Lenz Koppelstätter: L’Alto Adige è dentro di me

Lenz Koppelstätter, altoatesino di nascita e viaggiatore del mondo, evoca nei suoi romanzi tutto il possente fascino di una natura di ancestrale purezza, carica di una saggezza antica e di un presente che spesso non la riflette. I crimini che vi mette in scena contaminano con inusitata crudeltà quell’idillio alpino. 

L’ALTO ADIGE È DENTRO DI ME

di Lenz Koppelstätter

Non c’è distinzione tra noi e l’ambiente che ci circonda, soprattutto se quell’ambiente è il nostro fin dalla nascita. Scatta con esso una sorta di identificazione che ci fa riconoscere come identitari i luoghi che conosciamo da sempre, quelli nei quali siamo cresciuti.

Nel mio caso, è l’Alto Adige.

Quando decisi di scrivere il mio primo romanzo crime (n.d.r. Omicidio sul ghiacciaio,  Corbaccio, 2018) mi trastullai con l’idea di ambientarlo a Berlino, che conosco bene per avervi vissuto e lavorato dieci anni come giornalista. Ma la scartai in fretta, perché le montagne dell’Alto Adige, le sue valli, i laghi, sono dentro di me.

I luoghi elevati mi attraggono per principio: monti svettanti, certo, ma anche torri o ponti sopraelevati. Li cerco ovunque, nei miei viaggi attorno al mondo, perché quando salgo lassù perdo la nozione dello spazio e del tempo. Mi pare di vivere una dimensione sospesa che non è il passato ma neppure il presente, di trovarmi in un posto del tutto diverso da quello che ho lasciato più in basso. Ovunque mi trovi, sono irresistibilmente attratto da ciò che mi sovrasta.

Parimenti irresistibili mi appaiono i luoghi di confine.

Per il mio primo romanzo e per l’ultimo – Omicidio sul ghiacciaio e Notte al Brennero (n.d.r. Corbaccio, 2021) – ho scelto infatti un’ambientazione di frontiera: la Val Senales e il ghiacciaio del Similaun per il primo, il Passo del Brennero per il secondo. Propaggini estreme d’Italia, al limitare del Tirolo settentrionale, nelle quali si riflette più di un’ambivalenza: geografica naturalmente, di appartenenza anche, di vocazione forse. «Un confine doloroso e nostalgico che non esiste più per noi sudtirolesi: un po’ Austria e un po’ Italia, una macchia di confusione europea, una cupola di calcestruzzi al nostro idillio alpino». Luoghi che furono teatro di conflitti e sanguinose contese, ma che oggi possono divenire terreno di confronto, di contaminazione costruttiva, di armonizzazione delle diversità. Come dire che, anche dagli opposti, può scaturire qualcosa di più interessante di ciascun elemento preso singolarmente.

Su questa differenza, che pare insormontabile e invece può confluire in qualcosa di creativo e armonioso, ho plasmato la mia coppia investigativa, il commissario Johann Grauner, altoatesino fino al midollo e l’ispettore Claudio Saltapepe napoletano altrettanto. Un nordico felice solo nel ritrovarsi nei suoi luoghi, nel suo maso in primis, e un meridionale che lì proprio non vorrebbe starci e rimpiange ogni giorno il colore e il calore della sua terra.

All’inizio non ce la fanno a capirsi, tutto canederli e alpeggi il primo, pizza e mare il secondo. Con il tempo però si accorgono che qualcosa li accomuna, l’essere «entrambi cresciuti al cospetto della sconvolgente forza della natura: le infinite masse d’acqua del mare l’uno, le gigantesche selvagge masse di pietra l’altro». E proprio nella comune attrazione verso l’espressione più potente della natura finiranno per trovare un punto di contatto e di collaborazione.

Una natura che possiede un’antica saggezza, conosce tutto e lo sa da sempre, anche i crimini che l’uomo cerca di nascondere. In Omicidio sul ghiacciaio per esempio, il mistero si cela nelle profondità glaciali e il commissario Grauner dovrà pazientemente svelare ciò che vi si nasconde.

Nel mio secondo romanzo (n.d.r. Il silenzio dei larici, Corbaccio, 2019), gli alberi ultracentenari della Val d’Ultimo assistono, muti testimoni, a un delitto raccapricciante. La natura, pur alle soglie della primavera, si impietrisce in un silenzio innaturale che accompagna l’istante della morte, quel «battito di ciglia in cui nulla mormora o sussurra più, nulla batte o canta, e il silenzio si fa eterno».

Il senso del passato attraversa come un ininterrotto fil rouge tutti i miei romanzi, quasi che i luoghi che si aprono davanti ai miei occhi e che animano le mie storie ne fossero impregnati.

La mia terra è carica di scenari dalla bellezza eterna, forse incapace di svincolarsi da un passato più epico del quale trattiene miti e leggende al pari della realtà. Uno sfondo ideale per rappresentare, a contrasto, uomini che si dibattono in un presente carico di meschinità e violenza.

Autore

LENZ KOPPELSTÄTTER (Bolzano 1982) è cresciuto in Alto Adige. Dopo gli studi di scienze politiche a Bologna e di scienze sociali a Berlino ha frequentato la scuola di giornalismo a Monaco. Collabora con testate come Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, Geo e Salon. Omicidio sul ghiacciaio (Corbaccio, 2018) è il suo romanzo d’esordio, ma le indagini del commissario Grauner e dell’ispettore Saltapepe continuano ne Il silenzio dei larici (Corbaccio, 2019) e Notte al Brennero (Corbaccio, 2021).

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