Noi che abbiamo conosciuto Solange
TRAMA:
«Solange non si può dimenticare. Eppure vorrei riuscirci, per scoprirla ancora e ancora.» – Valérie Perrin.
Il nuovo, potente romanzo dell’autrice bestseller di Ti ricordi di Sarah Leroy?.
Célestine ha centosette anni e vive in una casa di riposo. È riuscita a ottenere qualcosa nella vita solo grazie alla forza delle proprie ambizioni, perché la terra in cui affondano le sue radici è terra di contadini, e da lì una ragazza nata nel 1917 non poteva prendere il volo. Célestine ha un segreto, che vuole confessare, un fatto accaduto all’inizio degli anni Cinquanta che la lega alla sorella minore Solange. Si dichiara un’omicida impunita, e oggi inizia a raccontare la sua storia.
Tutto inizia a Sarégnac, il villaggio in cui Célestine è nata e dove la famiglia manda avanti una fattoria. Purtroppo, la perdita della madre quando lei ha solo tredici anni sbriciola il suo desiderio di studiare imponendole di occuparsi del padre adottivo e dei fratelli, in particolare di Solange. È un’esistenza dura, puntellata però da entusiasmi adolescenziali: dalla scoperta dell’amore al bisogno mai spento di guardare oltre quei campi di grano.
Il rapporto tra Célestine e Solange è un legame forte, tenero. Sono, l’una per l’altra, il mondo intero.
La piccola dimostra fin da subito un’attitudine alla fantasia, con lo sguardo sempre rivolto alle stelle sembra una ragazza ribelle in quel contesto chiuso, dove solo Célestine comprende e ama il suo spirito libero. Ma allora perché Solange, nei capitoli che le danno voce, sembra odiare Célestine?
Le donne ereditano il silenzio e la colpa come gli uomini la terra e i trattori, così ci viene detto, e però le donne di Marie Vareille, ognuna in maniera diversa, ognuna grazie a quanto fatto da altre prima di loro, si stagliano come eroine universali.
RECENSIONE:
In Noi che abbiamo conosciuto Solange, Marie Vareille regala ai lettori una travolgente saga familiare tutta al femminile che intreccia i destini, i segreti e le scelte di cinque generazioni di donne, unite dal legame indissolubile con l’enigmatica ed indimenticabile protagonista che dà il titolo al libro.
Attraversando oltre un secolo di storia — dalla Prima Guerra Mondiale fino al 2024 — la narrazione prende vita dalla voce di Célestine, 107 anni. Dal letto della casa di riposo in cui si trova, accompagnata dalla paura di non risvegliarsi il mattino seguente, la donna si abbandona a una lunga e dolorosa confessione, ripercorrendo la colpa che l’ha perseguitata per tutta la vita: essersi sentita per decenni la responsabile della morte della sorella Solange.
Ma il testo non si limita al ricordo di Célestine. A darle corpo e pathos sono anche le toccanti lettere che Solange scrive dagli istituti in cui viene rinchiusa. Attraverso queste epistole cariche di una profonda emotività, Marie Vareille affronta con grande delicatezza, ma senza sconti, il tema della salute mentale. L’autrice mostra come i disturbi psichici venissero affrontati e “curati” dalla medicina dell’epoca, ma soprattutto come la società esterna reagisse ad essi: i pregiudizi, lo stigma, i soprusi e l’isolamento a cui i malati erano sistematicamente condannati.
Se nel suo romanzo precedente, Ti ricordi di Sarah Leroy?, l’autrice celebrava la forza travolgente della sorellanza e dell’alleanza tra donne per difendersi dalle prevaricazioni maschili, in Noi che abbiamo conosciuto Solange questo tema si amplifica e diventa generazionale. Al centro della trama si dipana un potente legame di sangue: il libro mette in luce i continui sacrifici e le rinunce compiuti dalle donne di questa famiglia, dalla madre a Célestine fino a Jeanne, tutte vittime di un rigido sistema patriarcale. Ciononostante, la storia lascia spazio anche a figure maschili illuminate: uomini capaci di sfidare le convenzioni e le leggi del tempo, consapevoli che — come scrive magnificamente l’autrice — «indignarsi per le ingiustizie a voce o durante una cena con gli amici non serve a niente, se poi non si agisce per aiutare chi ne è vittima».
In questo grandioso mosaico, Solange rimane il perno attorno a cui ruota l’intera storia: una presenza-assenza magnetica che guida e influenza le vite di tutte le altre protagoniste, fungendo da filo rosso invisibile tra passato e presente.
La scrittura di Marie Vareille si conferma incalzante e magistrale. L’autrice si muove con estrema agilità tra epoche storiche differenti e molteplici punti di vista, senza mai generare confusione nel lettore. Riesce a trattare legami familiari complessi e drammi storici con profonda empatia, trasmettendo un calore umano che commuove ed emoziona.
Classificare Noi che abbiamo conosciuto Solange semplicemente come un thriller psicologico sarebbe del tutto riduttivo. È, prima di tutto, una straordinaria storia di affetti e di grandi figure femminili. Il finale rappresenta il vero riscatto non soltanto delle sue protagoniste, ma di tutte le donne che nel tempo si sono battute per la propria libertà e per il diritto a scelte consapevoli e autonome, slegate dal volere maschile. Una vera e propria rivincita morale su generazioni di sofferenze e difficoltà.
TRADUZIONE: Sara Arena
TITOLO ORIGINALE: Nous qui avons connu Solange
EDITORE: Rizzoli
PAGINE: 416
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2026
AUTORE:

Marie Vareille è nata in Francia nel 1985 e ora vive nei Paesi Bassi con il marito e le due figlie.
Il suo bestseller, “La vie rêvée des chaussettes orphelines”, è stato tradotto in molti paesi e ha venduto più di 200.000 copie in Francia. Il libro ha ricevuto il Charleston Readers’ Prize nel 2020.
Ha ricevuto numerosi premi nella letteratura Young Adult per la sua trilogia “Elia la Passeuse d’âmes” e il suo romanzo YA “Le syndrome du spaghetti”, pubblicato da Terre di mezzo in edizione italiana con il titolo “Se punti alla luna”, è stato insignito del Premio Babelio nel 2021 e Prix des Incorruptibles 2022/23.