Intervista a Nicola Bronzino
TITOLO: “Omicidio al novantesimo – il giallo dei mondiali” intervista a Nicola Bronzino
SPAZIO CURATO DA: Beatrice Orrù

Buongiorno cari lettori, il graditissimo ospite del nostro spazio interviste di oggi è Nicola Bronzino, con il suo libro “Omicidio al novantesimo – il giallo dei mondiali” (Piemme, 2026) letto e recensito dalla nostra Beatrice Orrù.
Nicola Bronzino è un consulente che scrive romanzi per passione, autore di gialli, thriller e narrativa. La sua produzione letteraria spazia da avventure investigative ambientate nel Sud Italia a storie di introspezione ambientate in scenari moderni, consolidando la sua reputazione come autore di narrativa italiana di qualità. Bronzino ha costruito i suoi romanzi con un mix di storie dal forte carattere narrativo e trame coinvolgenti.
Tra le su opere figura la serie “Omicidi in Basilicata”, con protagonista il Maresciallo Scapaccione, una saga di gialli ambientati nella suggestiva provincia lucana che esplora non solo il mistero dell’indagine
THRILLER LIFE: Nel romanzo la vicenda personale di Mastropasqua si intreccia continuamente con l’indagine. Quanto era importante raccontare anchel’uomo dietro al poliziotto?
Nicola Bronzino: È stato un passaggio naturale. La storia è nata da uno spunto reale, il caso di via Poma, di cui non conoscevo molti dettagli, e grazie all’ascolto di un podcast, “Indagini” di Stefani Nazzi. Ma quando ho immaginato la trama, il commissario è nato spontaneamente, frutto delle letture e dell’influenza dei gialli amati in passato (Maigret, Ingravallo e Montalbano su tutti).
Il tentativo è stato quello di ribaltare il punto di vista rassicurante sull’investigatore in controllo della situazione. Così è nata l’idea della Ritmo, della vita per strada e di tutti i fantasmi che la storia del protagonista porta con sé.
THRILLER LIFE: Nel libro convivono il giallo e, verso la conclusione, il thriller psicologico. È stata una scelta voluta fin dall’inizio oppure la storia si è evoluta durante la scrittura?
Nicola Bronzino: L’idea iniziale era di ricostruire un giallo classico, proprio perché, scoprendo dei dettagli sull’omicidio di via Poma, sembrava veramente una storia scritta da un autore di gialli, un classico enigma della camera chiusa, e avevo pensato che si adattasse bene a una ricostruzione fantastica che la romanzasse.
Arrivato però a tre quarti, ho pensato che sarebbe stato divertente darle un twist, ribaltare i canoni e introdurre un rovesciamento di prospettiva. In questo modo, la storia ha parzialmente cambiato pelle, e i generi si sono mescolati.
THRILLER LIFE: Attraverso l’indagine emergono anche temi come il potere, la politica e le contraddizioni della società italiana. Quanto è importante che un romanzo poliziesco diventi anche uno strumento di riflessione sulla realtà?
Nicola Bronzino: Credo moltissimo. Se il giallo è sopravvissuto per tutti questi anni, pur essendo un genere dalle possibilità tutto sommato finite, in buona parte già tutte esplorate, è perché, a mio avviso, ha dimostrato la sua capacità di raccontare il mondo che lo circonda. Dietro uno schema collaudato, e che in parte si ripete sempre uguale, si cela la possibilità di raccontare un mondo.
Talvolta dei microcosmi di provincia (negli ultimi anni il giallo italiano ha raggiunto il suo apice raccontando angoli diversi del nostro paese), nel mio caso è stato un’occasione per raccontare un’epoca: la fine degli anni 80, l’inizio degli anni 90 e alcuni tic e il nostro modo di intendere il rapporto con il potere, che caratterizza molto l’essere italiani.
THRILLER LIFE: L’ispettore Mastropasqua è un personaggio che sembra avere ancora molto da raccontare. Lo rivedremo protagonista di nuove indagini? Hai mai pensato di approfondire il suo passato con un racconto o un romanzo dedicato alla sua vita?
Nicola Bronzino: L’idea c’è sicuramente, e non ti nascondo che ci sto lavorando. Sono ancora molto concentrato sul far conoscere questo libro, ma per la costruzione di una nuova storia che lo veda protagonista, ci sono già delle ottime premesse.
THRILLER LIFE: Hai scelto di ambientare la storia durante i Mondiali di Italia ’90. Perché proprio quel periodo storico e in che modo quell’evento ha influenzato la costruzione della trama?
Nicola Bronzino: Come dicevo anche prima, la scelta iniziale è stata quella di usare il giallo come strumento per raccontare un’epoca. Il delitto di via Poma e uno degli episodi centrali del 1990, e il fatto che non sia stato mai risolto è un ulteriore caratteristica che lo rende molto italiano.
Nel 1990 avevo 14 anni, sono un grande appassionato di calcio e i mondiali di quell’anno li ricordo molto bene. Sono una parte di me, come il mondo in cui si svilupparono, in gran parte scomparso. Questa storia è stata l’occasione per ricordarlo e per constatare quanta distanza ci sia, nella nostra percezione e in tante piccole cose, tra l’Italia di oggi e l’Italia di allora.
THRILLERLIFE: Prima di salutarti e ringraziarti per il tempo che ci ha dedicato, c’è qualche consiglio che vorrebbe dare ai lettori di Thrillerlife?
Nicola Bronzino: Come consiglio di lettura, suggerisco i noir di Dennis Lehane, autore americano di Mystic River, ma di cui amo molto la serie che come protagonisti gli investigatori Kenzie e Gennaro.
Tra i classici, oltre all’insuperabile Simenon, i noir americani di James Cain. Tra i contemporanei, Giampaolo Simi e i miei colleghi Piemme De Bellis e Fiorillo e Carmen Garofalo.
La redazione di Thriller Life ringrazia Nicola Bronzino per la disponibilità.




