L’ombra del virus di Mattia Giacobone con Intervista

L'ombra del virus
D’altronde è sempre più semplice trovare una scusa invece di accettare un fallimento.

L’ombra del virus

Recensione di: Beatrice Orrù

TRAMA:

Quando il dottor Ruggero, un brillante ricercatore italiano, si ammala all’improvviso nel cuore della Cina, i suoi amici Simone e Vincenzo vengono trascinati in un’indagine che supera ogni immaginazione, e quello che sembra un caso sanitario si trasforma presto in un intrico di segreti e sorveglianza internazionale che coinvolgono persone pronte a tutto pur di impadronirsi di una scoperta destinata a cambiare il mondo. Tra laboratori d’avanguardia, città lontane e operazioni condotte nell’ombra, i confini tra verità e menzogna si fanno sempre più sfumati. Ogni indizio conduce a nuove domande, ogni risposta apre scenari inaspettati, e mentre una minaccia invisibile si diffonde, il tempo diventa il nemico più pericoloso.

RECENSIONE:

“L’ombra del virus” è ambientato nei primi mesi dell’epidemia di Covid-19, in un momento in cui il mondo si trovava ancora di fronte a una minaccia sconosciuta e difficile da comprendere. Le informazioni sul nuovo virus erano poche, frammentarie e spesso contraddittorie: si sapeva che il focolaio iniziale era stato individuato in Cina, ma non erano ancora del tutto chiari né i meccanismi di trasmissione né la reale portata dell’epidemia.

In questo clima di incertezza cominciarono a diffondersi numerose ipotesi sulla sua origine, comprese teorie del complotto e supposizioni sul ruolo dei pipistrelli, considerati tra i possibili animali da cui il virus avrebbe potuto compiere il cosiddetto “salto di specie” verso l’uomo. È proprio questa atmosfera di paura, confusione e crescente inquietudine a fare da sfondo all’inizio del romanzo di Mattia Giacobone.

L’autore colloca la vicenda in una fase particolarmente delicata, quando la percezione del pericolo era ancora difficile da definire e ogni nuova notizia contribuiva ad alimentare ansia e sospetti. La mancanza di certezze lascia così spazio alle paure collettive, alle voci incontrollate e alle interpretazioni più disparate.

La vicenda de “L’ombra del virus” prende avvio da una situazione quasi grottesca, che rompe immediatamente la tranquillità della vita quotidiana dei protagonisti. I servizi segreti, infatti, si presentano improvvisamente alla porta di Simone Cantoni e Vincenzo Chiti, due giovani biologi che conducono un’esistenza apparentemente normale e lontana da intrighi, complotti e vicende di portata internazionale.

L’arrivo degli agenti rappresenta quindi un elemento di forte rottura: da un momento all’altro, la loro vita viene sconvolta da una situazione che sembra avere poco a che fare con loro. In realtà, dietro questa visita inattesa c’è un legame con il loro passato. Simone e Vincenzo sono infatti amici di vecchia data di Ruggero D’Amato, una figura che si trova al centro delle indagini sulla diffusione del Covid-19. Ruggero vive in Cina e lavora come ricercatore per una multinazionale americana, un ruolo che lo colloca già in un ambiente particolarmente delicato e a stretto contatto con il mondo della ricerca scientifica. La sua posizione diventa ancora più sospetta quando emergono alcuni elementi apparentemente compromettenti.

Ruggero, infatti, ha contratto il Covid-19 e si trova ricoverato in terapia intensiva, ma ciò che attira maggiormente l’attenzione degli investigatori sono i suoi spostamenti nei mesi precedenti all’inizio della pandemia. Prima che il virus si diffondesse su scala mondiale, Ruggero aveva compiuto diversi viaggi personali verso Wuhan, la città cinese individuata come focolaio iniziale dell’epidemia. Una coincidenza che, agli occhi degli investigatori, appare tutt’altro che casuale e che contribuisce a trasformarlo nel principale sospettato. È proprio a partire da questi elementi che Simone e Vincenzo vengono coinvolti in una vicenda molto più grande di loro.

La loro amicizia con Ruggero diventa improvvisamente motivo di interesse per i servizi segreti, costringendoli a confrontarsi con domande inquietanti: chi è realmente Ruggero D’Amato? Per quale motivo si recava così spesso a Wuhan? E, soprattutto, potrebbe essere davvero coinvolto nella diffusione del virus? L’elemento interessante è che la storia prende avvio da una serie di coincidenze che, prese singolarmente, potrebbero non significare nulla, ma che, messe insieme, sembrano costruire un quadro decisamente più inquietante.

