Mani sbagliate
AUTORE: Mark Billingham
RECENSIONE DI: Isabella Bianco, Domenico Vacca, Giulia Capacchietti, Beatrice Orru
A CURA DI: Federica Salzano
TRAMA:
In una Blackpool stancamente turistica, teatro di scorribande criminali e rifugio di senzatetto, i detective Declan Miller e Sara Xiu, costretti a lavorare insieme, imparano a conoscersi mentre si trovano a risolvere un caso bizzarro. Due ladri da strapazzo sono entrati in rotta di collisione con il temibile Wayne Cutler, ritrovandosi in possesso di una valigetta che contiene le mani mozzate di un rivale troppo intraprendente.
Cutler ha commissionato l’omicidio a un killer metodico, dai mille nomi e con la passione delle liste, che adesso è sulle tracce di uno dei due ladri, il quale pensa bene di consegnare la valigetta a Miller. Inanellando una serie di mosse pericolose e come al solito poco ortodosse, il detective si mette in cerca della verità, sostenuto dalle conversazioni notturne con il fantasma della moglie Alex, che chiede ancora giustizia.
Così le indagini sul proprietario delle mani mozzate lo portano dal mondo dei panini con la salsiccia a quello delle squallide pensioncine sul lungomare, per poi ricondurlo alla sala da ballo gestita dall’ex drag queen Ralph Massey, arcirivale di Cutler, il quale, forse, gli rivelerà cos’è successo la notte in cui Alex è morta. Senza mai perdere il senso dell’ironia surreale che lo contraddistingue e l’amore per… il foxtrot.
Mark Billingham, uno dei più rinomati giallisti britannici, colpisce ancora con Mani sbagliate: un meccanismo narrativo perfettamente oliato sorretto da un ritmo forsennato e da una serie di dialoghi esilaranti. Con la consueta vena di sarcasmo, il detective Declan Miller è tornato.
RECENSIONE:
Lo scrittore e comico britannico Mark Billingham torna nel catalogo Darkside di Fazi editore con Mani sbagliate – le indagini del detective Miller, sequel di L’ultimo ballo.
Già nel primo libro il tormentato detective Declan Miller aveva fatto innamorare i lettori con il suo aspetto affascinante e tenebroso e la sua indole fragile e in Mani sbagliate torna a coinvolgere con una nuova storia, pur non dimenticando ciò che lo muove: scoprire la verità sull’omicidio della moglie, Alex.
In Mani sbagliate il detective Miller è nuovamente costretto a collaborare con Sara Xiu, che è però disposto a conoscere più a fondo, ad un’indagine decisamente fuori dal comune: una coppia di ladri consegna al detective Miller una valigetta di cui si è impadronita per errore, di proprietà del terrificante Wayne Cutler. È il contenuto della valigetta ad interessare Declan e Xiu: due mani mozzate.
In Mani sbagliate, Mark Billingham allestisce un microcosmo umano fatto di contrasti irrisolti, dove il grottesco convive con la tenerezza e nessuna ferita si rimargina mai del tutto. È un romanzo corale, popolato da personaggi che sembrano usciti da un teatro dell’assurdo tutto britannico, eppure attorno a questa umanità dolente e comica ruota una sola stella fissa: Declan Miller.
Detto Dec, è il detective della omicidi di Blackpool a cui viene affidato il compito quasi impossibile di tenere insieme il peso della tragedia e il ritmo della commedia. Miller porta addosso una perdita che non riesce a metabolizzare: l’omicidio della moglie Alex, anch’essa detective, la cui morte violenta resta un buco nero irrisolto al centro della sua esistenza. Il lutto, in queste pagine, non è un dettaglio biografico calato lì a giustificare il personaggio, ma la lente attraverso cui Declan guarda ogni cosa, indagine compresa. Billingham lo costruisce come un uomo che sopravvive per sottrazione: reprime la tristezza, si rimette in pista con il lavoro, e si fa scudo con un umorismo nero, cinico, tagliente, contro lo sguardo di pietà dei colleghi. Ogni battuta di Dec, in fondo, è un modo elegante per non piangere in pubblico.
