Colpo a tradimento
Recensione di: Ghelli Alessandra
TRAMA: New York, oggi. Valerie Simpson, una giovane stella del tennis, sogna il grande ritorno sui campi da gioco. Sta valutando l’idea di scegliere Myron Bolitar come agente sportivo, quando viene assassinata tra la folla durante gli US Open. Perché ha cercato di contattarlo poco prima di morire? Dopo una carriera eccezionale ma breve, Valerie era crollata psicologicamente e a soli sedici anni era stata ricoverata in un ospedale psichiatrico.
C’è forse un legame tra il doloroso passato della ragazza e il suo assassinio? La polizia sospetta del delitto Duane Richwood, un nuovo talento del tennis, e Roger Quincy, un ammiratore che la perseguitava, ma Myron non crede che questa sia la pista giusta. Indagando per conto suo, scopre che sei anni prima il fidanzato di Valerie, figlio di un noto senatore, era stato ucciso mentre si trovava con lei a una festa da un delinquentello mai più rintracciato.
Il senatore potrebbe conoscere dettagli importanti per le indagini, ma sembra trincerarsi dietro un muro di silenzio, così come la madre di Valerie. Myron ha l’impressione che le persone coinvolte vogliano che smetta di scavare. La verità, spesso, è troppo pericolosa, se non addirittura mortale. E Myron potrebbe essere la prossima vittima…
RECENSIONE:
In “Colpo a tradimento”, Harlan Cobe, autore di Ovunque tu sia e di Presunta scomparsa, firma un’opera che trascende i confini del semplice thriller sportivo per addentrarsi nei meandri più oscuri dell’animo umano, del potere politico e della mercificazione del talento. Il romanzo segna il ritorno di uno dei personaggi più carismatici e sfaccettati della letteratura gialla contemporanea: Myron Bolitar. Ex stella del basket dei Celtics, la cui carriera è stata stroncata da un infortunio al ginocchio prima ancora di iniziare, Myron si è reinventato come agente sportivo e avvocato laureato ad Harvard.
Egli è l’incarnazione di un paradosso vivente: un uomo dal fisico imponente e dalla mente analitica che, nonostante navighi tra gli uffici di Park Avenue e i box delle celebrità, sceglie di vivere ancora nel seminterrato della casa dei suoi genitori nel New Jersey. Questa scelta abitativa non è un mero dettaglio di colore, ma rappresenta il nucleo etico del personaggio: Myron è un uomo ancorato a valori familiari e radici profonde in un mondo, quello dello sport professionistico, che sembra aver smarrito ogni bussola morale in favore del profitto immediato.
La narrazione si apre con una vivacità quasi cinematografica durante il torneo di tennis US Open a Flushing Meadows. Coben proietta immediatamente il lettore nel box riservato ai giocatori, dove Myron e il suo socio, l’aristocratico e letale Windsor Horne Lockwood 3° noto semplicemente come Win, cercano di ingannare il tempo durante i cambi di campo con una sfida intellettuale sui criminali della serie televisiva di Batman degli anni Sessanta.
Questo scambio di battute, intriso di un umorismo tagliente e di nostalgia pop, serve a stabilire immediatamente la chimica unica tra i due protagonisti: Myron è il cuore e la coscienza del duo, mentre Win ne è il braccio armato e l’ombra inquietante. Win, descritto come la quintessenza dell’”Old Money” di Philadelphia, nasconde dietro un aspetto diafano e nobile una natura predatrice e una maestria letale nelle arti marziali. È un personaggio che agisce laddove la legge formale fallisce, operando in una zona d’ombra morale dove la giustizia è rapida e spesso violenta.
L’idillio sportivo viene bruscamente interrotto da un evento che mette in moto l’intera complessa architettura del romanzo: uno sparo attutito che interrompe l’ascesa fulminea del cliente di Myron, la giovane promessa nera Duane Richwood, proveniente “dalle strade di New York”. La vittima è Valerie Simpson, un’ex bambina prodigio del tennis la cui carriera era crollata sei anni prima a causa di un misterioso esaurimento nervoso.
Il ritrovamento del corpo di Valerie nella Food Court dello stadio non è solo un atto di violenza gratuita; per Myron diventa una missione personale nel momento in cui scopre che la ragazza aveva cercato disperatamente di contattarlo tre volte poco prima di morire. Questo dettaglio tormenta il protagonista, innescando quello che la psichiatra Julie Abramson definisce il suo “complesso del salvatore”: un bisogno compulsivo di riparare i torti del mondo e proteggere chi non ha più voce.
L’indagine che ne segue si ramifica in un intreccio magistrale che lega l’omicidio presente a un tragico caso di cronaca avvenuto sei anni prima: l’assassinio di Alexander Cross, figlio di un potente senatore della Pennsylvania, avvenuto in un esclusivo club di tennis. Valerie e Alexander erano fidanzati all’epoca, e il crollo psicologico della ragazza era apparso come una conseguenza diretta della morte violenta del giovane. Tuttavia, scavando sotto la superficie delle versioni ufficiali fornite dalla polizia e dai media, Myron inizia a scorgere incongruenze sistematiche.
Coben utilizza questo doppio binario temporale per esplorare come il passato possa essere manipolato da chi detiene il potere. Il senatore Bradley Cross emerge come una figura ambigua: un padre addolorato che chiede a Myron di interrompere le indagini per proteggere la memoria del figlio, ma che allo stesso tempo sembra nascondere una rete di insabbiamenti e verità indicibili legati a quella notte fatale.