Da questo momento, quella che sembrava una vita tranquilla viene travolta dal sospetto e dal mistero, mentre i due giovani biologi si ritrovano coinvolti in un’indagine internazionale legata all’origine e alla diffusione del virus. Il loro legame con Ruggero diventa così il punto di partenza di una vicenda in cui scienza, segreti e paure collettive finiscono per intrecciarsi sempre più strettamente.

Fin dalle prime pagine, oltre al viaggio in Cina e all’indagine nella quale vengono coinvolti direttamente i due amici di Ruggero, Mattia Giacobone ci mostra un vero e proprio viaggio nella vita dei tre protagonisti. Simone e Vincenzo, infatti, non vengono scelti casualmente per partecipare all’indagine: ciascuno di loro possiede caratteristiche e capacità che si riveleranno fondamentali nel corso della vicenda.

Vincenzo è particolarmente abile con la tecnologia e riesce a muoversi con grande disinvoltura nel mondo digitale, mentre Simone è più scaltro, intraprendente e dotato di una notevole capacità di adattarsi alle situazioni, caratteristiche che lo portano spesso ad agire con decisione anche nei momenti più delicati. Tuttavia, l’indagine non rappresenta soltanto l’occasione per seguire una complessa vicenda legata al virus, ma diventa anche il pretesto per conoscere più a fondo i tre protagonisti.

Attraverso il presente e i continui richiami al passato, il lettore viene accompagnato alla scoperta della loro amicizia, nata molto prima degli eventi narrati, e del rapporto particolare che li lega. Emergono così ricordi, esperienze condivise, momenti di complicità e situazioni che hanno contribuito a rendere il loro legame così forte.

Ma, man mano che la storia procede, ci si accorge che dietro questa amicizia apparentemente solida si nascondono anche zone d’ombra. Questo doppio livello rende la narrazione particolarmente interessante. Da una parte c’è il mistero legato al virus, ai viaggi in Cina e alle indagini dei servizi segreti; dall’altra c’è una storia più personale e intima, costruita attorno all’amicizia dei tre protagonisti.

Il lettore viene così portato a conoscere gradualmente Simone, Vincenzo e Ruggero, scoprendo non solo le loro capacità e il loro ruolo nella vicenda, ma anche le loro fragilità e i segreti che rischiano di mettere in discussione la fiducia che li lega. Il viaggio, dunque, non è soltanto geografico, con lo spostamento verso la Cina, ma soprattutto umano.

È un viaggio nel passato dei protagonisti e nei rapporti che li uniscono, durante il quale ogni nuova scoperta sembra aggiungere un tassello a un quadro sempre più complesso. E proprio quando sembra di aver capito chi siano realmente questi tre amici, il romanzo lascia emergere nuovi dubbi, facendo nascere nel lettore la domanda più importante: quanto possiamo davvero conoscere una persona, anche quando pensiamo di esserle profondamente legati?In conclusione, “L’ombra del virus” è un romanzo che ti conquista proprio per la capacità di unire diversi elementi: il thriller, il mistero, la scienza e, soprattutto, la dimensione umana dei suoi protagonisti.

La storia parte da un contesto che conosciamo bene, quello dei primi mesi della pandemia, ma riesce a trasformarlo in qualcosa di nuovo, costruendo una vicenda ricca di tensione, domande e colpi di scena. Ho apprezzato particolarmente il modo in cui l’autore accompagna il lettore non solo alla scoperta del mistero legato al virus, ma anche all’interno della vita di Simone, Vincenzo e Ruggero. La loro amicizia, i loro segreti, le loro debolezze e la complicità che li lega rendono la storia molto più coinvolgente, perché dietro all’indagine e agli avvenimenti internazionali ci sono persone con un passato e con rapporti tutt’altro che semplici.

È un libro che riesce a mantenere viva la curiosità pagina dopo pagina, spingendo il lettore a voler scoprire cosa si nasconda realmente dietro agli eventi e a interrogarsi continuamente su ciò che è vero e ciò che, invece, potrebbe essere soltanto apparenza. L’atmosfera di incertezza che caratterizza l’inizio della pandemia viene sfruttata molto bene per creare suspense e per rendere ancora più inquietante una storia in cui realtà e finzione sembrano avvicinarsi pericolosamente.

