Intervista ad Antonio Boggio
TITOLO: “Nero Mediterraneo”– intervista ad Antonio Boggio
SPAZIO CURATO DA: Beatrice Orrù

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Antonio Boggio, con il suo libro “Nero Mediterraneo” (Mondadori, 2026) letto e recensito dalla nostra Laura Ferrari.
Antonio Boggio è nato nel 1982, è cresciuto a Carloforte, nell’isola di San Pietro, una piccola isola a sudovest della Sardegna. Attualmente vive e lavora a Cagliari. Alcuni suoi racconti sono apparsi in antologie e riviste. “Omicidio a Carloforte” è il suo romanzo di esordio, primo giallo di una serie con il Commissario Alvise Terranova. L’autore sta già lavorando al sequel.
THRILLER LIFE: In “Nero Mediterraneo” la Sardegna è molto più di un’ambientazione: è quasi un personaggio. Quanto ha contato il suo legame con l’isola nella costruzione del romanzo?
Antonio Boggio: In particolare, l’isola di San Pietro rappresenta una realtà unica all’interno della Sardegna. È un’enclave ligure dove non si parla il sardo ma il tabarchino, una variante dell’antico genovese che porta con sé le tracce di uno straordinario viaggio nel Mediterraneo.
Del resto, una delle ricchezze più affascinanti della Sardegna è proprio questa: non esiste una sola Sardegna, ma tante diverse, ognuna con una storia e una cultura peculiari. Per me il legame con quei luoghi è profondissimo, perché sono nato e cresciuto a Carloforte (Unico centro abitato dell’isola di San Pietro). Curiosamente, all’inizio non volevo ambientare lì i miei romanzi. Temevo che scrivere di ciò che conoscevo così bene potesse limitare la mia creatività. Invece è accaduto esattamente il contrario.
Quando ho iniziato a raccontare quei posti, è stata un’esperienza emozionante. Non vivo a Carloforte da oltre vent’anni, ma scrivere di quei paesaggi, delle sue strade (i caruggi), degli odori del mare e delle sue atmosfere è stato un modo per tornarci. Attraverso la scrittura ho potuto rivivere la meraviglia di quei luoghi e, in un certo senso, ritrovare una parte di me stesso.
THRILLER LIFE: Lei racconta una Sardegna lontana dall’immagine turistica, fatta di silenzi, contraddizioni e luoghi aspri. Sentiva l’esigenza di restituire un volto più autentico dell’isola?
Antonio Boggio: Nei miei romanzi ho sempre cercato di raccontare la Sardegna nelle sue diverse stagioni e nei suoi diversi volti. In “Nero mediterraneo”, in particolare, la storia si svolge a dicembre, in una Carloforte lontana dall’immagine da cartolina: quella abitata quasi esclusivamente dai residenti, quando le spiagge si svuotano e il tempo sembra rallentare. Non si tratta tanto di voler contrapporre una Sardegna “vera” a una “turistica”, quanto di raccontare quella che conosco e che porto dentro.
Quando scrivo, cerco spesso di recuperare le atmosfere della mia infanzia: i silenzi dei mesi invernali, le strade quasi deserte, i ritmi lenti della vita di paese. Sono momenti in cui i luoghi sembrano rivelare la loro anima più profonda. Credo che l’inverno sia una stagione perfetta per osservare l’umanità. Nel silenzio e nella quotidianità emergono le fragilità, le contraddizioni, i legami e i segreti delle persone. Ed è proprio lì che nascono le storie. La Sardegna aspra e malinconica che racconto nei miei romanzi non è diversa da quella luminosa e accogliente che tutti conoscono: è semplicemente uno dei suoi tanti volti.
THRILLER LIFE: Il noir è un genere che spesso permette di esplorare le zone d’ombra della società. Cosa le consente di raccontare che un altro genere narrativo non le offrirebbe?
Antonio Boggio: Il noir per me è uno strumento per indagare l’essere umano. Le emozioni che generano un crimine o che ne derivano appartengono a tutti: la paura, l’avidità, il senso di colpa, il desiderio di riscatto, l’amore, la vendetta. Il noir permette di portare queste emozioni all’estremo e, proprio per questo, di osservarle con maggiore chiarezza. È così che l’indagine diventa una ricerca della verità non solo su un crimine, ma anche su noi stessi e sul mondo che ci circonda. Oggi, forse più di altri generi, il noir è uno dei modi migliori per raccontare la società contemporanea, le sue trasformazioni, le sue paure e le sue fragilità.
THRILLER LIFE: I suoi personaggi sono pieni di sfumature e raramente si dividono in “buoni” e “cattivi”. Quanto è importante, per lei, raccontare la complessità dell’animo umano?
Antonio Boggio: Secondo me le storie nascono dalla complessità dell’animo umano. I buoni assoluti e i cattivi assoluti non esistono nella realtà. Ognuno di noi è capace di gesti generosi e terribili, a volte persino nello stesso momento. Mi interessa raccontare quel territorio di confine dove convivono luce e ombra. Mi interessa tantissimo guardare in faccia il dolore, anche quando mi fa paura. Credo che il compito dello scrittore non sia giudicare i personaggi, ma comprenderli. Anche quando compiono scelte sbagliate, voglio capire cosa li ha portati fin lì, perché il male è umano, a volte banale e appartiene a tutti noi.
THRILLER LIFE: Se un lettore, chiudendo Nero mediterraneo, dovesse portare con sé un’unica immagine o una riflessione sulla Sardegna, quale vorrebbe che fosse?
Antonio Boggio: Vorrei che il lettore chiudesse il libro con una nostalgia inspiegabile: quella di un luogo in cui magari non è nato, ma che per qualche ragione continua a riconoscere come familiare e ne sente il richiamo.
THRILLER LIFE: Prima di salutarti e ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, c’è qualche consiglio che vorresti dare ai lettori di Thrillerlife?
Antonio Boggio: Sono io a ringraziare voi per questo spazio e per il lavoro prezioso che fate con e per i libri. Non sono bravo a dare consigli, e forse va bene così. Più che un consiglio, mi sento di fare un augurio ai lettori di ThrillerLife: quello di incontrare storie che sappiano appassionarli, sorprenderli e, qualche volta, anche incrinare le loro certezze. Dopotutto, la meraviglia nasce spesso quando smettiamo di dare il mondo per scontato.
La redazione di Thriller Life ringrazia Antonio Boggio per la disponibilità.