Uno degli aspetti più riusciti di “Colpo a tradimento” è la critica feroce al sistema che tratta i giovani atleti come merce di scambio. Questo concetto è incarnato dalla figura sinistra di Pavel Menansi, l’allenatore di fama mondiale legato alla società TruPro e sospettato di esercitare un controllo psicologico totale, quasi diabolico, sulle sue allieve. Attraverso una “situazione ipotetica” discussa tra Myron e la dottoressa Abramson, Coben delinea con crudo realismo il trauma subito da molte giovani promesse: ragazze isolate dai coetanei, disumanizzate dal sistema e vittime di abusi di potere da parte di figure che avrebbero dovuto proteggerle.
Il tennis viene descritto non come uno sport nobile, ma come un ambiente darwiniano in cui la competizione esasperata annulla l’innocenza e trasforma i legami umani in transazioni economiche.
La scrittura di Coben è un esempio di equilibrio tra ritmo e profondità. I dialoghi sono serrati, intrisi di quell’ironia sarcastica che è il marchio di fabbrica di Myron Bolitar, utilizzata spesso come scudo contro la brutalità delle situazioni che affronta. Tuttavia, dietro la facciata delle battute spiritose e delle citazioni pop, batte un cuore malinconico. Myron è un eroe che sente il peso dei propri fallimenti e che si interroga costantemente sulla propria moralità “flessibile”.
Il suo rapporto con Jessica Culver, una scrittrice di successo che ritorna nella sua vita dopo anni di assenza, aggiunge una dimensione di vulnerabilità al protagonista, mostrandoci un uomo che, nonostante la sua forza fisica e la sua intelligenza, è alla ricerca di una stabilità emotiva che sembra sempre sfuggirgli.
L’ambientazione newyorkese gioca un ruolo fondamentale nella creazione dell’atmosfera. Coben descrive una Manhattan torrida, dove l’umidità è densa come un indumento intimo e dove il contrasto tra l’opulenza dei grattacieli di Park Avenue e la decadenza di certi angoli della città è stridente. Il torneo degli US Open, con la sua marea di sponsor, brand affissi ovunque e la sua folla eterogenea, diventa un microcosmo della società moderna, dove il successo è l’unica moneta valida e dove il fallimento viene rapidamente rimosso e dimenticato, proprio come era successo a Valerie Simpson.
Oltre ai protagonisti principali, il romanzo è popolato da comprimari indimenticabili. Esperanza Diaz, la socia di Myron ed ex wrestler professionista nota come “Little Pocahontas”, è la vera mente organizzativa dell’agenzia, dotata di un intuito formidabile e di una lealtà incrollabile verso Myron. Il suo pragmatismo funge da contrappunto ideale all’idealismo a volte eccessivo del protagonista. Dall’altra parte della barricata troviamo figure come il detective Roland Dimonte, un poliziotto arrogante e sospettoso che incarna le difficoltà di chi deve far rispettare la legge in un mondo dove le influenze politiche e mafiose pesano più delle prove concrete.
Il tema della famiglia è centrale in tutta l’opera. Coben esplora i legami distorti tra genitori e figli, analizzando fin dove possa spingersi l’amore materno o paterno e quando questo si trasformi in una forza distruttiva o in una giustificazione per il silenzio complice. La figura di Deanna Yeller, la madre del ragazzo coinvolto nel caso Cross, rappresenta uno dei vertici emotivi del libro. La sua freddezza apparente nasconde una profondità di dolore e di segreti che Myron dovrà decifrare per arrivare alla verità.
“Colpo a tradimento” non è un libro che offre risposte facili. La trama gialla è costruita con una precisione chirurgica, disseminata di indizi che sembrano condurre in una direzione per poi ribaltare completamente la prospettiva nell’ultimo atto. Ma ciò che resta impresso nel lettore, oltre alla risoluzione del mistero, è il senso di ambiguità morale che permea ogni pagina. La distinzione tra “buoni” e “cattivi” si fa labile; anche i gesti più nobili possono avere conseguenze tragiche, e talvolta la veritànon è uno strumento di liberazione, ma un’arma capace di distruggere vite già fragili.
In conclusione, questo romanzo è una testimonianza della capacità di Harlan Coben di unire l’intrattenimento di alto livello a una riflessione sociale non banale. Attraverso gli occhi di Myron Bolitar, veniamo condotti in un viaggio nel lato oscuro del sogno americano, dove il talento sportivo è una benedizione che può facilmente trasformarsi in una condanna.
Per chi cerca un thriller che sappia coniugare azione, umorismo e una profonda indagine psicologica, “Colpo a tradimento” si conferma una lettura imprescindibile, capace di tenere incollati alla pagina fino all’ultima riga, lasciando dietro di sé un senso di inquieta riflessione sulla natura della giustizia e sul costo della verità. La maestria di Coben sta nel farci amare personaggi imperfetti che, in un mondo corrotto, cercano ancora, a modo loro, di fare la cosa giusta, anche quando “fare la cosa giusta” richiede di sporcarsi le mani o di affrontare demoni che sarebbe stato più facile lasciare nel dimenticatoio.
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Traduzione: Riccardo Bettini
Editore: TRE60
Pagine: 336
Anno di pubblicazione: 2025
Autore:

Harlan Coben è un autore statunitense, nato a Newark, nel New Jersey, nel 1962, è laureato in scienze politiche. Ha lavorato a lungo nell’industria del turismo. Ha vinto il premio Edgar Award e i suoi romanzi, best seller negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Francia, sono tradotti in ben quarantuno lingue.