Buio
TRAMA:
Una casa a un euro: per Tilda, ragazza tedesca di origini italiane, è davvero un colpo di fortuna. Vuole tagliare i ponti con la sua vita precedente e una villa in Sardegna è ciò che fa per lei. Botigalli è il sogno di ogni architetto appassionato di restauri: un villaggio abbandonato in cima alle montagne della Barbagia, una cinquantina di abitazioni e una sola strada che porta alla pittoresca chiesa. Inoltre si tratta di un cambio radicale: lavoro manuale, solitudine e buon cibo. Ma l’idillio di questo luogo sospeso nel tempo è di breve durata.
Il paese, che all’inizio sembrava completamente disabitato, si anima in modo inquietante: strani rumori, oggetti spostati e poi un terribile segreto che risale all’estate del 1982 – quella del mondiale e della finale Italia-Germania – quando in una sparatoria tutti i suoi abitanti hanno trovato la morte. Nessuno sa cosa sia davvero accaduto quel giorno e l’unico superstite, l’anziano Silvio, rimane ostinatamente chiuso nel suo silenzio nonostante un giornalista si presenti da lui ogni domenica per cercare di convincerlo a raccontare la sua tragica storia.
E Tilda, suo malgrado, vi si troverà improvvisamente catapultata dentro. Fare luce nel buio di quegli anni sarà l’unico modo per uscirne illesa. Perché in questa terra aspra e isolata, sono successe, e ancora succedono, cose terribili.
RECENSIONE:
In Buio, Vera Buck costruisce un thriller che va oltre la semplice evocazione di atmosfere cupe: le radici del romanzo affondano nella storia più dolorosa della Sardegna, quella stagione degli anni Settanta e Ottanta segnata dall’industria dei sequestri a scopo di estorsione.
La Barbagia di quel periodo non resta sullo sfondo come scenario decorativo, ma diventa il vero motore sotterraneo della vicenda — un passato che non è mai davvero trascorso, e che continua a condizionare il presente, i silenzi, le paure.
È questa forza oscura a plasmare i personaggi e il destino di Botigalli, il villaggio abbandonato in cui la protagonista Tilda spera di ricominciare.
L’arrivo di questa giovane architetta in fuga da una vita che vuole dimenticare segna l’inizio di un percorso che si trasforma presto in un confronto con qualcosa di più grande: una memoria collettiva rimossa, mai davvero elaborata.
La casa acquistata per un euro non è un’occasione, ma un varco verso un luogo che custodisce un trauma antico — quello della strage del 1982, quando l’intero paese venne sterminato in circostanze mai chiarite. Buck rende questo passato vivo e inquieto, capace di manifestarsi attraverso rumori, oggetti spostati, presenze che non si vedono ma si percepiscono. La tensione cresce per accumulo, senza artifici, e il lettore avverte ben presto che il mistero non è un enigma da risolvere: è una ferita che pulsa ancora.
Accanto a Tilda emerge la figura di Franca, ispirata alla vera Franca Viola.
Buck la tratteggia come una donna capace di sottrarsi alle logiche patriarcali che per decenni hanno regolato l’esistenza femminile nel Sud Italia, e ne fa il contrappunto morale dell’intera storia: una presenza che incarna la possibilità di resistere, di spezzare un destino imposto. La sua vicenda si intreccia con quella dei sequestri, con la violenza sistemica che ha segnato la Barbagia e con il silenzio che ancora oggi avvolge quei fatti. È proprio attraverso Franca che Buio trova la sua dimensione più profonda: non solo un thriller, ma un racconto sulla responsabilità, sull’urgenza di fare i conti con ciò che fa male.
Vale la pena soffermarsi su due elementi che rendono Buio un caso editoriale non banale. Il primo riguarda lo sguardo dell’autrice: Vera Buck non è sarda, e il rischio di un’operazione che scivoli nell’esotizzazione — la Barbagia come terra arcaica e misteriosa, buona per alimentare l’immaginario del lettore continentale — è reale e non va sottovalutato.
Buck lo evita, restituendo quella terra con una precisione che sa di ricerca e rispetto, senza appiattirla a sfondo folkloristico. Il secondo riguarda la protagonista: Tilda è un personaggio che nella prima parte del romanzo resta volutamente in ombra, e questo può generare una certa distanza nel lettore. Ma è una scelta narrativa coerente: la sua passività iniziale rispecchia uno stato di sospensione interiore, e quando la storia accelera, anche lei cambia registro.
La scrittura di Buck è precisa e atmosferica, e riesce a trasformare la Barbagia in un personaggio a sé: aspra, impenetrabile, governata da codici antichi che la modernità ha scalfito soltanto in superficie.
È onesto riconoscere che la prima parte del romanzo procede con un passo più lento e meditativo, più vicino alla riflessione storica che all’azione: un ritmo che serve a costruire il peso specifico di quello che verrà, ma che potrebbe mettere alla prova la pazienza di chi cerca un thriller ad alta tensione fin dalle prime pagine. La seconda parte, però, ripaga l’attesa: il registro cambia, la tensione si fa fisica e incalzante, e la storia decolla su un piano emotivo e narrativo decisamente più alto. Il finale, pur rinunciando a qualsiasi effetto spettacolare, restituisce coerenza e una densità emotiva che convince.
Buio è un romanzo che scava nelle ombre della storia e nelle fragilità umane dei suoi personaggi — un thriller solido e consapevole, soprattutto per ciò che diventa nella sua seconda metà, e per la traccia che lascia anche dopo averlo chiuso.
Un’intervista a Vera Buck su “Bambini Lupo” (QUI) e la recensione de “La casa sull’albero” (QUI) vi aspettano sul nostro sito.
Traduzione: Gaia Bartolesi
Editore: Giunti Editore
Pagine: 384
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE:

Vera Buck è un’autrice tedesca. Ha studiato giornalismo, letteratura e sceneggiatura in Europa e alle Hawaii e lavorato come autrice freelance a Zurigo. Bambini lupo, pubblicato in Italia da Giunti nel 2024, è il suo esordio nel campo dei thriller, un successo di critica e di vendita in Germania. Sempre per Giunti pubblica La casa sull’albero (2025), Buio (2026)