Editore: Bookabook

Pagine: 343 pagine

Anno di pubblicazione: 2026

Intervista

Buongiorno cari lettori, la graditissima ospite del nostro spazio interviste di oggi è Mattia Giacobone, con il suo libro L’ombra del virus, letto e recensito dalla nostra Beatrice Orrù.

THRILLER LIFE: L’ombra del virus è ambientata nei primi mesi della pandemia, quando regnavano paura, incertezza e moltissime teorie sull’origine del Covid. Quanto è stato difficile trasformare un evento reale e ancora così vicino a noi in una storia di fantasia?

Mattia Giacobone: Visto quello che tutto il mondo ha vissuto, il mio intento era trasformare quella angoscia in un mistero, senza la presunzione di entrare nel merito della verità storica ma utilizzando degli eventi e dei fatti ben conosciuti da tutti per costruire una storia parallela agli eventi, mixando finzione e dubbio. Il rischio poteva essere quello di sfociare in banalità e chiacchiere non verificabili ma la sfida è stata proprio quella di appassionare senza far prendere una posizione al lettore.

TL: I tre protagonisti, Simone, Vincenzo e Ruggero, sono legati da un’amicizia molto forte, ma nel corso della storia emergono anche segreti e aspetti del loro passato. Quanto della loro personalità era già definito nella tua mente quando hai iniziato a scrivere il romanzo?

Mattia Giacobone: In realtà non solo i tre personaggi ma tutta la storia, tutto il romanzo mi è apparso prima ancora di iniziare a scrivere. Nitido come se mi fosse venuto a cercare. La stesura pratica del testo è diventata una corsa contro il tempo, sospesa tra la voglia di terminarlo e la paura di dimenticare ciò che era presente nella mia mente.

TL: Simone e Vincenzo vengono coinvolti nell’indagine anche grazie alle loro caratteristiche e alle loro competenze, molto diverse tra loro. Ti sei ispirato a persone reali o a caratteristiche di persone che hai conosciuto per costruire i due personaggi?

Mattia Giacobone: Non nascondo che ogni personaggio è un mix caratteriale di persone da me conosciute. Anche alcuni aneddoti si rifanno a racconti passati vissuti.

TL: Nel romanzo la scienza e la tecnologia hanno un ruolo importante, ma vengono affiancate da elementi tipici del thriller, come il mistero, i servizi segreti e le teorie del complotto. Come hai trovato l’equilibrio tra la componente scientifica e quella più narrativa e avventurosa?

Mattia Giacobone: Ho sempre amato la tecnologia e le sue sfaccettature, ma allo stesso tempo sono convinto che il suo completo utilizzo e il limite che si potrà raggiungere ed, ahimè, anche superare sia il più grande dubbio di questo secolo. Per questo considero tecnologia e complotto, scienza e mistero come due mondi che viaggiano paralleli. Di conseguenza l’equilibrio si è creato da solo, spezzato in certi casi, da interventi più “fisici” e reali da parte di alcuni personaggi.

TL: Durante la lettura ci si trova spesso a dubitare di ciò che sembra vero e a chiedersi di chi ci si possa realmente fidare. Era tua intenzione far vivere al lettore la stessa sensazione di incertezza e paura che caratterizzava i primi mesi della pandemia?

Mattia Giacobone: L’intenzione principale era quella di creare l’effetto suspense, costringere il lettore a riprendere il libro ogni momento libero per poterlo e volerlo terminare nel più breve tempo possibile. Penso che la “sete di lettura” in un thriller sia l’aspetto dominante.

TL: Prima di salutarti e ringraziarti per il tempo che ci ha dedicato, c’è qualche consiglio che vorrebbe dare ai lettori di Thrillerlife?

Mattia Giacobone: Innanzitutto, Vi ringrazio io e vi faccio i complimenti per l’ottimo lavoro che svolgete ed il servizio che fornite sia ai lettori che agli scrittori come me. In generale consiglio ai vostri lettori di continuare a seguirvi per districarsi nella miriade di libri che vengono pubblicati ogni giorno. Più in specifico consiglio, agli amanti del genere, di leggere il mio libro. Non ve ne pentirete!

AUTORE:

(Voghera, 1979) È osteopata, chinesiologo, fisioterapista, docente universitario e allenatore UEFA A. Da sempre diviso tra scienza e narrazione, affianca alla professione la scrittura. Dopo testi dedicati al movimento e allo sport, con “L’ombra del virus” porta il lettore in una storia dove realtà e finzione si intrecciano, esplorando le fragilità e la forza dell’animo umano.

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