Brigate Rosse e la lotta armata nel noir di Roberto Pegorini “Non sparare”.

Roberto Pegorini

Non sparare

Domande a cura di: Federica Cervini

Spazio a cura di: Sharon Lattanzi

Non sparare

Autore: Roberto Pegorini è nato a Milano nel 1969 ed è laureato in giurisprudenza. Di professione giornalista, da oltre trent’anni si occupa prevalentemente di cronaca nera. Già ospite di Thriller Life con il suo romanzo “Lo hijab mancante”, Todaro Editore 2024 (qui la recensione ), di sé dice: “La solitudine mi sa fare buona compagnia e io la so fare a lei. Dico troppi pochi no, amo il vino rosso e Dublino, odio la neve in città e mi emoziono ancora davanti al mare.”

ThrillerLife: ciao Roberto! Grazie per aver accettato la nostra intervista. Qual è la genesi di Marco Polenghi? Come ti sei documentato sul terrorismo italiano? Inoltre, cosa sai (e ci puoi dire) dei terrorismi “esteri” (ad esempio terrorismo basco e terrorismo irlandese)? Quali le differenze o similarità con le nostre BR?

Roberto Pegorini: Marco Polenghi e “Non sparare” hanno una genesi lontanissima. È un romanzo che avevo in mente da almeno sette anni ma non mi sentivo ancora “pronto” per affrontarlo. Ho dovuto prendere sempre più confidenza con il mestiere dello scrittore e, quando finalmente ho capito che i tempi erano maturi, in otto mesi è diventata realtà. Cosa inedita per me perché solitamente un romanzo mi porta via almeno un anno di lavoro solamente per la prima stesura.

Quando le BR rapirono Moro io avevo solo nove anni; eppure, nella mia mente ho sempre avuto nitidi certi momenti. Crescendo ho capito che avrei voluto affrontare l’argomento ma a modo mio, da romanziere. Così ho iniziato a documentarmi leggendo testi, andando a recuperare interviste d’epoca, come quella di Zavoli a Moretti, e perfino parlando con due ex brigatisti e due ex esponenti delle forze dell’ordine che furono in prima linea contro la lotta armata.

Differenze tra BR e terrorismo basco o quello dell’irlandese? Beh, sia l’Eta che l’Ira volevano l’indipendenza di un popolo e di un territorio e per ottenerla usavano vere e proprie forme di terrorismo stragiste dove ci andavano spesso di mezzo anche innocenti. Un po’ come l’estrema destra in Italia. Le Brigate Rosse, invece, volevano sovvertire lo Stato considerato imperialista e al servizio delle multinazionali, ma la loro non era una vera e propria strategia del terrore: loro colpivano obiettivi precisi e non progettavano stragi.

ThrillerLife: “Imbecilli che giocano a fare i grandi” sono parole che Marco rivolge a Manuela: lei è giovanissima e non ha vissuto il periodo delle BR, eppure vive dentro di sé la portata delle ingiustizie sociali e politiche della nostra società ed il relativo disagio.
Si tratta, a tuo parere, di vissuti che valgono per qualsiasi età/epoca? “Quali valori può avere una generazione che le BR non le ha vissute nemmeno con i calzoni corti”? Perché quello delle BR è un tema di cui a scuola non si parla?

Roberto Pegorini: In realtà io ho proprio cercato di mettere a confronto una generazione, quella delle BR, dove il disagio sociale era sentito come un qualcosa che toccava tutti e non era individuale, con quella attuale dove noto parecchia rabbia, ma non comprendo dove si stia esattamente incanalando. Poi i disagi sociali e le ingiustizie sono convinto siano problematiche che esistono, e temo esisteranno, in qualsiasi epoca, ma ogni contesto storico deve essere analizzato in maniera “singola”: I valori di una generazione, che le BR non le ha vissute nemmeno con i calzoni corti, sono convinto che meritino massimi rispetto, ma resto convinto che la storia si scriva una sola volta.

Ad esempio, le battaglie ambientali sono di questa generazione e mi piace vedere tanti giovani scendere in piazza per questo. Decisamente meno quando li vedo spaccare bancomat, perché nemmeno loro sanno il motivo esatto per cui lo fanno. È vero, inoltre, che il tema delle BR non entra nelle scuole e credo sia grave. Circa vent’anni del nostro Paese sono stati segnati dalla lotta armata e sarebbe ora che i programmi scolastici andassero rivisti. Per carità, nulla contro gli Assiri e i Babilonesi, ma a patto che poi non siano il motivo per cui si sacrifica la storia più recente che credo vada assolutamente conosciuta.

