L’ultimo turno
Trama:
Chicky Diaz è il portiere più amato del Bohemia, il palazzo più prestigioso dell’Upper West Side, dimora di celebrità, finanzieri e dell’élite culturale di New York.
Nel suo lussuoso attico, l’appartamento 11C-D, Emily Longworth ha tutto quello che ha sempre desiderato. Peccato che odi profondamente suo marito, che detestava in silenzio già prima delle recenti rivelazioni sull’origine della sua immensa ricchezza. Ma il contratto prematrimoniale è inattaccabile e lei non ha ancora trovato la forza di lasciarlo.
Al piano inferiore, nell’appartamento 2A, Julian Sonnenberg – critico d’arte di successo e uomo che ha vissuto per cinquant’anni una vita piena e cosmopolita – riceve una telefonata devastante. Una notizia che non fa che confermare la sua sensazione: quella di essere ormai irrimediabilmente out.
Intanto, nei sotterranei del Bohemia, il personale del palazzo – quasi tutto afroamericano e ispanico – segue con inquietudine le notizie in tv: a pochi isolati di distanza, un nero è stato ucciso dalla polizia. La città sta esplodendo in proteste, scontri, violenze.
Mentre si prepara per il suo turno serale, Chicky infrange una regola sacra del mestiere: stasera porterà con sé una pistola. Perché lui sa che, proprio davanti all’ingresso sontuoso e all’apparenza inespugnabile del palazzo, si sta giocando qualcosa di più grande. Stanotte, nemici si scontreranno, lealtà verranno messe alla prova, segreti svelati – e vite spezzate.
In un affresco inedito e feroce della New York di oggi, Chris Pavone scrive un giallo perfetto per i nostri tempi, dove suspense, critica sociale e ritmo narrativo si fondono senza soluzione di continuità.
Recensione:
Il Bohemia non è solo un palazzo di lusso nell’Upper West Side di New York: è un ecosistema chiuso, perfetto solo in apparenza, dove ogni dettaglio è studiato per mantenere l’ordine e nascondere il caos. Tra i suoi piani eleganti e i corridoi silenziosi si muovono vite che raramente si incontrano davvero: chi vive nel privilegio e chi quel privilegio lo serve ogni giorno, restando invisibile.
Chris Pavone costruisce un thriller atipico, che non ha fretta di mostrare le sue carte. La tensione qui non esplode subito, ma si insinua lentamente, quasi impercettibile, come una crepa che si allarga sotto una superficie perfetta. Il lettore viene accompagnato dentro il Bohemia con uno sguardo quasi voyeuristico, osservando dinamiche, abitudini, silenzi. E proprio in quei silenzi si nasconde il vero pericolo.
La forza del romanzo sta nella sua struttura corale: non esiste un unico protagonista, ma una rete di personaggi che si sfiorano, si ignorano, si giudicano. Ognuno porta con sé un peso, una frustrazione, un desiderio inespresso. Chris Pavone li tratteggia con precisione, senza mai renderli completamente prevedibili. Sono umani, imperfetti, e proprio per questo credibili. Il lettore non si limita a seguirli: li osserva, li studia, cerca di capirli.
Il Bohemia diventa così una metafora potente di una società divisa, dove la distanza tra chi ha tutto e chi lotta per sopravvivere non è solo economica, ma emotiva e morale. Fuori, la città ribolle, attraversata da tensioni sociali e rabbia collettiva. Dentro, quella stessa tensione si accumula in forma più sottile, più pericolosa, pronta a trasformarsi in qualcosa di irreversibile.
Chris Pavone lavora sulla suspense in modo raffinato: non punta sull’azione continua, ma su un senso costante di inquietudine. Ogni dettaglio sembra avere un peso, ogni gesto può diventare significativo. Il ritmo iniziale, volutamente lento, è una costruzione precisa: serve a immergere il lettore in un ambiente che deve prima essere compreso, assimilato, quasi respirato. Quando la narrazione accelera, lo fa con naturalezza, trascinando con sé tutte le tensioni accumulate fino a quel momento.
La scrittura è elegante, controllata, essenziale. Non c’è spazio per l’eccesso: ogni parola è funzionale, ogni scena contribuisce a costruire quell’atmosfera sospesa che accompagna l’intero romanzo. Chris Pavone dimostra una grande capacità nel gestire i cambi di prospettiva, offrendo punti di vista diversi che arricchiscono la narrazione senza mai frammentarla davvero.
Il vero cuore de L’ultimo turno, però, è la violenza latente. Non quella immediata, visibile, ma quella che cresce lentamente nelle relazioni, nelle ingiustizie quotidiane, nelle differenze ignorate. È una violenza silenziosa, che si alimenta di sguardi mancati e parole non dette. E quando emerge, lo fa in modo inevitabile, quasi naturale, lasciando il lettore con la sensazione che non potesse andare diversamente.
L’ultimo turno è un thriller che non si limita a intrattenere: osserva, analizza, mette a disagio. Costringe a guardare dentro un sistema e a riconoscerne le crepe, senza offrire soluzioni semplici. È una lettura che richiede attenzione, ma che ripaga con un senso di tensione profonda e persistente, capace di rimanere anche dopo l’ultima pagina.
L’ ultimo turno è un thriller diverso, intelligente e attuale. Non punta solo a intrattenere, ma a far riflettere. E quando chiudi il libro, il senso di inquietudine resta.
Traduzione: Alfredo Colitto
Editore: Feltrinelli
Pagine: 432
Anno di pubblicazione 2026
Autore:

Chris Pavone è cresciuto a Brooklyn, si è laureato alla Cornell University e ha lavorato per quasi vent’anni come editor. Ha scritto sei romanzi tradotti in più di venti paesi e in corso di adattamento per il cinema e la tv, tra cui Il sospetto (Piemme, 2013), vincitore dell’Anthony Award e dell’Edgar Award, e Il manoscritto (Piemme, 2015). Con Feltrinelli ha pubblicato L’ultimo turno, che ha scalato le classifiche dei bestseller americani ed è stato selezionato dal “New York Times” come uno dei migliori libri del 2025. Vive con la famiglia tra New York e la North Fork di Long Island.