Declan parla con Alex ogni notte, la interroga, la implora quasi di rivelargli la verità sulla propria morte: il fantasma della moglie non è un espediente soprannaturale, ma la forma concreta che il trauma assume quando non trova pace, un dialogo interiore che accompagna il lettore capitolo dopo capitolo senza mai chiudere del tutto il cerchio del dolore.
A tenerlo ancorato a un briciolo di normalità domestica ci pensano Fred e Ginger, i due topolini di cui si prende cura con una dedizione quasi paterna: piccolo controcanto buffo e commovente a una solitudine altrimenti insostenibile. E poi c’è il ballo. Miller è un sorprendente ballerino di sala, e la danza diventa per lui l’unico spazio in cui il corpo dice ciò che le parole non riescono a dire: l’unico luogo dove il dolore si trasforma in un passo contato, invece che in resa.
Al fianco di un personaggio così ingombrante trova spazio Sara Xiu, la nuova partner investigativa di Declan, che i colleghi non a caso soprannominano “Snob”. Xiu è tutto ciò che Miller non è: giovane, metodica, scrupolosa fino alla rigidità, appassionata di heavy metal e di motori, refrattaria a qualunque forma di ironia.
Le battute di Dec le scivolano addosso senza lasciare traccia, i suoi modi bizzarri la spiazzano, eppure è proprio da questa distanza iniziale che nasce uno dei meccanismi più riusciti del romanzo: un lento avvicinamento, prima professionale e poi umano, fra due solitudini che non si somigliano ma imparano a riconoscersi. Sara diventa il contrappeso silenzioso di Declan, la voce della ragione che, senza volerlo, finisce per proteggerlo tanto quanto lui, a modo suo, protegge lei.
Alex, va detto, non è mai davvero assente. Ex detective lei stessa, la moglie di Declan esiste nel romanzo come presenza costante, mai relegata al ruolo di semplice ricordo: vive nei dialoghi notturni, nelle interrogazioni disperate del marito, nell’ombra lunga che si proietta su ogni indagine che Declan porta avanti. La sua morte, violenta e ancora avvolta nel mistero, è il centro gravitazionale attorno a cui ruota l’intera architettura emotiva del libro, il non detto che tiene insieme commedia e tragedia.
A fargli da rete di salvataggio informale c’è la banda del ballo, il gruppo di amici ballerini che accompagna Declan tanto nella vita quanto, indirettamente, nelle indagini: un piccolo mondo parallelo, fatto di paillettes e passi di foxtrot, che attraversa le pagine di Mani sbagliate offrendo un’apnea rispetto all’orrore quotidiano del mestiere di detective.
Attorno al protagonista si muove una galleria di comprimari perfettamente a fuoco, ciascuno con una voce riconoscibile. L’ispettrice capo Susan Akers osserva il ritorno di Declan al lavoro cercando di non tradire la propria autorità, sopportando battute e stranezze con una severità che, in fondo, nasconde un affetto quasi materno. Di segno opposto è l’ispettrice capo Lindsey Forgeham, a capo di una squadra di investigatori che il romanzo ribattezza con crudele ironia “deficiectives“, incapaci di fare un solo passo avanti nelle indagini sulla morte di Alex: un’istituzione che fallisce proprio dove Declan, con i suoi metodi poco ortodossi, potrebbe forse riuscire.
Ancora più dolente è la vicenda di Finn, la figlia di Alex, che Declan considera a tutti gli effetti la propria figlioccia. Finn vive per strada, tra i senzatetto di Blackpool, e respinge quasi ogni tentativo che l’uomo compie per aiutarla: un filo narrativo secondario che aggiunge al romanzo un ulteriore strato di malinconia, e che ricorda come il lutto, in questa storia, non riguardi soltanto chi resta, ma si propaghi come un’onda su tutti quelli che la morte di Alex ha toccato.