ThrillerLife: Marco ha vissuto 30 anni in prigione: come è cambiato il suo atteggiamento circa la lotta armata nel tempo? Perché per lui è importante fermare il gruppo dei “dilettanti” Manuela, Arianna, Francesco?

Roberto Pegorini: In realtà Marco non ha mai rinnegato nulla, tant’è che non si è mai dissociato dalle BR e ha scontato tutta la pena senza usufruire di alcuno sconto. Ha semplicemente preso coscienza che nel tempo gli scenari sono completamente cambiati e non ci sono più le condizioni per una lotta armata.

Il suo tentativo di dissuadere Francesco, Manuela e gli altri facenti parte della neonata colonna BR è dettato proprio da questo: pur apprezzandone lo spirito rivoluzionario, anche se a loro non lo fa mai capire apertamente, si rende conto che stanno per andare a sbattere contro un muro a una velocità assurda e senza protezioni. I presupposti non sono più gli stessi, la storia ha sentenziato che la lotta armata è finita e loro hanno perso. Anche se, a ben vedere, non solo stati gli unici.

ThrillerLife: “Un’idea non è un’ideologia”: che differenza c’è tra le due? E fino a che punto è, a tuo parere, lecito servire un ideale?

Roberto Pegorini: La differenza è notevole. L’idea è qualcosa di individuale e non è netta e radicale. Spesso è anche istintiva. L’ideologia è qualcosa di più ampio e ragionato, coinvolge più teste, crede in una visione differente del mondo e cerca di costruire le basi per far sì che possa tramutarsi in realtà. Quanto sia lecito servire un ideale è una domanda complicata. Personalmente credo che se si ha un’ideale lo si deve portare avanti con determinazione e convinzione senza farsi condizionare da chi sta dalla tua parte o meno.

Fino a che punto spingersi, però, è il vero nocciolo. Le BR “attive”, quelle che si diedero alla latitanza, erano un numero limitato, ma i simpatizzanti, che continuavano ad avere una vita normale e alla luce del sole, erano tantissimi. Nel momento in cui sono iniziate le esecuzioni e gli attentati però è cambiato lo scenario. Per molti, l’ideologia non prevedeva come forma di attuazione la morte altrui. E qui torniamo alla domanda: fino a che punto è lecito servire un’ideale? Personalmente la risposta credo possa essere: fino a quando non si vada a ledere i diritti inalienabili altrui.

ThrillerLife: “Tu sei quello che mi resta e io sono quello che resta a te” – parlaci del rapporto tra Polenghi e Foschi.

Roberto Pegorini: Polenghi e Foschi sono legati dal loro passato. Il primo è il brigatista, il secondo un tenente dei carabinieri, ora in congedo, che per anni diede la caccia proprio alla Brigate Rosse e in particolare a Polenghi. Nonostante siano passati anni da quei giorni bui, le loro vite si intrecciano più volte, soprattutto per volere di Foschi che dalla lotta alle Brigate Rosse non ne è mai più uscito, vittima del suo impegno che lentamente gli ha rosicato la vita.

Inoltre sono legati da un episodio che non posso svelare, ma che risulterà determinante ai fini della storia. E mentre Foschi riconosce il rispetto che porta a Polenghi, non avviene il contrario, almeno in via ufficiale. Perché Marco non prova odio nei confronti di Foschi persona, anche se non gli darà mai la soddisfazione di confessarglielo.

ThrillerLife: che progetti hai per il futuro? Ed in conclusione puoi lasciare un saluto ai lettori di Thriller Life?

Roberto Pegorini: Attualmente sono impegnato a promuovere “Non sparare” con incontri e firma copie. Trovo questo passaggio una parte fondamentale di questo lavoro a cui non vorrei mai rinunciare. Amo il confronto con i lettori, mi arricchisce e mi sprona a migliorare. Nel frattempo, sto scrivendo il terzo episodio che vede protagonista l’ispettore Valerio Giusti e che dovrebbe uscire nel 2026.

Dopo “Almeno non questa notte” e “Lo hijab mancante” ero in dubbio se proseguire o meno, ma proprio l’affetto dei lettori nei confronti di questo personaggio e della sua squadra, nonché il numero decisamente crescente, mi ha convinto ad andare avanti. Inoltre, colgo molto volentieri l’occasione per ringraziare la redazione di Thriller Life, che mi è sempre accanto e che fa davvero un gran lavoro di promozione sui libri. Si percepisce una passione vera e questo è bello. E naturalmente ringrazio i suoi lettori sempre molto attenti e preparati. Spero presto che ci possa anche essere l’occasione di incontrarli, per me sarebbe un onore e un piacere.

La redazione di Thriller Life ringrazia Roberto Pegorini per la disponibilità.

Condividi questo articolo:

Potrebbero interessarti anche: