“Come pesci nell’acqua scura” di Riku Onda

Come pesci nell'acqua scura
«La verità ha un peso. Ma non sempre è quella che crediamo di ricordare.»

Come pesci nell’acqua scura

RECENSIONE DI: Domenico Vacca

TRAMA:  

È una notte di inizio estate a Tokyo. Aki e Hiro si ritrovano per l’ultima volta nell’appartamento che hanno condiviso, domani le loro strade si separeranno definitivamente. I mobili sono già stati portati via, dal soffitto pende solo una nuda lampadina; la casa è vuota, uno spazio spoglio e geometrico, che si trasforma nel palcoscenico di un tesissimo dramma a due personaggi. Seduti l’uno di fronte all’altra, con una valigia a fare da tavolino improvvisato e una cena d’addio che evoca spettri del passato, Aki e Hiro danno inizio a una logorante partita a scacchi psicologica.

Un anno prima, un’escursione in montagna si è conclusa con la morte inspiegabile della loro guida. Sebbene il caso sia stato archiviato come un incidente, il loro legame si è spezzato sotto il peso del sospetto: ciascuno è intimamente convinto che l’altro sia un assassino ed è determinato a estorcergli una confessione prima che sorga il sole. Chi è il colpevole? Che cosa è successo davvero tra i sentieri immersi nel silenzio dei boschi? In un serrato duello verbale scandito da una crescente tensione, i ricordi si sovrappongono e si smentiscono a vicenda, rivelando i segreti e le ipocrisie su cui si fondava la loro intera esistenza.

RECENSIONE:

C’è una lampadina nuda che pende dal soffitto, una valigia che fa da tavolo, e due persone che si guardano per l’ultima volta prima di separarsi per sempre. Con questa scena scarna, quasi teatrale, Riku Onda costruisce Come pesci nell’acqua scura, uno dei thriller psicologici più originali dell’anno: non un giallo nel senso classico, ma un dramma a due voci che si consuma nell’arco di una sola notte, dentro un appartamento ormai svuotato e ridotto a pura geometria.

Aki e Hiro non hanno più nulla da dividersi, tranne un sospetto che li tiene ancora legati: un anno prima, durante un’escursione in montagna, la loro guida è morta in circostanze mai davvero chiarite. Il caso è stato archiviato, ma non la ferita. Ognuno dei due è convinto che l’altro sia l’assassino, e questa ultima cena diventa l’occasione per estorcere una confessione prima che sorga il sole.

Riku Onda, autrice già apprezzata per i suoi gialli raffinati, sceglie di non affidare la tensione all’azione, ma al linguaggio. Il romanzo procede come una partita a scacchi psicologica: ogni battuta è una mossa, ogni silenzio un colpo trattenuto. I ricordi si sovrappongono, si contraddicono, si smentiscono, in un gioco di specchi che costringe il lettore a interrogarsi insieme ai protagonisti su cosa sia davvero la verità – se davvero esista, o se sia soltanto la forma in cui la memoria decide, di volta in volta, di raccontarla. “La verità ha il suo peso“, si legge a un certo punto: eppure il romanzo intero sembra mettere in dubbio proprio questa certezza.

È nella capacità di far emergere, attraverso dialoghi taglienti e pause prolungate, tutto ciò che un legame nasconde – segreti sopiti, ipocrisie, desideri mai confessati – che il libro trova la sua forza più autentica. La scrittura ha un passo quasi rituale, e l’atmosfera claustrofobica non è un difetto ma una scelta di campo: la profondità viene prima della velocità, l’introspezione prima della trama.

Chi cerca un thriller ad alta intensità troverà invece un ritmo lento, quasi trattenuto, che richiede pazienza e disponibilità a restare chiusi in quella stanza insieme ai due protagonisti. È il prezzo da pagare per un finale che, senza nulla svelare, ripaga e in qualche modo libera: non tanto perché offre risposte, quanto perché restituisce ad Aki e Hiro – e al lettore – la possibilità di guardarsi davvero, forse per la prima volta.

Come pesci nell’acqua scura, pubblicato da Mondadori nella traduzione di Bruno Forzan, è un romanzo che parla di identità, di rinascita, di ciò che resta quando tutto il resto è stato tolto. Non cerca di spaventare: cerca di scavare. E come le verità sommerse del titolo, guizza davanti agli occhi per poi scomparire subito, lasciando dietro di sé un’eco lunga, inquieta, profondamente umana.

TRADUZIONE: Bruno Forzan

TITOLO ORIGINALE: 木洩れ日に泳ぐ魚 [Komorebi ni oyogu sakana]

EDITORE: Mondadori

PAGINE: 216

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026

AUTORE:

Riku Onda

Onda Riku (1964) è una scrittrice giapponese. Autrice di numerosi romanzi, ha vinto alcuni tra i più prestigiosi riconoscimenti letterari in Giappone, tra cui il premio Naoki nel 2017. Nei Gialli Mondadori è uscito Il mistero della stanza blu, selezionato dal “New York Times” come uno dei migliori libri del 2020. Nel 2024 è stato pubblicato in Italia anche il romanzo Mistero nella casa dell’usignolo.

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