Sul versante criminale, il romanzo costruisce un bestiario altrettanto memorabile: il temibile Wayne Cutler, l’ex drag queen Ralph Massey, suo arcirivale, e Frank Bardsley, boss locali in guerra perenne per il controllo del territorio e dei rispettivi traffici; e poi Draper, il sicario “freddo come una lastra di ghiaccio” ingaggiato per recuperare la valigetta con le mani mozzate che dà il titolo al romanzo. Anche i personaggi più oscuri, però, non sfuggono allo sguardo ironico e dissacrante dell’autore: ognuno di loro, per quanto terribile o perverso, custodisce un lato comico
scoperto, quasi che Billingham rifiutasse l’idea stessa di un male assoluto, privo di crepe umane.
Ne risulta un cast corale che gira attorno a un protagonista capace di tenere insieme, senza mai spezzarsi, la tragedia e la leggerezza. Declan Miller non è soltanto un detective spiazzante e sarcastico: è un uomo che balla per non cadere, che scherza per non cedere, che indaga per non dimenticare. Mark Billingham lo restituisce con una sensibilità rara, e Mani sbagliate trasforma la fragilità del suo eroe nel vero motore narrativo del romanzo, quello che resta addosso al lettore ben oltre l’ultima pagina, come il ricordo di un passo di foxtrot ballato nel buio, per qualcuno che non c’è più.
L’ambientazione di Mani sbagliate di Mark Billingham ha un ruolo di grande importanza per definire l’atmosfera del romanzo. La vicenda si svolge nella città di Blackpool, una famosa località balneare del nord-ovest dell’Inghilterra.
Nel romanzo essa viene rappresentata completamente diversa dall’immagine turistica e vivace con cui in genere è descritta.
L’autore mette in evidenza in particolare gli aspetti più cupi e decadenti, in modo che essa diventi uno scenario perfetto per una storia poliziesca ricca di tensione.
La città viene descritta in modo da creare un’atmosfera che dà il senso del disagio e della paura: le strade battute dal vento, i lungomari spesso grigi e i quartieri meno frequentati o frequentati da chi vive ai margini della società, come tossicodipendenti e senzatetto. Tutto ciò crea un senso di inquietudine costante.
Blackpool viene mostrata come una città dai forti contrasti: da un lato le luci, le attrazioni e il divertimento, dall’altro un’atmosfera malinconica in cui sono nascosti segreti e pericoli.
Questo contrasto riesce a far sì che l’ambientazione sia particolarmente riuscita, perché riflette i temi del romanzo e accompagna il lettore nello sviluppo dell’indagine.
Billingham usa la città non solo come sfondo, ma come un elemento narrativo vero e proprio. I luoghi, infatti, influenzano l’umore dei personaggi e aumentano il senso di isolamento e di suspense che caratterizza la vicenda. La descrizione completamente reale dell’ambiente urbano fa sì che gli eventi siano credibili e spinge il lettore a immergersi completamente nella storia.
Grazie alla sua capacità di trasformare Blackpool in uno scenario oscuro e suggestivo, Mark Billingham riesce a creare una cornice perfetta per il racconto investigativo, aumentando il coinvolgimento emotivo e la tensione narrativa.
Mani sbagliate si conferma un romanzo capace di andare oltre il semplice thriller investigativo, costruendo attorno ad un’indagine un racconto fatto di lutti, solitudini, legami inattesi e piccoli tentativi di tornare a vivere. Mark Billingham riesce, così, a muoversi con grande naturalezza tra tematiche apparentemente scollegate tra loro: l’orrore delle mani mozzate, la violenza della criminalità organizzata e il peso di una morte irrisolta.
Tutti questi aspetti convivono con l’umorismo nero inglese, con situazioni surreali, con l’eccentricità dei personaggi e con il ballo.
È proprio questo equilibrio a rendere il romanzo così particolare: si può passare da una scena inquietante a una battuta senza che nessuno dei due momenti perda di intensità.
