La giustizia del commissario Falchi
TRAMA:
Una scia di delitti insanguina La Spezia. La prima vittima è un ristoratore trovato morto con un messaggio enigmatico accanto al corpo, ucciso da un’arma insolita: una pistola un tempo in dotazione solo alle forze dell’ordine. Ben presto, la stessa pistola spara ancora: un secondo omicidio, una firma identica, un nuovo enigma. E ancora un altro.
Un serial killer gioca con la morte come fosse un rebus, lasciando indizi che sfidano la logica e insinuano un legame inquietante tra le vittime. Un filo che conduce a un elegante circolo nautico, dove segreti, debiti e relazioni pericolose si intrecciano in silenzio.
Carlo Falchi, commissario di polizia ed ex pugile appena trasferito da Milano alla Spezia per fuggire al vuoto lasciato dal brutale omicidio di sua moglie Anita, sta indagando con l’aiuto dell’ispettrice Sara Ferri, coordinato da un ambiguo superiore, quando il suo passato torna a bussare alla porta con il volto della vendetta. E ben presto Falchi si ritrova tra due fuochi: un’indagine che sta rivelando segreti sempre più oscuri e la minaccia per la sua stessa vita.
Un noir d’esordio senza fiato e senza scampo in cui La Spezia, sospesa tra la bellezza del suo mare e il torbido della corruzione e dell’ingiustizia, diventa lo scenario di una svolta personale sofferta e intensa. Benvenuti nel lato oscuro del Golfo dei Poeti.
RECENSIONE:
Ci sono thriller che ti afferrano alla gola e non ti mollano, e altri che scorrono via piacevoli come una passeggiata sul lungomare in una giornata di foschia. La giustizia del commissario Falchi di Leonardo Duranti appartiene alla seconda categoria: un noir d’esordio ben confezionato, dalla lettura fluida e riposante, che però non riesce del tutto a sprigionare quell’adrenalina e quel coinvolgimento emotivo che il lettore di gialli più accaniti va cercando.
Il punto di partenza è solido e promettente. Un ristoratore viene assassinato con un colpo di pistola e accanto al corpo compaiono due biglietti: un indovinello e la sua soluzione. È la firma di un killer che gioca con gli inquirenti, e quando la stessa arma, un modello raro un tempo in dotazione alle forze dell’ordine, torna a colpire la caccia diventa una partita a scacchi tra il commissario e un assassino che semina enigmi. Leonardo Duranti costruisce il meccanismo dell’indagine con precisione, disseminando indizi materiali (la carta fuori produzione dei biglietti, l’inchiostro artigianale, i versamenti sospetti, il legame con un esclusivo circolo nautico) e conducendo il lettore passo dopo passo attraverso le procedure investigative.
Il protagonista di “La giustizia del commissario Falchi,” Carlo Falchi, è un personaggio costruito su un archetipo classico del noir: il poliziotto tormentato, vedovo, ex pugile, roso dal desiderio di vendetta per l’omicidio irrisolto della moglie Anita. È un uomo che “può cadere, ma deve rialzarsi prima del dieci”, e la metafora della boxe attraversa tutto il romanzo. Al suo fianco l’ispettrice Sara Ferri, competente e riservata, e un superiore ambiguo, il questore De Luca, che introduce il tema della corruzione e degli equilibri di potere in una città di provincia. La galleria di personaggi dal cronista di nera all’informatore che parla stretto dialetto ligure è ricca e ben orchestrata.
Ciò che colpisce maggiormente è l’ambientazione. La Spezia e il Golfo dei Poeti sono resi con una prosa densa, ricca di atmosfera: il porto, i carruggi, la nebbia che sale dalle Alpi Apuane, il mare grigio metallico. Leonardo Duranti indulge volentieri nelle descrizioni, e la città diventa quasi un personaggio a sé, sospesa tra la bellezza del suo golfo e il torbido della corruzione. Chi ama i noir fortemente radicati in un territorio troverà in queste pagine un piacere autentico.
E tuttavia, è proprio in questa abbondanza descrittiva che il romanzo mostra il suo limite principale. Il ritmo, appesantito da lunghe digressioni atmosferiche e da un’aggettivazione a tratti sovrabbondante, fatica a costruire quella tensione crescente che dovrebbe tenere il lettore con il fiato sospeso. Si legge con piacere e scorrevolezza, ma senza mai davvero mordersi le unghie. Anche l’immedesimazione nei personaggi resta parziale: Falchi è un archetipo efficace ma poco sorprendente, e il suo dolore, pur raccontato con partecipazione, viene talvolta dichiarato più che fatto vivere al lettore. Si rimane spettatori dell’indagine, senza esserne trascinati dentro.
Va detto a favore dell’autore, chirurgo toracico oncologo di professione, appassionato di classici greci e latini, che l’impianto del giallo è curato, il linguaggio ricercato e la costruzione dei rebus intelligente. Sono le qualità di un esordiente colto e ambizioso, che promette di crescere quando troverà un equilibrio più sicuro tra la ricchezza della scrittura e l’urgenza del ritmo.
In conclusione, La giustizia del commissario Falchi è un noir d’esordio piacevole e ben scritto, dall’ambientazione suggestiva e dal meccanismo giallo solido, che però pecca un po’ sul fronte della tensione e del coinvolgimento emotivo. Una lettura consigliata a chi cerca un giallo rilassante e atmosferico, ambientato in una Liguria cupa e affascinante, più che a chi va in cerca di brividi e colpi di scena mozzafiato. Un buon punto di partenza per un autore da cui aspettarsi di più.
Editore: Solferino
Pagine: 240 pagine
Anno di pubblicazione: 2026
AUTORE:

Leonardo Duranti, grande appassionato di classici greci e latini, è laureato con lode in Medicina presso l’Università di Pisa e si è specializzato in Chirurgia toracica. Attualmente è impegnato a Milano come chirurgo toracico oncologo, ma resta vivo in lui l’interesse di lettore e autore.