La radiomante di Himmler
Recensione di: Giulia Magnanini
TRAMA:
Una giovane donna procede incerta sul terreno scosceso, il cappotto con il collo e i polsini di visone leggermente schiuso, una cuffia di pelliccia sul capo. Tra le mani un bastone dalla forma bizzarra sul quale concentra lo sguardo. Dopo pochi istanti, un cenno, lieve. L’uomo alle sue spalle si precipita verso il punto indicato e trafigge il terreno con un picchetto. Sotto i loro piedi, una città etrusca fino a quel momento sconosciuta.
Mentre le immagini del cinegiornale balenano sullo schermo, Heinrich Himmler è certo di aver trovato finalmente la persona di cui ha assoluto bisogno. È l’ottobre del 1942, e il Reichsführer delle SS sa che, se i suoi radiomanti riusciranno a riportare alla luce il leggendario Oro del Reno, sarà lui a imporsi nella lotta fratricida tra i fedelissimi del Führer. Ha una fiducia cieca nelle scienze di confine ed è convinto che gli consentiranno di offrire a Adolf Hitler il segreto dell’onnipotenza.
Quella donna italiana, minuta ma dai grandi poteri, che trova acqua e metalli a decine di metri di profondità, dev’essere condotta a Berlino. Due agenti delle SS sotto copertura raggiungeranno Porto Santo Stefano, in Toscana, per mettersi sulle tracce di Maria Magnani e del marito, con cui la radiomante, grazie al suo dono, ha creato un piccolo impero. In un’Europa su cui soffiano i venti infuocati della guerra totale, una missione che appare a basso rischio si farà assai più pericolosa del previsto.
RECENSIONE
La storia narrata ne La radiomante di Himmler di Marco Cosentino e Domenico Dodaro parte da un fatto storico poco conosciuto e lo trasforma in una spy story che potrebbe sembrare del tutto reale. Al centro c’è Maria Magnani, la radiomante, dietro cui si nasconde la figura storica di Maria Mataloni, una sensitiva italiana molto nota negli anni Trenta e Quaranta, capace di individuare falde, giacimenti e siti archeologici. Accanto a lei c’è il marito, nel romanzo Corismo Corsi, ispirato al reale Costantino Cattoi , ufficiale dell’aviazione e pioniere della radiogeotecnica. Insieme fondarono una società che li portò a lavorare in Italia, in Libia e in Medio Oriente, lasciando documenti e filmati ancora oggi consultabili.
La loro storia si intreccia con quella di Heinrich Himmler , Reichsführer delle SS, ossessionato dall’occulto e convinto, nel romanzo, che la radiomante italiana possa condurlo al leggendario oro del Reno, un tesoro che gli garantirebbe un vantaggio decisivo per ottenere il favore di Hitler.
Per questo invia in Italia due agenti del Reich, Albert e Irma Haas: Albert è ambiguo, insicuro, facilmente manipolabile e profondamente dipendente dagli umori della moglie; Irma è sprezzante, fanatica della causa nazista, priva di pietà e assolutamente convinta della superiorità ideologica per cui combatte. La loro relazione, segnata da squilibri e tensioni personali, contribuisce a rivelare le contraddizioni e le distorsioni morali del sistema delle SS. Le scene che li riguardano, così come i dialoghi che li definiscono, mettono in luce non solo il loro carattere, ma anche le dinamiche interne di un regime costruito su fanatismo, controllo, disumanizzazione, falsità e contraddizioni.
A complicare ulteriormente il quadro intervengono anche gli Inglesi, rappresentati da Ben Siegel e Julia, due agenti incaricati di seguire da vicino le mosse delle spie tedesche, perche’ all’ inizio sospettate di voler rapire uno scienziato italiano. La loro presenza ne “La radiomante di Himmler “ introduce un terzo livello di gioco, una tensione sotterranea che li costringe a scegliere se lasciare che Maria venga portata in Germania o tentare di intervenire per salvarla.
Intorno a loro si muovono figure storiche reali che gli autori tratteggiano con grande precisione. Kersten, il fisioterapista di Himmler, è un uomo enigmatico e ambiguo, costretto a curare il gerarca ogni volta che questi lo pretende e obbligato ad ascoltarne le interminabili elucubrazioni. Accanto a lui compare Sievers, il burocrate dell’ Ahnenerbe, un funzionario totalmente devoto a Himmler, convinto che qualunque decisione del Reichsführer sia giusta e necessaria.
La sua adesione cieca al sistema lo rende un ingranaggio perfetto della macchina nazista, un uomo che esegue ordini e atrocità con la stessa naturalezza con cui altri svolgono compiti amministrativi. La loro presenza radica il romanzo nella realtà storica e ricorda quanto il regime fosse alimentato non solo da fanatici, ma anche da funzionari obbedienti e inquietanti nella loro apparente normalità.
La forza della storia sta nel modo in cui Cosentino e Dodaro bilanciano fatti reali e invenzione narrativa. Molti elementi sono autentici: i corsi di rabdomanzia a Dachau, l’intervento di sensitivi nella localizzazione di Mussolini a Ponza, la fama internazionale di Maria Mataloni. La ricostruzione storica è minuziosa: mappe, fotografie, giornali dell’epoca, ambientazioni che restituiscono una calma sospesa, una quiete che sa di presagio, come se ogni scena fosse attraversata da segnali impercettibili dell’imminente catastrofe.
Il romanzo non si limita a raccontare una storia di spie: riflette sulla visione antropologica nazista, che non si abbatteva solo sugli ebrei o sui “non ariani”, ma anche sugli italiani, considerati codardi, voltagabbana, privi di disciplina e incapaci di gestire se stessi. È un ritratto brutale che risuona ancora oggi e che ricorda quanto la storia sia un monito più che un archivio.
La radiomante di Himmler è un romanzo che intrattiene e fa pensare. Recupera una figura femminile straordinaria che anche se non scolarizzata, vede le cose come davvero stanno, la restituisce alla memoria collettiva e la inserisce in una trama che unisce tensione e una scrittura fluida e compatta, senza cesure percepibili tra i due autori. È un libro che parla del passato, ma che interroga anche il presente, ricordandoci quanto sia facile scivolare verso i precipizi della storia e quanto sia necessario, sempre, scegliere e resistere.
Editore: Neri Pozza
Pagine: 320
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORI:

Marco Consentino, già Capo dell’Ufficio del Cerimoniale del Senato, ha scritto manuali di costume e comportamento, libri di ricette, testi teatrali e sceneggiature di graphic novel. È autore dei romanzi I fantasmi dell’Impero (con Domenico Dodaro e Luigi Panella, Sellerio 2017, Premio selezione Bancarella 2018) e Madame Vitti (con Domenico Dodaro, Sellerio 2022).

Domenico Dodaro, avvocato, esperto di diritto di impresa, vive a Roma. È autore dei romanzi I fantasmi dell’Impero (con Marco Consentino e Luigi Panella, Sellerio 2017, Premio selezione Bancarella 2018) e Madame Vitti (con Marco Consentino, Sellerio 2022).