volentieri, perché la posta in gioco è alta. Il ritmo è sostenuto, con capitoli che aprono porte segrete — l’incontro con i Servizi, il pentimento del brigatista Peci, la storia d’amore con Maria Teresa — senza mai scivolare nel sensazionalismo. Il dolore è trattato con sobrietà; la tensione non è mai costruita artificialmente.

Il finale non cerca effetti speciali. Preferisce la chiarezza alla sorpresa, la restituzione alla rivelazione. È un finale che rispetta la materia trattata — e rispetta il lettore. La verità su Angelo Incandela non è semplice, non è consolatoria, non è la vittoria di un innocente sul pregiudizio. È qualcosa di più difficile e più onesto: la verità di un uomo intero, con le sue zone d’ombra e le sue ragioni, restituita da chi aveva tutto il diritto di cercarlo e qualcosa da perdere nel trovarlo.

La voce della verità è dunque molto più di una biografia romanzata. È un ponte tra memoria privata e memoria collettiva, un’indagine che diventa specchio. Un libro che interroga il lettore su cosa significhi ereditare una storia difficile — e su quanto coraggio serva per non voltarsi dall’altra parte.

Editore: LAReditore

Pagine: 89

Anno di pubblicazione: 2026

AUTORI

Carmen Scocozza e Lorenzo Pasqua

Carmen Scocozza (Laureata in Scienze Politiche, indirizzo Europa Orientale, presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e docente a contratto di Storia delle Relazioni Internazionali all’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo) e Lorenzo Pasqua sono autori e ricercatori che si occupano di memoria storica e narrazione civile. Hanno lavorato su fonti documentali e testimonianze dirette per ricostruire la figura di Angelo Incandela, integrando rigore e sensibilità narrativa.

Condividi questo articolo:

Potrebbero interessarti anche: