Non esiste alcun destino

Non esiste alcun destino
Stronzate: non esiste alcun destino. Ci sono solamente scelte e decisioni.

Non esiste alcun destino

RECENSIONE DI: Beatrice Orrù

TRAMA: Dover decidere tra salvare una donna che hai amato o tener fede ai tuoi doveri di poliziotto. Questa è la scelta impossibile che si trova a dover affrontare l’ispettore Giusti. Diventare complice di un crimine o lasciare la ragazza al suo destino? Il tempo è poco ma Valerio Giusti, noto tra i colleghi per il suo carattere spigoloso ma anche per il suo profondo rispetto per la giustizia, proverà a inventarsi una terza soluzione, pericolosa e piena di insidie. Aiutato, suo malgrado, da tre fedeli collaboratori deciderà di sfidare la sorte in una disperata corsa contro il tempo.

RECENSIONE:

“Non esiste alcun destino” di Roberto Pegorini è il terzo romanzo della serie che vede protagonista l’ispettore Valerio Giusti. Dopo averlo incontrato per la prima volta in “Almeno non questa notte” e averne seguito le vicende nel successivo “Lo hijab mancante”, ritroviamo in questo nuovo capitolo un protagonista ormai familiare, ma alle prese con una storia ancora più personale e complessa. Valerio Giusti è chiamato nuovamente a confrontarsi con la delinquenza e con un’indagine che lo costringe a muoversi tra situazioni intricate e scelte difficili.

Ma questa volta la sfida non riguarda soltanto il suo lavoro di ispettore: gli eventi finiscono per mettere alla prova anche l’uomo che si cela dietro il distintivo. “Non esiste alcun destino” inizia con una lettera anonima, consegnata in commissariato senza mittente e senza spiegazioni. Il destinatario è Mirko Bettoni, detto “Nerd Gates”, a causa della sua mansione di informatico, che ha appena terminato il suo turno di lavoro. Mirko si accorge quasi subito che qualcosa non torna e capisce che il vero destinatario del messaggio non è lui, ma il suo superiore, l’ispettore Valerio Giusti: una persona a lui cara è in pericolo e non c’è tempo per aspettare rinforzi, infatti riceve un ultimatum preciso, ha settantadue ore di tempo.

In cambio di Martina, ex amante dell’ispettore, deve consegnare una grande partita di droga che è stata confiscata dalla polizia e liberare Jens Lundin, arrestato da poco. Da quel momento, l’indagine cambia natura. Valerio Giusti non deve soltanto scoprire chi si nasconde dietro la lettera, ricostruire la rete di intrecci che la circonda e capire quale sia il vero obiettivo del ricatto. Deve anche affrontare una scelta che mette in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto: la sua carriera o la sua vita privata.

In questo modo, Roberto Pegorini riesce a muoversi lungo quella sottile linea di confine che separa il giusto dallo sbagliato, facendo incontrare e scontrare la dimensione personale di Giusti con quella ufficiale del suo lavoro. L’indagine, infatti, non rimane confinata alle stanze del commissariato né può essere affrontata come una semplice questione professionale: ciò che accade finisce per coinvolgerlo, costringendolo a fare i conti con una parte di sé che, normalmente, cerca di tenere separata dal ruolo di investigatore. E mentre le settantadue ore scorrono, Giusti si trova davanti a una scelta sempre più difficile.

Non deve soltanto stabilire quanto è disposto a rischiare per salvare una persona che ama, ma deve capire fin dove può spingersi senza oltrepassare quella linea che ha sempre cercato di difendere. Perché, questa volta, fare la cosa giusta potrebbe avere un prezzo altissimo. Potrebbe significare mettere in pericolo la propria carriera e quella dei suoi sottoposti, tradire una fiducia, infrangere regole che ha sempre rispettato o, peggio ancora, perdere tutto ciò che conta davvero. È proprio in questo intreccio tra l’indagine e la sfera privata che la storia trova una delle sue tensioni più forti.

Il caso procede, le domande si moltiplicano e ogni nuova scoperta sembra avvicinare Giusti alla verità, ma contemporaneamente lo allontana dalle rassicuranti certezze del suo ruolo. Le emozioni, le paure e le fragilità che un investigatore dovrebbe imparare a mettere da parte diventano invece parte integrante della sua battaglia. Giusti non può più permettersi di essere soltanto l’ispettore chiamato a risolvere un caso. Infatti, prima ancora di essere un poliziotto, è un uomo, con legami, affetti, responsabilità e debolezze.

E sono proprio questi elementi, che in un’indagine tradizionale potrebbero rappresentare una vulnerabilità, a rendere sempre più sottile il confine tra l’uomo e l’investigatore, fino quasi a farlo scomparire. È con questa sovrapposizione che  Roberto Pegorini rende la sua storia più intensa e coinvolgente, perché dietro ogni decisione investigativa non c’è soltanto il senso del dovere, ma anche la paura di perdere ciò che ama e la consapevolezza che, a volte, la verità può avere un costo molto più alto di quanto si sia disposti a pagare.

Con “Non esiste alcun destino”, Roberto Pegorini prosegue il racconto di Valerio Giusti, approfondendone il carattere e mostrando un lato più umano del personaggio. Una nuova vicenda in cui il mistero e l’azione si accompagnano a una riflessione più intima sulle scelte, sui legami e su quanto, nella vita, sia davvero possibile sottrarsi a ciò che ci accade. Nel complesso, il libro riesce a unire efficacemente la dimensione del thriller investigativo con quella più personale e psicologica. L’indagine non riguarda soltanto la ricerca di un colpevole, ma diventa per Giusti un percorso interiore che lo porta a confrontarsi con le proprie paure, i suoi affetti e il senso del dovere.

Lo stile è scorrevole e diretto, con un ritmo che mantiene viva la tensione e accompagna il lettore nella corsa contro il tempo. Interessante anche l’uso della tecnologia e dell’informatica, che rende la vicenda attuale e aggiunge un elemento originale all’indagine. Il punto di forza del libro è quindi l’equilibrio tra mistero, suspense e dimensione umana. Giusti non è soltanto un investigatore, ma un uomo costretto a fare scelte difficili, mettendo in discussione i propri principi. Ed è proprio questo intreccio tra vita privata e lavoro a rendere la storia coinvolgente e a lasciare al lettore una riflessione sul confine, spesso sottile, tra ciò che è giusto e ciò che siamo disposti a fare per le persone che amiamo.

EDITORE: Todaro Editore

PAGINE: 266

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026

AUTORE:

Roberto Pegorini vive a Casazza, un piccolo paesino della bergamasca, sul lago di Endine, anche se è milanese, dove ha trascorso 36 anni della sua vita (classe 1969) e dove tuttora lavora. È un giornalista e uno scrittore.  Nasce come giornalista e svolge questa professione dal 1994, soprattutto come nerista, la sua vera passione. Come scrittore, invece, ha pubblicato i romanzi “Vita a spicchi”,  “Cuore apolide”, “La doppia tela del ragno”, “Nel fondo più profondo”, “Almeno non questa notte”, “Lo hijab mancante. Inoltre, ha preso parte ad alcune antologie di racconti insieme ad altri colleghi. Da giugno 2020 a giugno 2023 è anche curatore della collana Cromo, per la casa editrice Caosfera, che seleziona romanzi noir, gialli, thriller e crime.  Nel 2023 ha ricevuto una menzione al Festival Giallo Garda per “Almeno non questa notte” ed è arrivato quarto all’Undicesimo premio internazionale Città di Sarzana, sempre con questo romanzo.  Dall’estate 2021 collabora con la Libreria Covo della Ladra per il format YouTube “Una valigia di libri”.

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