Al centro di tutto rimane Declan Miller, un protagonista difficile da dimenticare. La sua eccentricità e il suo sarcasmo non servono soltanto a divertire: dietro ogni battuta si percepisce il tentativo disperato di tenere a distanza un dolore che continua a seguirlo. La ricerca della verità sulla morte di Alex diventa così qualcosa di molto più profondo di una semplice indagine personale. Ma un bisogno di dare un senso a ciò che è successo, di trovare finalmente una risposta che gli permetta di smettere di vivere sospeso tra passato e presente.
E proprio per questo il lettore finisce per affezionarsi a Miller nonostante le sue stranezze. Anche il rapporto con Sara Xiu rappresenta uno degli elementi più interessanti della storia. Miller e Xiu sono due persone profondamente diverse, ma entrambi portano con sé una forma di solitudine che rende il loro avvicinamento credibile e coinvolgente.
Se Declan tende a nascondere le proprie fragilità dietro l’ironia, Sara sembra invece affidarsi al rigore e al controllo: due strategie differenti per affrontare un mondo che non è sempre facile da comprendere. Il risultato è quindi un thriller che riesce a intrattenere senza rinunciare alla profondità, nel quale il mistero delle due mani mozzate costituisce soltanto il punto di partenza per raccontare qualcosa di più complesso: la difficoltà di convivere con ciò che abbiamo perso e, soprattutto, lanecessità di trovare qualcuno con cui condividere il peso del dolore.
Mani sbagliate, dunque, non è soltanto il secondo capitolo delle indagini di Declan Miller, ma una nuova tappa nel percorso di un personaggio che il lettore ha ancora molto da scoprire. Se L’ultimo ballo aveva introdotto il suo protagonista e il suo mondo, questo romanzo ne approfondisce le ferite, i rapporti e le ossessioni, lasciando intravedere quanto ancora ci sia da raccontare. E forse è proprio questo il maggiore merito di Mark Billingham: aver creato un detective che non ha bisogno di essere infallibile per conquistare il lettore. Miller è fragile, tormentato, spesso imprevedibile e profondamente umano.
Balla per sfuggire al dolore, scherza per nasconderlo e indaga per provare a dare un significato a una perdita che ancora non riesce ad accettare. Perché, in fondo, Declan Miller continua a fare proprio questo: muoversi tra le macerie della propria vita cercando il ritmo giusto per non fermarsi. E mentre la musica continua a suonare, il lettore non può fare altro che seguirlo, curioso di scoprire quale sarà il prossimo passo.
TRADUZIONE: Sabina Terziani
TITOLO ORIGINALE: The Wrong Hands
EDITORE: Fazi
PAGINE: 372
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026
AUTORE:

Nato a Birmingham, è uno degli scrittori di gialli più acclamati e popolari del Regno Unito. Ex attore, autore televisivo e cabarettista, grazie alla serie con l’investigatore Tom Thorne come protagonista, dalla quale è stata tratta una serie TV, ha vinto due volte il Theakston Old Peculier Crime Novel of the Year Award e lo Sherlock Award per il miglior detective creato da un autore britannico, oltre ad aver ricevuto sette nomination per i CWA Daggers Awards. Il suo romanzo d’esordio, Collezionista di morte, è stato inserito da «The Sunday Times» tra i 100 libri che hanno segnato il decennio. Tutti i suoi romanzi sono stati nella top ten dei bestseller di «The Sunday Times». I suoi libri hanno venduto sei milioni di copie e sono stati tradotti in venticinque lingue. Insieme a Val McDermid, Chris Brookmyre, Stuart Neville, Doug Johnstone e Luca Veste è membro dei Fun Lovin’ Crime Writers, una band di rocker frustrati che uccide canzoni per divertimento nei festival letterari di tutto il mondo. Vive a Londra con la moglie e due figli. Fazi Editore ha pubblicato anche L’ultimo ballo (2025), il primo libro della serie con il detective Declan Miller come protagonista.





