Loro che non dormono – Dolores Redondo

Loro che non dormono
«Ci sono luoghi che non dimenticano, e persone che non possono più dormire.»

Loro che non dormono

Recensione di: Domenico Vacca

TRAMA

All’università la chiamano “acchiappa fantasmi”, ma Nash Elizondo, psicologa forense, è una cercatrice di leggende. E in quella fine febbraio del 2020, poco prima dell’esplosione della pandemia di Covid-19, è appena scesa nella voragine di Legarrea, nelle valli tranquille della Navarra, per documentare le origini di un mito popolare, ancora ben radicato nella regione, che racconta di stregoneria e morti violente. Ma lì sotto, tra calcinacci, lana di pecora e un materasso, eccola imbattersi nel corpo senza vita di una diciottenne scomparsa nella zona tre anni prima: Andrea Dancur, il cui caso aveva scosso la Spagna intera e si era concluso con una condanna per omicidio.

L’analisi del luogo del ritrovamento apre però una serie di nuove piste, che Nash decide di seguire in prima persona. Comincia così a scavare proprio a un passo dal canto del fiume Baztán, in un mondo rurale impregnato di silenzi ostinati e pericolosi e, grazie alle armi discrete ma incisive della sua scienza, si troverà a incontrare, domandare, e comprendere come solo lei sa fare i meccanismi che guidavano e ancora guidano i comportamenti spesso strani degli abitanti di quella piccola comunità. Emergerà allora una rete di segreti familiari e relazioni tumultuose che rimandano a più di una persona, ognuna delle quali potrebbe essere l’assassino di Andrea, poiché tutte, in un modo o nell’altro, sembrano avere un movente.

RECENSIONE

C’è un tipo di silenzio che non protegge: opprime. È il silenzio della Navarra rurale che Dolores Redondo conosce come pochi altri scrittori contemporanei, quella zona d’ombra in cui la superstizione non è folklore decorativo ma struttura profonda del reale, scheletro invisibile attorno al quale si articolano paure antiche e verità sepolte. Con Loro che non dormono, l’autrice spagnola torna in un territorio che le appartiene, geograficamente e spiritualmente, e lo attraversa con la sicurezza di chi sa che il paesaggio non è mai solo sfondo: è testimone, complice, a volte carnefice.

Al centro dell’indagine c’è Nash Elizondo, profiler forense dalla sensibilità acuta e dal metodo rigoroso. Non è una protagonista che si impone con gesti vistosi: osserva, ascolta, decodifica. La sua forza sta nel saper leggere il non detto, nell’intuire ciò che i fatti da soli non dicono. Redondo la costruisce con misura, senza cedere alla tentazione di renderla eroica nel senso convenzionale del termine, e proprio per questo funziona, perché la sua credibilità nasce dall’interno, non dalla superficie.

Inevitabile, e tutt’altro che casuale, l’ingresso di Amaia Salazar. La protagonista della Trilogia del Baztán appare qui in un ruolo di affiancamento, ma la sua presenza non è un omaggio nostalgico: è un gesto narrativo preciso. Amaia porta con sé un metodo, una storia, un peso, e il confronto tra le due donne diventa uno degli assi portanti del romanzo, uno spazio in cui due modi di fare i conti con il male si misurano senza sovrapporsi. Per chi conosce la saga precedente, è un incontro carico di risonanze; per chi si avvicina per la prima volta, è comunque una dinamica che regge da sola.

L’atmosfera resta la cifra più potente di Redondo. Boschi che sembrano trattenere il respiro, comunità chiuse, arroccate nel proprio segreto, rituali sopravvissuti alla modernità non per inerzia ma per necessità. È un mondo che non dorme, come recita il titolo, e che non concede tregua a chi lo abita. La scrittura è densa ma mai pesante, capace di alternare l’introspezione alla tensione con un ritmo che cresce organicamente, senza forzature. I personaggi secondari sono tratteggiati con cura: ognuno porta la propria colpa, il proprio movente, la propria fragilità, e Redondo li usa con intelligenza, seminando sospetti che germogliano lentamente.

Un limite esiste, e vale la pena nominarlo con chiarezza: alcune dinamiche familiari risultano eccessive nel loro accumulo, rischiando in certi passaggi di rallentare il flusso narrativo fino quasi a incepparlo. Non è un difetto che compromette l’insieme, ma è una scelta che il lettore sente, e che richiede una certa pazienza prima che la tensione torni a stringersi.

E quando si stringe, lo fa con decisione. Perché il finale di Loro che non dormono non si accontenta della coerenza: riserva colpi di scena che arrivano inaspettati, capaci di ribaltare prospettive sedimentate nel corso della lettura senza tradire la logica interna del racconto. Redondo non cerca l’effetto gratuito, sa perfettamente come usare la sorpresa per dare al mosaico finale una forma che il lettore non aveva previsto. È scrittura matura quella che riesce a stupire senza barare, e questo romanzo lo dimostra con piena consapevolezza.

Loro che non dormono è un thriller che abita il confine tra visibile e invisibile, tra ciò che si può dimostrare e ciò che si può soltanto sentire. Dolores Redondo continua a essere una delle voci più originali del genere, capace di fare del paesaggio una lingua e del silenzio una confessione.

TRADUZIONE: Giulia Zavagna

EDITORE: Rizzoli

PAGINE: 576

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026

AUTORE:

Dolores Redondo

Nata nel 1969 a Donostia-San Sebastián, Dolores Redondo ha studiato Legge, poi ha deciso di diplomarsi chef e di aprire un ristorante di cucina basca.
Ha iniziato la sua carriera letteraria scrivendo racconti e storie per bambini.Nel 2009 ha pubblicato il primo romanzo: Los privilegios del ángel.
Il guardiano invisibile (pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 2013) è il primo romanzo della trilogia del Baztán, a cui hanno fatto seguito: Inciso nelle ossa (Salani, 2016) e Offerta alla tormenta (Salani, 2019).   Dalla trilogia è stata tratta una serie di adattamenti cinematografici, tutti disponibili su Netflix.

Tra gli altri suoi romanzi: Tutto questo ti darò (DeA Planeta, 2017) e Il lato nord del cuore (DeA Planeta, 2019) prequel della Trilogia del Baztán.

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