Il commissario Soneri a spasso per la Francia

I lettori italiani sono spesso affetti da esterofilia, in particolare gli appassionati di mistery trovano più affascinanti le storie ambientate nei paesi di lingua anglosassone o nordici oppure in Francia, in Grecia e Spagna. Eppure l’Italia ha una tradizione giallo/noir di tutto rispetto, molti autori italiani sono tradotti e amati all’estero.

Uno di questi è Valerio Varesi, nato a Torino da genitori parmensi, vive tra Parma e Bologna dove ha lavorato oltre trent’anni per la redazione di Repubblica. Ha debuttato in Italia nel 1998 con la prima indagine del commissario Soneri, “Ultime notizie di una fuga”, a cui sono seguiti altri quindici romanzi dedicati al commissario, altri libri di sfondo storico e sociale (La trilogia di una Repubblica, Il paese di Saimir, L’ora buca), storie che non sono né noir né storiche (Le imperfezioni). 

Nel 2017 il commissario Soneri approda in Francia con la traduzione del romanzo “Il Fiume delle nebbie”, edito in Italia da Frassinelli nel 2003. Il libro, pubblicato dalla neonata casa editrice Agullo, si avvale della traduzione di Florence Rigollet. L’autore ci racconta come è iniziata l’esperienza francese.

“I meriti vanno equamente divisi tra la mia traduttrice Florence Rigollet e Nadège Agullo, una delle titolari dell’omonima casa editrice con sede a Bordeaux. Florence mi ha letto in italiano e mi ha proposto, dal canto suo Nadège ha apprezzato “Il fiume delle nebbie”, il primo titolo scelto, quindi il testo tradotto è stato anche l’esordio di Agullo nel panorama letterario francese, una scommessa che ha funzionato. Da lì in poi, sono uscite le seconde edizioni tascabili per i tipi di “Point” che mi hanno dato grande visibilità”.

I francesi appezzano la scrittura di Varesi, le atmosfere che evoca, la personalità complessa del personaggio seriale tanto che nel 2018 Le Figaro lo definisce “Il Simenon italiano”. 

Il prossimo 5 maggio uscirà in Francia il sesto romanzo di Varesi con protagonista il commissario, sempre edito da Agullo, di nuovo tradotto da Florence Rigollet. 

Sotto il ponte più antico di Parma, il cadavere di un uomo affiora dalla riva melmosa. È stato assassinato, e poi gettato in acqua chissà dove, finché la corrente non l’ha portato lì. Il commissario Soneri, incaricato delle indagini, si affida come sempre all’istinto e raccolti i primi, labili indizi, decide di risalire il fiume. In un freddo, piovoso pomeriggio di gennaio, il suo tragitto a ritroso lo conduce in un borgo isolato dell’Appennino, vicino a un passo percorso un tempo da mercanti e pellegrini e ora battuto da ambulanti extracomunitari, ma anche da “spalloni” della droga. I paesani parlano poco e malvolentieri, l’ostilità verso l’intruso, perdipiù sbirro, è palese, tuttavia Soneri arriva a scoprire in fretta l’identità della vittima – un ricco e temuto imprenditore del posto – e a legare il suo nome a un pesante scontro di interessi sul futuro di quelle montagne. Col passare dei giorni l’inchiesta si fa sempre più inquietante, mentre il commissario cerca, letteralmente, di trovare la pista giusta fra sentieri impervi che si perdono in un paesaggio intatto di neve, alberi e acqua. In questo scenario che lo affascina e insieme lo turba, s’imbatte in alcuni bizzarri personaggi, raccolti in una sorta di “comunità dei boschi”, e in uno scomodo prete dalla fede eversiva, confinato per punizione in quel luogo dimenticato da Dio.

L’indagine per omicidio è il pretesto per affrontare il tema  dell’ ambiente e sfruttamento del territorio, con grande lungimiranza tanto che oggi, a distanza di tredici anni, il romanzo non mostra i segni del tempo. Varesi ha dichiarato più volte che uno dei ruoli dello scrittore è usare l’invenzione narrativa superare i limiti imposti dal dovere di cronaca. 

“Da anni l’attività giornalistica mi porta a trattare temi ambientali. Dai primi del 2000 la crisi climatica e ambientale è diventata una vera e propria emergenza che ha toccato la sensibilità di massa. Pensavo che fosse opportuno mettere a confronto in un romanzo la mentalità predatoria a scopo di interesse opposta a un atteggiamento rispettoso della natura. Ho sempre pensato che il noir debba occuparsi di temi sociali e così ho messo in scena l’aggressione all’ambiente in un territorio come l’Appennino, molto povero e fragile, ancor prima che se ne occupassero i media”.

Gli abitanti di questo immaginario borgo dell’appennino hanno smesso da tempo di provare attaccamento per i luoghi in cui vivono, considerandoli solo un mezzo di sussistenza. Sono disinteressati al sacrificio di alberi di duecento anni per fare spazio a una pista da sci, così come l’oste Egisto è indifferente allo spettacolo offerto dalle montagne, buone solo per i funghi da usare sulle tagliatelle. Questa terra che “si è arresa e si lascia andare come la pelle dei vecchi” non rappresenta un legame col passato, il cordone con la tradizione è stato reciso da tempo. Questa gente guarda con diffidenza chi è immune dal disinteresse per il destino di quelle terre, chi è legato a quei luoghi da affetto e tradizioni. Tra questi i Fauni, una strana comunità che vive ai margini della civiltà calpestando i sentieri che da secoli ospitano fuggiaschi e spiriti liberi, i Breviglieri, primi sospettati dell’indagine in corso, Afro il guardiacaccia, che conosce gli alberi e sa che i faggi non colonizzano una terra diversa dalla loro. Come Soneri, che non si occupa mai di indagini che non riguardano i luoghi a cui appartiene. Forse se il commissario fosse un albero, sarebbe un faggio.

“E’ vero, il faggio è un albero molto esigente e non si adatta che a un certo tipo di ambiente. La differenza è che mentre Soneri è un solitario, un randagio, il faggio è un albero sociale, vale a dire non vive da solo in un giardino o in un versante, ma quasi esclusivamente in un’abetaia con altri simili. Se mandassi il mio commissario a indagare in altri contesti, non combinerebbe granché in quanto gli mancherebbe l’habitat naturale. Ecco, in questo è identico al faggio”. 

A differenza del cugino francese Maigret, Soneri non è un personaggio immobile. Le delusioni di un mondo che non è andato nella direzione auspicata in una giovinezza ricca di ideali, lo hanno mutato e reso più amaro, ma non cambia nell’intimo, non muta la coerenza, non sbiadisce la passione per la verità, vero obbiettivo dell’indagine, non diretta a placare le ambizioni dei superiori e a rassicurare l’opinione pubblica. Anche perché molto spesso la verità non è rassicurante.

Il prossimo anno, dice Varesi, uscirà una nuova storia del commissario Soneri. Nell’attesa vi invito a leggere, se non l’avete ancora fatto, “Il commissario Soneri e la mano di Dio” mentre i cugini d’Oltralpe leggono la traduzione. Scoprirete che il nostro conterraneo commissario non ha nulla da invidiare a Maigret.

Il commissario Soneri e la mano di Dio, 2009, Frassinelli.

La Main De Dieu, 2022, Agullo.

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